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Troppe storie
per una vita sola

L'addio a Diego Armando Maradona, icona del calcio mondiale

 

È morto ieri all’età di 60 anni Diego Armando Maradona a causa di un arresto cardiorespiratorio nella casa di Tigre intorno alle 12 (le 16 in Italia), nei pressi di Buenos Aires.

L'addio a Diego Armando Maradona, icona del calcio mondialeInutili i tentativi di rianimazione effettuati dal personale medico che lo accudiva h.24 nell’abitazione in cui stava svolgendo la riabilitazione dopo l’intervento chirurgico al cervello di tre settimane fa, resosi necessario per rimuovere un edema subdurale. A nulla è servito il repentino intervento delle nove ambulanze giunte quando l’ex Pibe de Oro era già deceduto.

Questo terribile 2020 si è portato via anche l’icona più venerata del calcio mondiale, meno di un mese fa, invece, il Pibe de Oro festeggiava, con una intervista a France Football, il suo sessantesimo compleanno sognando di poter segnare un altro gol contro gli inglesi, magari stavolta con la mano destra e confessando quanto gli mancasse far innamorare le persone con le sue folli giocate.

Maradona combatteva ogni giorno coi suoi demoni: la dipendenza dall’alcol che aveva sostituito la cocaina, la depressione aggravata dall’ansia per l’epidemia di coronavirus, i familiari lontani, la zoppia al ginocchio, l’obesità.

Non era più lui, anche se in fondo non lo era da tempo. Dopo l’operazione al cervello si era trasferito nel quartiere residenziale di San Andrès per poter essere più vicino alla famiglia e con ex moglie Claudia Villafane, con cui parlava più che altro attraverso gli avvocati.

Nessuno ha spiegato a Diego le regole del gioco. Nessuno ha dato a chi lo circondava (un concetto tanto naturale quanto astratto e mutevole nel corso della sua vita) un manuale d’istruzioni. Nessuno aveva il joystick in grado di gestire il destino di un uomo che, con quegli stessi piedi che calpestavano il fango, era riuscito a toccare il cielo.

L'addio a Diego Armando Maradona, icona del calcio mondialeForse la sua più grande coerenza è stata quella di essere autentico nelle sue contraddizioni, quella di non smettere di essere Maradona, neanche quando nemmeno lui sopportava più di esserlo, e quella di spalancare la sua vita e, in quella scatola piena di sorprese, svelando buona parte delle idiosincrasie argentine.

Maradona rappresenta due specchi: quello in cui è piacevole guardarci e quello che, invece, ci mette in imbarazzo.

Potremmo definirlo l’unico giocatore al mondo che, pur disertando spesso gli allenamenti, veniva venerato dai compagni di squadra per il suo altruismo, la sua generosità, il suo mettersi sempre a disposizione per ogni richiesta da parte di compagni meno celebrati di lui

La camera ardente per Diego Armando Maradona è stata allestita alla Casa Rosada il palazzo presidenziale argentino a Buenos Aires. Tutti gli argentini potranno accedere dall’entrata che si affaccia su Plaza de Mayo per salutare il Pibe de Oro, limitatamente dalle 6 della mattina alle 16, cioè dalle 10 alle 20 italiane, per volere della famiglia. Si prevedono almeno un milione di persone.

Credo che un mega-striscione apparso a Buenos Aires simboleggi più di ogni altro il rapporto tra Maradona e la gente, la scritta diceva: «Non giudicate Maradona per quel che ha fatto della sua vita, giudicatelo per ciò che ha fatto per le nostre vite».

Ciao DIEGO

Marco Biccheri