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Avigan, una speranza
in attesa del vaccino

Il farmaco Avigan, della giapponese Fujifilm, risulta efficace nelle fase iniziali dell’infezione da Covid-19

 

La notizia è diventata virale dopo il video del ragazzo italiano in Giappone. Questo ragazzo nel video, registrato in modalità selfie, parlava di questo farmaco miracoloso, l’Avigan, che sarebbe stato la causa della gestione risolutiva della pandemia da Covid-19 nel paese del Sol Levante. Così da alcuni giorni si discute insistentemente, soprattutto su Facebook ed il video continua a circolare su WhatsApp. Ma che cosa è l’Avigan?

L'Aifa ha deciso di iniziare la sperimentazione del farmaco AviganSi tratta del Favipiravir (Avigan è uno dei suoi tanti nome commerciali), un antivirale prodotto ed autorizzato in Giappone dal marzo 2014. Il farmaco è stato utilizzato con successo per il trattamento di virus influenzali nuovi o riemergenti e viene somministrato in quei casi in cui gli altri antivirali falliscano.

La sanità cinese, l’ha sperimentato con un discreto successo nel trattamento del Covid-19 e da qui, probabilmente l’ispirazione per la creazione di quel video. Come sempre, per diventare virale, un video, ha bisogno di un certo fondamento.

Questo farmaco è prodotto ed è di proprietà della Toyama Chemical, azienda del colosso Fujifilm. Una questione intricata di royalties e diritti vedrebbe però soccombere l’azienda, visto che i cinesi hanno già avviato la produzione di un farmaco generico sostenendo che i diritti posseduti sul farmaco dalla Fujifilm sarebbero scaduti.

In Giappone, l’Avigan, essendo registrato per altri malanni e quindi non essendo ancora autorizzato per il Covid-19, per il quale è in corso la fase sperimentale pre-autorizzativa, non è stato sicuramente il responsabile del miglioramento delle condizioni di diffusione della pandemia.

Lo è stato, a differenza dell’Italia, l’intervento fulmineo della sanità nipponica con tamponi a tappeto e confinamento sociale per tutti i positivi.

Le riserve dell’Aifa sull’Avigan

Il Favipiravi-Aviganr, ad oggi, non è autorizzato negli Usa ed in Europa per il Coronavirus, anche se dal 23 marzo il nostro Ministero della Salute ha autorizzato l’inizio di trials clinici attraverso l’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa).

Nel frattempo, proprio l’Aifa ha fatto sapere di non fidarsi dei dati cinesi poiché vi sono «scarse evidenze scientifiche sull’efficacia».

Insomma non ritengono validi i criteri scientifici dei medici cinesi, poiché privi di controllo, visto che «ad oggi non esistono studi clinici pubblicati relativi all’efficacia e alla sicurezza del farmaco nel trattamento della malattia da Covid-19. Sono unicamente noti dati preliminari, disponibili attualmente solo come versione pre-proof, cioè non ancora sottoposti a revisione di esperti, di un piccolo studio non randomizzato, condotto in pazienti con Covid-19 non grave con non più di 7 giorni di insorgenza, in cui il medicinale favipiravir è stato confrontato all’antivirale lopinavir/ritonavir, anch’esso non autorizzato per il trattamento della malattia Covid-19, in aggiunta, in entrambi i casi, a interferone alfa-1b per via aerosol.

Sebbene i dati disponibili sembrino suggerire una potenziale attività di favipiravir, in particolare per quanto riguarda la velocità di scomparsa del virus dal sangue e su alcuni aspetti radiologici, mancano dati sulla reale efficacia nell’uso clinico e sulla evoluzione della malattia. Gli stessi autori riportano come limitazioni dello studio che la relazione tra titolo virale e prognosi clinica non è stata ben chiarita e che, non trattandosi di uno studio clinico controllato, ci potrebbero essere inevitabili distorsioni di selezione nel reclutamento dei pazienti».

Da sempre i conti, in fatto di Covid-19, non tornavano e finalmente alla Protezione Civile hanno calato la maschera e svelato il segreto di Pulcinella: i casi di contagio in Italia sarebbero almeno 600mila. La proiezione sarebbe di uno a dieci considerando i 63mila contagiati certificati a ieri.

Ora più che mai si ha bisogno di notizie confortanti e qualsiasi speranza per un nuovo farmaco è benvenuta. Infatti, la querelle è aperta, almeno per questa volta, una semi-fake new, ci ha portato a sperimentare un farmaco di sicuro interesse. La cui efficacia, anche se da confermare, è sicuramente da tener presente soprattutto in alcuni casi clinici, nella speranza che, presto venga confezionato un vaccino che ci immunizzi ed aiuti a fermare la diffusione di infezione pandemica.

Lino Rialti

 

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