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IL MECCANISMO EUROPERO DI STABILITÀ

Bagarre alla Camera
sul Fondo Salva Stati

 

Alla Camera è scontro sul Mes. Il Meccanismo Europeo Stabilità. Più famoso come Fondo Salva Stati. Le opposizioni hanno chiesto al premier Conte di riferire con urgenza in Aula, dopo le affermazioni al riguardo proferite dal ministro dell’Economia Roberto Gualtieri. La miccia era accesa ma la bomba è esplosa quando dai banchi del Pd Piero De Luca ha ricordato che le trattative sul trattato si sono svolte quando la Lega era al governo. A quel punto i deputati leghisti sono insorti, gridando «venduti». Seconda fiammata, dopo la prima esplosione, quando i leghisti si sono accorti che un deputato di Forza Italia era intento a filmare la scena. Roberto Fico ha sospeso i lavori d’Aula.

Per Gualtieri il Mes è un successo per l’Italia. Come detto sopra, a far scoppiare il caso le parole del ministro Gualtieri sul fatto che la modifica alle linee di credito precauzionali introdotta dalla riforma del Meccanismo Europeo di Stabilità «rappresenti una terribile innovazione che definisce due categorie di Paesi, o attenti alla stabilità finanziaria dell’Italia, lo trovo comico». Le preoccupazioni sul Meccanismo europeo di stabilità, che «adesso in alcuni settori sembra suscitare grande interesse», sono «del tutto infondate e basate su informazioni non precise e non corrette», ha aggiunto il ministro. Il Backstop, ossia la disponibilità del Meccanismo europeo di stabilità ad essere utilizzato dal fondo per le risoluzioni bancarie, «raddoppia» i fondi disponibili per salvare le banche: si tratta dunque «di un successo per l’Italia».

Che cos’è e come funziona il Fondo. Ma per capire meglio iniziamo con ordine. Cosa è il Mes e come funziona. Il Mes sostituisce il Fondo europeo di stabilità finanziaria (Fesf) e il Meccanismo europeo di stabilizzazione finanziaria (Mesf), nati per salvare dall’insolvenza Portogallo e Irlanda, investiti dalla crisi economico-finanziaria degli anni scorsi. Il Mes è attivo da luglio 2012 con una capacità di oltre 650 miliardi di euro, compresi i fondi residui del fondo temporaneo europeo, pari a circa 300 miliardi.

Il Mes è regolato dalla legislazione internazionale e ha sede in Lussemburgo. Il fondo emette prestiti, concessi a tassi fissi o variabili, per assicurare assistenza finanziaria ai paesi in difficoltà e acquista titoli sul mercato primario, ma a condizioni molto severe.

Queste condizioni rigorose possono spaziare, come si legge nel regolamento dell’Istituto, «da un programma di correzioni macroeconomiche al rispetto costante di condizioni di ammissibilità predefinite». Potranno essere attuati, inoltre, «interventi sanzionatori» per gli Stati che non dovessero rispettare le scadenze di restituzione i cui proventi andranno ad aggiungersi allo stesso Fondo. È previsto, tra le altre cose, che «in caso di mancato pagamento, da parte di un membro del Mes, di una qualsiasi parte dell’importo da esso dovuto a titolo degli obblighi contratti in relazione a quote da versare detto membro del Mes non potrà esercitare i propri diritti di voto per l’intera durata di tale inadempienza».

Chi gestisce il Mes? Il Fondo Salva Stati è gestito il dal Consiglio dei Governatori, formato dai ministri finanziari dell’area euro. Esiste un direttore generale, con diritto di voto, nonché è presente alle sedute il commissario Ue agli Affari economico-monetari e il presidente della Bce nel ruolo di osservatori.

Il Mes emette strumenti finanziari e titoli, simili a quelli che il Fesf emise per erogare gli aiuti a Irlanda, Portogallo e Grecia, garantiti dai paesi dell’area euro, in proporzione alle rispettive quote di capitale nella Bce. Può, inoltre, acquistare titoli di stati dell’euro zona sul mercato primario e secondario. Il fondo può concludere intese o accordi finanziari anche con istituzioni finanziarie e istituti privati. È previsto l’appoggio anche delle banche private nel fornire aiuto agli stati in difficoltà.

In caso di insolvenza di uno Stato finanziato dallo Mes, quest’ultimo avrà diritto a essere rimborsato prima dei creditori privati. Insomma un meccanismo di garanzia con regole molto stringenti. Si potrebbe dire: quasi da strozzini o cravattari. Ma si sa, quando si è alla canna del gas, anche un placebo carissimo, per alimentare una qualche speranza di sopravvivenza si accetta.

