fbpx

Vai in castigo
dietro l’obelisco

 

Laura Boldrini, che già in passato non aveva nascosto il suo fastidio per l’obelisco del Foro Italico, ha colto l’occasione del dibattito aperto dalla proposta di legge Fiano contro i gadget fascisti, per rincarare la dose prendendosela con tutti i monumenti del Ventennio.

«Ci sono persone – ha dichiarato la presidente della Camera – come i partigiani, che si sentono a disagio quando passano sotto i monumenti del Ventennio». A parte che anagraficamente i partigiani rimasti in vita, come del resto gli ex aderenti alla Repubblica di Salò, non sono certo una folta schiera, la presidente della Camera forse non si è resa conto dell’enormità della sua affermazione.

In Italia, oltre a decine di edifici pubblici distribuiti sull’intero territorio nazionale, ci sono intere città, le cosiddette città di fondazione, come Latina e Sabaudia, ascrivibili al Ventennio. Un piccolo elenco lo ha stilato il Secolo d’Italia nell’articolo «Ecco i capolavori fascisti che la Boldrini vorrebbe abbattere», al quale rimandiamo i nostri lettori.

La furia iconoclasta, che accomuna la Boldrini ai talebani distruttori di statue, è stata subito stigmatizzata da Alessandro Sallustri su Il Giornale. Poi è stata la volta del commento «da par suo» di Vittorio Sgarbi che ha affermato «Laura Boldrini andrebbe interdetta, essendo pericolosa a sé e alla democrazia (…) nella vanità di questa donna c’è un disprezzo così profondo per la cultura e per la civiltà italiana che ogni spirito libero dovrebbe considerare con preoccupazione».

Ma la reazione più schietta ed efficace, anch’essa in linea con il personaggio, è stata quella di Alessandra Mussolini. La nipote del Duce, intervistata da La Zanzara, ha cominciato col commentare la proposta di legge Fiano affermando che «Se approvano questa minchiata mi autodenuncio e mi metto una maglietta con la scritta ‘W Nonno’. Poi voglio vedere». Per concludere su Boldrini: «Io sono un reato vivente e lei una poveretta». Il suo posto è «in castigo dietro l’obelisco!». Come dargli torto.

Per ironia della sorte, mentre nel nostro Paese la terza carica dello Stato vorrebbe abbattere le vestigia architettoniche del Ventennio, l’Unesco ha appena dichiarato la capitale dell’Eritrea Asmara, patrimonio dell’Umanità, proprio per aver conservato, fra mille ostacoli, i palazzi del razionalismo italiano retaggio del suo passato coloniale.

Vincenzo Fratta