CIVITAVECCHIA

Scuole bruciate
dal disagio giovanile

 

E alla fine vengono (quasi) sempre presi. Infatti anche questa volta è stato individuato e portato in una struttura di recupero, il quindicenne responsabile di diversi roghi che hanno danneggiato, anche seriamente, diverse scuole di Civitavecchia. Questo solo il culmine dell’ultimo di svariati episodi, sempre più frequenti, in tutta Italia.

Ma cosa spinge un ragazzino ad appiccare il fuoco o a trasformarsi in bullo oppure a diventare iroso, violento con i coetanei e non solo? Tutti ricordano l’episodio della baby gang che, a Napoli, pur di rubare la pistola ad una guardia giurata. non ha esitato ad uccidere. Poi esistono all’opposto ragazzi che tendono ad isolarsi o rimangono vittime dei bulli o sono schiacciati dal peso del malessere che si manifesta con disturbi alimentari.

Le cifre sono impressionanti: sono 800mila giovani, di età compresa tra i 15 e i 24 anni, soffrono di depressione in Italia. Nel nostro paese il suicidio è la seconda causa di morte tra i ragazzi dai 15 ai 25 anni (5 ogni 100mila tra i 10 e i 25 anni, pari all’8% delle morti in questo gruppo di età). Secondo i dati pubblicati da Save the Children, raffrontandoli con i dati pubblicati dall’Istat, il 60% dei ragazzi trascorre il pomeriggio chiuso in casa. Il 57% delle famiglie, forse per un falsato senso di protezione, predilige ed anzi incoraggia i giovani a rimanere in casa: il 25% dei ragazzi, infatti, trascorre prevalentemente il proprio tempo libero guardando la tv per almeno tre ore, altrettanto poi ne trascorre tra social ed Internet, il 28% ascoltando la radio, magari distrattamente e mentre parla o gioca con il cellulare (11%).

Si stima che il 5% degli studenti delle scuole superiori abbandoni gli studi, e che il 30% degli studenti non sia in regola con il corso degli studi. Negli istituti scolastici, in molti casi peggio nel sud Italia, non c’è nemmeno uno spazio adeguato per lo sport tanto che il 40% dei ragazzi dichiara di non poter svolgere in luoghi idonei l’attività fisica. Quando poi si passa dallo studio al lavoro le cose non migliorano di certo: un giovane lavoratore su quattro inizia la propria esperienza professionale con percorsi atipici o precari, forse per questo il 56,7% dei giovani che lavorano continua a vivere con i genitori.

Questo il panorama del disagio giovanile. Un paese che ha tolto ai giovani la speranza nel futuro. Dove, per la prima volta dal dopoguerra, vi è la certezza che i figli peggioreranno il tenore e lo stile di vita rispetto ai genitori. I ragazzi di oggi hanno perso la capacità di relazione sia con i coetanei che con gli adulti. Bisognerebbe restituire loro il diritto alla speranza, ad un futuro.

Bisognerebbe creare le condizioni per far recuperare loro la capacità progettuale, ricostruire il senso delle esperienze vissute, render loro possibile la costruzione del futuro. I giovani non hanno riferimenti nella società attuale e strutturata dagli adulti, non la sentono propria e non vi si riconoscono, non vi entrano a far parte.

Cosa si potrebbe fare? Creare certezze, stabilità affettiva e solidità dei legami familiari in primis, poi senso dello Stato e fiducia nelle Istituzioni: come conseguenza tornare a credere nelle Forze dell’Ordine. Fino a qui il substrato nel quale la famiglia riveste il ruolo primario. Poi subentra lo Stato che deve fornire un’istruzione adeguata a formare giovani pronti e preparati alle esigenze attuali. Infine il «terzo stadio», ossia quello più carente allo stato attuale: generare stabilità lavorativa. I giovani devono avere certezze, sapere di poter contare sulle loro forze, in un ambito meritocratico, per potersi affrancare ed esprimersi finalmente appieno.

Quindi non più frustrati e demotivati, sfiduciati e sfruttati si desterebbero dal torpore tornando ad essere la risorsa che rappresentano da sempre. Ora noi non possiamo tirarci indietro, abbiamo finalmente modo di interagire e cambiare, facciamolo. Non facciamoci sfuggire un’occasione epocale: subito un governo che possa lavorare. Forse siamo ancora in tempo.

Lino Rialti

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