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IN UN CAMPO ROM DELLA CAPITALE

Morire a cinque mesi
per malnutrizione

 

Una bambina di cinque mesi è morta il 27 novembre nel campo nomadi di via Candoni nel quartiere romano della Magliana. I genitori sono stati già iscritti nel registro degli indagati dalla Procura che ha disposto l’autopsia per accertare le cause del decesso di questa bambina. Non è da escludersi che possa anch’essa essere legata in qualche modo alla malnutrizione e ciò potrebbe rientrare nella fattispecie penale del «maltrattamento in famiglia». Nel frattempo che saranno stabilite le cause certe di morte della piccola la Procura procede per il reato «di morte come conseguenza di altro reato». Le indagini come gli accertamenti sono stati affidati ai Carabinieri della compagnia Eur. Quanto al 118 allertato e giunto sul posto, ha provato a rianimare la piccola ma non c’è stato nulla da fare.

Come si interviene nei casi di maltrattamento. Il processo d’intervento nei casi di maltrattamento contro familiari e conviventi con il fine di tutelare la salute e l’integrità psicofisica di soggetti che appartengono ad un contesto familiare e para-familiare è regolato dall’art.572 c.p.p. Gli attori che occupano la scena nella gestione di tali problematiche devono seguire quattro specifiche fasi:

La rivelazione. La scoperta di una sospetta o certa situazione di grave danno a un minore va fatta in tutti i casi in cui sussiste pericolo grave e reale. In tutti gli altri casi in cui non sussiste pericolo grave o rischio elevato sarà bene che l’operatore che rivela tali situazioni di trascuratezza, segnali il problema come forma di prevenzione.

Fare prevenzione e rete è fondamentale e permetterà di attivare un’eventuale partecipazione delle risorse familiari-territoriali; inoltre questo consentirà con maggiore efficacia ed efficienza di mettere in risalto, qualora ci siano, quegli indicatori di situazioni gravi che necessitano di una formale segnalazione all’autorità giudiziaria competente.

La segnalazione. Tutti gli operatori sociali, sanitari e pubblici, in quanto incaricati di pubblico servizio sono tenuti all’obbligo della segnalazione (art.331 c.p.p.), tale obbligo apre agli operatori diversi livelli di problemi: resta comunque importante, se non fondamentale, arrivare a condividere la raccolta di elementi ed informazioni, come anche le riflessioni sui modi e tempi più utili per avviare un procedimento specifico.

È evidente che la segnalazione deve contenere il maggior numero possibile di informazioni oggettive che permettano il riscontro di una situazione di possibile pregiudizio. L’operatore deve in ogni caso fornire al Magistrato sufficienti elementi di comprensione relativi all’oggettiva possibilità-sospetto che il minore si trovi in una situazione di pregiudizio per sua crescita come per il suo sviluppo.

A questo livello la competenza dei tecnici si colloca proprio nella capacità di riuscire a raccogliere-coordinare le informazioni raccolte, che definiscono il contesto socio-ambientale, familiare e di problematicità evidenziato. La ricchezza di questo quadro favorirà il delicato lavoro di chi dovrà avviare indagini mirate a confermare il sospetto che il minore sia stato vittima di trascuratezze gravi, maltrattamenti ed abusi.

L’indagine e la protezione. Esiste un regolare mandato di protezione e controllo del minore, qualora si ravvisino estremi di reati perseguibili d’ufficio, come l’abuso sessuale, violenze, maltrattamenti, in questi casi verrà disposto a sua volta dalla Procura perizie mediche-psichiatriche e psicologiche. Resta essenziale garantire al minore adeguato supporto e protezione al momento in cui viene richiesto di rendere dichiarazione circa il maltrattamento subito specie in un conclamato caso di abuso sessuale.

La valutazione. È un processo volto a verificare il quadro della situazione traumatica nei suoi aspetti individuali-relazionali, con particolare riguardo alla capacità di assunzione di responsabilità degli adulti ed alle risorse protettive disponibili. Valutare significa individuare quali margini di recupero esistono per il ripristino di una capacità genitoriale sufficientemente adeguata, si attraverso il sostegno e sia il controllo.

È centrata sui bisogni di cura del bambino e deve necessariamente essere finalizzata alle reali condizioni del minore, al contesto sociale-familiare di riferimento, delle singole aree. Il trattamento del minore e della famiglia dovrà essere coerente e lineare con l’esito della valutazione; l’obiettivo è il recupero delle condizioni di benessere psicosociale per il minore.

Antonella Betti

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