fbpx
NATALIE HAYNES, IL CANTO DI CALLIOPE

La musa di Omero
canta al femminile

Il Canto di Calliope, la mitologia greca al femminile

 

«Cantami o Diva del pelide Achille l’ira funesta», recita il famoso incipit dell’Iliade. E ne Il canto di Calliope della scrittrice inglese Natalie Haynes, la musa della poesia epica risponde all’invocazione di Omero manifestando la volontà di cantare le donne, troppo spesso dimenticate nei racconti anche se la guerra le ha coinvolte loro malgrado, infliggendogli un grado di sofferenza probabilmente maggiore rispetto agli uomini impegnati direttamente nei combattimenti.

Calliope, musa della poesia epicaIl canto di Calliope viene dunque ad arricchire il filone di romanzi ispirati alla mitologia greca declinata dal punto di vista femminile, che negli ultimi tempi ha avuto una ricca fioritura, con l’arrivo in libreria di molti titoli di autori sia italiani sia stranieri.

Gli eventi della guerra di Troia, dei suoi antefatti e delle sue conseguenze sulle donne mortali e divine, sono narrati da Natalie Haynes con gli occhi di Penelope e Clitemnestra, di Creusa e Teti, di Ifigenia e Polissena, di Andromaca e Pentesilea, di Briseide e Criseide. E di molti altri personaggi femminili della mitologia greca.

Rispetto dei testi letterari

Per fare un buon racconto di ambientazione storica o mitologica − come in questo caso − sono necessarie due condizioni: essere profondi conoscitori della materia trattata e scrivere bene. L’autrice possiede entrambe le qualità e il libro merita senz’altro il buon successo di vendite che sta riscuotendo.

Tanto più in quanto Il canto di Calliope racconta le vicende e i drammi delle donne greca e troiane senza cadere nella trappola del femminismo, del politicamente corretto o della cancel culture. Anche le figure degli dei sono tratteggiate nel rispetto dei testi letterari ai quali si ispira, diversamente, ad esempio, da quanto è descritto nella Circe di Madeline Miller.

Haynes meglio di Miller

Nel libro della Miller tutto quello che promana dall’Olimpo è necessariamente malvagio, denotando una scarsa comprensione per la dimensione mitica della poesia epica. La stessa protagonista divina alla fine non ambisce che a diventare umana.

Della stessa autrice non ho avuto interessare a leggere La canzone di Achille. Mi è bastato capire che invece che sul tema della scelta di Achille di avere un’esistenza gloriosa anche se breve, il libro ruota su rapporto omosessuale tra Achille e Patroco.

Ne Il canto di Calliope la loro vicenda è raccontata con gli occhi di Briseide, in un capitolo da preferire all’intero libro della Miller. Natalie Haynes segue Omero nel non affermare esplicitamente che il cameratismo e la profonda amicizia che intercorre tra i due guerrieri greci sia anche di natura carnale, lasciando così al lettore la possibilità di collocare il loro rapporto nella cornice più consona alla propria sensibilità.

Qui Patroclo mette in opera uno stratagemma che consente ad Achille di aggiudicarsi Briseide, aggirando la prima scelta di Agamennone sulle prigioniere da dividersi tra i comandanti greci.

Anche lui apprezza la bellezza di Briseide e dalla loro frequentazione nel campo dei Mirmidoni finirà per apprezzarne anche il valore. E non si asterrà dal desiderio di volerla nel suo letto.

Briseide che si era imposta di non farsi mai veder piangere dai greci che l’avevano resa schiava, piangerà solo davanti alla pira funeraria di Achille. Ma non per il Pelide che aveva sterminato la sua famiglia, ma per Patroclo, per Ettore e per il vecchio re Priamo che aveva visto supplicare Achille per avere indietro le spoglie del figlio.

Vincenzo Fratta

 

Natalie Haynes, Il canto di Calliope, Feltrinelli

 

Natalie Haynes
Il canto di Calliope
Feltrinelli-Marsilio, pp.312

 

 

 

 

 

Lascia un commento