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L’omicidio del presidente Moise
getta Port-au-Prince nel caos

Il presidente di Haiti Jovenel Moise assassinato con la moglie

 

Ad Haiti, uno dei paesi più poveri del mondo, la situazione è sempre più drammatica dopo l’omicidio del presidente Jovenel Moise e della moglie, tanto che ora la nazione centroamericana sta precipitando nel caos.

Il capo del governo ad interim di Haiti Claude JosephDa mesi infatti Port-au-Prince non ha un Parlamento ed il governo è guidato da Claude Joseph la cui investitura ad interim non è però riconosciuta dagli altri attori politici del paese.

Nonostante ciò Joseph ha decretato uno stato d’assedio di quindici giorni, assegnando alla «forza pubblica» – e non alle Forze armate che Moise stava provando a ricostruire dopo lo scioglimento del 1995 – poteri straordinari per arrivare ai responsabili dell’attentato e «interdire» qualsiasi azione che possa incentivare «disordine» sul territorio.

Dopo aver attribuito l’attentato a un commando «altamente specializzato», composto anche da stranieri, la polizia ha eseguito i primi arresti con operazioni che hanno portato anche alla morte di alcuni dei presunti responsabili.

Nel corso del suo mandato Moise aveva, pur tra mille difficoltà, avviato una serie di riforme per fare uscire il paese dalla crisi anche se per i suoi nemici questa politica era mirata unicamente la sua permanenza al potere attraverso elezioni presidenziali, legislative e referendum costituzionale a settembre.

Dichiarato ad Haiti lo stato di assedio

Il tutto per rendere effettivo il suo potere che si basava su un decreto varato lo scorso febbraio nonostante l’opposizione e parte della società civile, con il conforto di un parere del Consiglio Superiore della Magistratura, sostenessero che il suo mandato fosse scaduto e chiedevano la nomina di un capo dello stato provvisorio.

Moise aveva però rivendicato la legittimità di un altro anno alla guida di Haiti e, con il parlamento nei fatti disciolto, ha finito per completare l’esecutivo con la nomina di Joseph, sino ad allora ministro degli Esteri, come primo ministro ad interim.

Joseph intanto ha assicurato che la situazione ad Haiti «è stabile» e che le misure adottate garantiscono la tenuta dell’ordine pubblico.

Haiti è in pratica priva di Forze armate dal 1995, quando l’allora presidente Jean-Brenard Aristide, ne dispose lo scioglimento come risposta alla lunga sequela di interferenze compiute soprattutto dall’esercito nella vita politica nazionale.

La sicurezza veniva affidata a due nuovi corpi, allestiti grazie alla collaborazione di Nazioni Unite e Usa: la Guardia costiera e, soprattutto, una Polizia nazionale fortemente armata.

Nel 2017, forte del fatto che la norma sulla presenza dell’esercito non è mai stata rimossa dalla Costituzione, Moise ha annullato il decreto di Aristide e avviato un percorso di addestramento di nuove reclute, da impiegarsi soprattutto in campo di protezione civile.

Devastato da un violento terremoto nel 2010, con una situazione economica molto critica e con l’emergenza Covid che ha ulteriormente messo in ginocchio il paese questa crisi politica rischia di generare un caos con conseguenze attualmente inimmaginabili.

Fabrizio Di Ernesto