La bagarre alla Camera durante la discussione sul Mes. In prima fila il solito Emaniele Fiano (Pd)

Le preoccupazioni di Lega e FdI. Ma torniamo alla cronaca di questi giorni. Il presidente della commissione Bilancio, Claudio Borghi, della Lega, attacca: «Quanto detto da Gualtieri sul Mes è gravissimo ed evidenzia comportamenti che potrebbero anche configurare eversione. Il premier Giuseppe Conte ha nei fatti approvato un testo definitivo e inemendabile senza informare il Parlamento. Una cosa gravissima. È stato scavalcato il Parlamento su un trattato internazionale da approvare a scatola chiusa. Questa è infedeltà in affari di Stato. Vogliamo che Conte riferisca subito in Parlamento. Se non arriva, lo porteremo in tribunale. L’avvocato del popolo si cerchi un avvocato».

Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia invece sull’argomento afferma: «Il 9 dicembre saremo a Bruxelles con i gruppi parlamentari per una manifestazione contro il fondo salva Stati. Queste cose non si decidono sulla pelle degli italiani, bypassando il Parlamento».

Le perplessità del M5S e di Leu. Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, si sono anche trovati sotto il fuoco amico di Movimento Cinque Stelle e Liberi e Uguali. Sono punti di vista, ma a scatenare questo «delirio collettivo» è stato Matteo Salvini, che qualche giorno fa ha acceso i riflettori sul Meccanismo europeo di stabilità affermando: «Pare che, nei mesi scorsi, Conte o qualcuno abbia firmato di notte e di nascosto un accordo in Europa per cambiare il Mes, ossia l’autorizzazione a piallare il risparmio degli italiani. Non lo lasceremo passare. Sarebbe alto tradimento, se qualcuno senza interpellare il Parlamento, avesse trasformato il fondo salva stati in un fondo ammazza-Stati. Se qualcuno ci infila in questa gabbia del Mes, i titoli di Stato rischiano di valere sempre meno. Se qualcuno ha firmato all’oscuro del popolo e del Parlamento lo dica adesso, altrimenti sarà alto tradimento e per i traditori in pace e guerra il posto giusto è la galera».

Salvini in queste frasi riassume la linea politica leghista contro la riforma del Mes. Conte replica che «Oggi abbiamo scoperto che c’è un negoziato che è da un anno in corso: il delirio collettivo sul Mes è stato suscitato dal leader dell’opposizione, lo stesso che qualche mese fa partecipava ai tavoli discutendo di Mes, perché abbiamo avuto vertici di maggioranza con i massimi esponenti della Lega, quattro incontri». Salvini avrebbe scoperto di essere al tavolo delle discussioni «a sua insaputa», aggiunge sarcastico Conte.

Non si è fatta attendere la replica di Salvini, che ha definito il presidente del Consiglio un «bugiardo smemorato», raccontando che ai tavoli di discussione la Lega ha sempre criticato e si è sempre opposta a qualsiasi modifica del Mes. «Se entrano nel tuo conto corrente per pignorare, secondo me siamo all’Unione sovietica fiscale, lo Stato di polizia fiscale».

I punti principali su cui si concentra la riforma del Mes sono una maggiore difficoltà nell’accesso al sostegno finanziario da una parte e una maggiore facilità nel richiedere ad uno Stato la ristrutturazione del debito pubblico. Sono due elementi che comportano una serie di problematiche per i Paesi come l’Italia, dove la salute economica è instabile e il debito fa fatica ad essere contenuto.

Ridotto lo spazio di manovra dei singoli Paesi. Un bavaglio per le gestioni statali. Ma, la tanto paventata riforma del Mes cosa implica? Il nuovo Mes dovrebbe diventare un giubbetto antiproiettile a protezione delle banche europee. Una sorta di Srf, il Fondo di Risoluzione Unico della Banca d’Italia, che attualmente protegge le banche in Italia ma con competenze sovranazionali che entrerebbe in funzione per il salvataggio degli istituti di credito in crisi quando sono esaurite le altre opzioni, questo nel tentativo di fermare la speculazione finanziaria nei confronti degli istituti di credito europei in difficoltà.

Un altro importate compito, dopo la riforma, sarà il maggior peso politico nei confronti della Commissione. Il Mes potrà inoltre fungere da mediatore in caso di ristrutturazione del debito pubblico di uno Stato. Con questa riforma, un Paese potrà avere accesso all’aiuto economico solo se interverrà forzosamente per far scendere il debito.

Insomma il Mes avrà più spazio di manovra e potrà interferire, se non nelle pieghe dei bilanci dei singoli Stati, sicuramente nelle politiche di gestione dei portafogli. Anche imponendo strette alle politiche dei controlli antievasione, ai quali si riferisce Salvini. Questo per portare al risanamento delle posizioni debitorie.

Insomma un padre con le mani sul cordone della borsa, ma se il padre si trasformasse in padrone?

Lino Rialti

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