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Sette terroristi rossi arrestati
tre in fuga

Termina la protezione francese, arrestati 7 terroristi rossi

 

Sette comunisti italiani condannati per episodi di terrorismo sono stati arrestati stamani in Francia, mentre altri tre sono riusciti per il momento a sfuggire alla cattura. I dieci terroristi rossi sono accusati di omicidi e altri fatti di sangue, risalenti agli anni ‘70 e ’80, commessi quando militavano nelle Brigate Rosse, Nuclei armati contropotere territoriale e Lotta Continua.

Termina la protezione francese, arrestati 7 terroristi rossiDa anni rifugiati oltralpe, i comunisti erano stati fino ad oggi protetti dal Governo francese in ossequio alla cosiddetta «dottrina Mitterand».

Gli ex brigatisti arrestati sono Marina Petrella, Giovanni Alimonti, Enzo Calvitti, Roberta Cappelli, Giorgio Pietrostefani, Sergio Tornaghi, Narciso Manenti. Ancora in fuga sono Raffaele Ventura, Maurizio Di Marzio e Luigi Bergamin.

I Brigatisti Rossi arrestati

Marina Petrella, 67 anni (Br), deve scontare l’ergastolo per aver ucciso, assieme a Cappelli, il generale dei carabinieri Enrico Galvaligi. Petrella è colpevole anche per aver rapito il giudice Giovanni D’Urso (nel 1980), per l’attentato contro il vicequestore Nicola Simone, aver sequestrato Ciro Cirillo, assessore regionale della Dc, e aver ucciso i due uomini della scorta. L’ordine di esecuzione della pena risaliva al 2000. Anche lei fuggita in Francia, fu salvata dall’ex presidente Nicolas Sarkozy, che per motivi umanitari ne bloccò l’estradizione in Italia.

Giovanni Alimonti (Br), 66 anni, deve scontare 11 anni, 6 mesi e 9 giorni, oltre alla libertà vigilata per 4 anni, per banda armata, associazione con finalità di terrorismo, concorso in violenza privata aggravata, concorso in falso di atti pubblici. Tra i vari delitti per cui Alimonti è stato condannato risulta anche il tentato omicidio del vice dirigente della Digos di Roma Nicola Simone, nel 1982. L’ordine di esecuzione della pena risaliva al 2008.

Enzo Calvitti, 66 anni (Br), deve scontare 18 anni, 7 mesi e 25 giorni, oltre alla libertà vigilata per 4 anni, per i reati di associazione sovversiva, banda armata, associazione con finalità di terrorismo, ricettazione di armi. La sentenza del è del 1992.

Roberta Cappelli, 66 anni (Br), deve scontare l’ergastolo, oltre all’isolamento per 1 anno, per associazione con finalità di terrorismo, concorso in rapina aggravata, concorso in omicidio aggravato, attentato all’incolumità. Tra gli altri reati, Cappelli è colpevole di aver ucciso il generale dei carabinieri Enrico Galvaligi nel 1980, l’agente di polizia Michele Granato nel 1979, il vicequestore Sebastiano Vinci (nel 1981) e di aver ferito gravemente Domenico Gallucci (1980) e il vicequestore Nicola Simone. La richiesta di esecuzione della pena risale al 1993.

Sergio Tornaghi, 63 anni (Br), deve scontare l’ergastolo per partecipazione a banda armata, propaganda e apologia sovversiva, pubblica istigazione, attentato per finalità di terrorismo, detenzione e porto illegale di armi e violenza privata. Tra i reati per cui era stato condannato, c’è l’uccisione di Renato Briano, Dg della Marelli di Milano, ammazzato in metropolitana mentre si recava in azienda, nel 1980. L’ordine di carcerazione risaliva al 1987.

Pietrostefani e Manenti

Giorgio Pietrostefani, 78 anni, tra i leader di Lotta Continua, deve scontare una pena di 14 anni, 2 mesi e 11 giorni per l’omicidio del commissario Luigi Calabresi, nel 1972. L’ordine di esecuzione della pena risaliva al 2008.

Narciso Manenti, 64 anni, membro dei Nuclei Armati Contropotere Territoriale, deve scontare l’ergastolo per l’omicidio dell’appuntato dei carabinieri Giuseppe Gurrieri, ucciso a Bergamo nel 1979. L’ordine di carcerazione di Manenti risale al 1986.

I tre in fuga

Maurizio Di Marzio, brigatista rosso, condannato per il reato di partecipazione a banda armata e per aver tentato di rapire due poliziotti. Le ultime sue notizie lo davano come ristoratore a Parigi.

Raffaele Ventura, ex esponente delle Formazioni comuniste combattenti, residente a Chalette-sur-Loing, nella Loira.6 La sua condanna è vicina alla prescrizione.

Luigi Bergamin, ideologo dei Proletari armati per il comunismo (Pac). Deve scontare 26 anni: nel 2023 la pena cadrà in prescrizione, essendo stato condannato a una pena inferiore all’ergastolo.

La rottura della complicità della Francia con i comunisti condannati in Italia sarebbe maturata, secondo la ricostruzione del Corriere della sera, dopo l’incontro avvenuto il 9 aprile tra la ministra della Giustizia italiana, Marta Cartabia e il suo omologo francese Eric Dupond-Moretti, al quale sarebbe seguito un contratto telefonico fra Mario Draghi e il presidente francese Emmanuel Macron. Il premier italiano avrebbe confermato l’importanza della questione per il governo italiano.

Esprimendo soddisfazione per la decisione di Parigi di arrestare i terroristi rossi, Mario Draghi in un comunicato sottolinea che «La memoria di quegli atti barbarici è viva nella coscienza degli italiani» e ha rinnovato, a nome suo del Governo, «la partecipazione al dolore dei familiari nel ricordo commosso del sacrificio delle vittime».

Pino Lancia

 

 

 

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