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Marco Travaglio
e il «figlio di papà»

Gli insulti di Travaglio a Mario Draghi alla festa di Art1

 

Non è raro – e con ottime ragioni – che ci si scagli contro i giornalisti di destra per i titoli spesso truculenti delle prime pagine e per gli articoli che, non raramente, trasudano beceritudine da ogni rigo.

Il Presidente del Consiglio Mario Draghi insultato da Travaglio alla Festa Nazionale di Art UnoLa stigmatizzazione – giustissima, ripeto – di tale pessimo uso della carta stampata o del modo di comunicare destrorso è uno dei cavalli di battaglia del giornalismo di segno opposto, che avoca a sé una patente di superiorità culturale e intellettuale che, a ben vedere, in moltissimi casi è semplice e arrogante autoreferenzialità.

Se, esemplificando, Mario Giordano è penosamente caricaturale e Vittorio Feltri inaccettabilmente offensivo, credo che non possa essere chiamato in altro modo, se non cialtrone, chi afferma quanto segue: «Gli hanno mandati via (Conte e il suo governo) per i loro meriti e hanno messo al loro posto l’esatta antitesi, che è (Draghi) un figlio di papà, un curriculum ambulante, uno che visto che ha fatto bene il banchiere europeo, ci hanno raccontato che è competente anche in materia di vaccini, sanità, giustizia. Mentre mi spiace dirlo: non capisce un cazzo né di giustizia, né di sociale, né di sanità».

Questo è il giudizio, espresso con sintassi traballante, anch’esso becero e appunto cialtronesco di Marco Travaglio, che non ha digerito la cacciata di Giuseppe Conte e, a ogni piè sospinto, attacca Mario Draghi, «figlio di papà» (forse, ma troppo presto orfano di padre, a 15 anni, e di madre, a 19).

Il Presidente del Consiglio, per buona sorte, è di ben altro spessore morale, culturale e intellettuale (il suo curriculum non mente, e da qui il chiaro livore di Travaglio) e, intelligentemente, lo ignora, così alimentando la frustrazione di un giornalista ormai credibile come lo erano i venditori degli elisir di lunga vita.

Per lui, purtroppo, parlano le numerose condanne per diffamazione seriale, unica attività nella quale, unanimemente, è riconosciuto maestro.

Alessandro Pratesi