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BUFERA BIPARTISAN SULLA BELLANOVA

Le pericolose aperture
ad Ogm e Ceta

 

Era stata unanime la condanna dei commenti pesanti e delle battutacce circolate sul social media all’indirizzo della neoministra dell’Agricoltura Teresa Bellanova, per l’accesso vestito azzurro che attirava l’attenzione su di un fisico non proprio da indossatrice. Altrettanto unanime è ora la critica che si è levata da destra a sinistra sulle prime inquietante prese di posizione della Bellanova che si annunciano lesive dei prodotti e degli interessi italiani.

Già i generici appelli della ministra sulla necessità dell’«innovazione in agricoltura» avevano messo in allarme chi conosce il linguaggio in codice delle politiche agricole. Poi sono arrivate dichiarazione più esplicite sull’utilizzo degli organismi geneticamente modificati (Ogm) nelle coltivazioni: «Sugli Ogm voglio aprire un confronto rapidamente anche con le parti imprenditoriali, è un tema delicato che non va affrontato in modo azzardato».

Il coro di No che si è subito levato dopo le esternazioni della Bellanova su Ogm e Ceta parte dall’ex ministro dell’Agricoltura Giovanni Alemanno, passa per i Cinquestelle Nicola Morra e Filippo Gallinella, e approda sul quotidiano Il Manifesto che gli decida buona parte della prima pagina, ricordando anche le passate contrarietà del segretario Dem Zingaretti e di Leu.

«Per un paese come l’Italia – ha dichiarato Giovanni Alemanno – che ha storicamente rifiutato l’utilizzo di queste tecnologie in agricoltura, già queste aperture al confronto sono un gravissimo dietrofront. Considerate le lobby multinazionali e gli interessi economici che ci sono dietro, basta aprire uno spiraglio al dialogo per essere travolti. È una vecchia volpe agricola come Teresa Bellanova non può non saperlo. Cosa c’è in gioco? La contaminazione genetica progressiva di tutte le nostre coltivazioni, anche quelle più pregiate e tipiche. Addio Made in Italy agroalimentare di qualità».

Analoga contrarietà Stesse aperture per il Ceta, l’accordo di libero scambio tra Unione Europea e Canada, ancora non ratificato dal Parlamento Italiano.

Il Ceta l’accordo di libero scambio tra Unione Europea e Canada, ancora non ratificato dal Parlamento Italiano, non serve all’Italia in quanto non prevede alcun principio di reciprocità e consentirebbe l’arrivo sulle nostre tavole di prodotti alimentari contenenti estrogeni e farine animali che oggi in Europa sono vietate.

La già scarsa tutela dei prodotti italiani di qualità, che sono appena 41 fra Dop, Igp, Stg a fronte di un patrimonio di 288 prodotti tutelati, subirebbe la concorrenza perfino del cosiddetto «Italian sounding», come ad esempio il Palmesani che coesisterebbe con il parmigiano Reggiano.

Pino Lancia

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