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Romolo Gessi,
il Pascià italiano

Domenico Quirico, Il Pascià, Utet

 

Gli Italiani, un popolo di eroi, di navigatori, di trasmigratori e di esploratori… dimenticati. È quanto potremo dire, parafrasando la celebre frase posta sul Palazzo della Civiltà del Lavoro di Roma, dell’esploratore e comandante militare Romolo Gessi, la cui vita avventurosa è raccontata da Domenico Quirico ne Il Pascià, edito da Utet.

Romolo GessiRomolo Gessi, è stato un geografo, esploratore e militare italiano. Figlio di Marco Gessi, ravennate rifugiato in Inghilterra, e dell’armena Elisabetta Clarabett, era nato il 30 aprile 1831 su di una nave diretta a Costantinopoli.

Trascorse l’adolescenza nell’allora capitale dell’Impero ottomano dove il padre svolgeva la missione di Console inglese. Dopo la morte del genitore nel 1842 si formò a spese del governo inglese nelle accademie militari di Wiener Neustadt in Austria e poi di Halle in Germania.

Grazie alla perfetta conoscenza di sette lingue, oltre all’Italiano, ottenne numerosi incarichi diplomatici e militari. Nel 1848 conseguì un impiego al consolato inglese a Bucarest in Romania.

Dalla guerra di Crimea alla II guerra d’Indipendenza

Inquadrato nelle forze militari inglesi partecipò alla Guerra di Crimea (1853-56), dove strinse amicizia con il futuro generale Charles George Gordon. Nel 1859 si arruolò nell’Armata Sarda per partecipare alla Seconda guerra di Indipendenza italiana, con i Cacciatori delle Alpi guidati da Giuseppe Garibaldi.

Nel 1873 l’amico Gordon, nominato dal vicere dell’Egitto governatore della provincia del Sudan, l’arruolò nell’esercito egiziano con il grado di maggiore.

Esploratore sul Nilo

Il NiloIl primo incarico fu quello di reprimere la rivolta scoppiata tra la tribù degli Schilluk. In seguito si occupò di installare postazioni militari nel Baḥr el-Ghazāl e lungo il Nilo Bianco e di tenere sotto osservazione la tratta degli schiavi, gestita soprattutto da mercanti arabi, agevolati da compiacenti funzionari egiziani.

Nel 1875 ricevette l’incarico dal governatore di trovare il collegamento attraverso il lago Alberto fra il Nilo Bianco e il Nilo Vittoria, scoprire se il Nilo Bianco uscisse o no dal lago Alberto, e verificare se esistevano collegamenti fra lo stesso lago e il bacino idrografico del Congo. Rientrato in Italia, fu decorato con una medaglia dalla Società Geografica Italia.

Guerra agli schiavisti

Il generale inglese e governatore del Sudan Charles Gordon
Charles Gordon

L’attività esplorativa era però destinata ad essere definitivamente soppiantata da quella militare. Nel 1878 Gessi fu chiamato a guidare la campagna militare contro Suleimān Bey, il figlio ribelle del pascià Ziber Rahmat e primo artefice della tratta araba degli schiavi negri che stava distruggendo il territorio del Fiume delle Gazzelle.

La campagna militare si concluse dopo quasi due anni, nel luglio del 1879, con il pieno successo delle forze egiziane. Dal libro di Domenico Quirico emerge la grande tempra del comandante italiano, in grado di portare a termine la missione, in condizioni ambientali difficilissime e con una penuria di uomini, provviste e armamenti.

Alcune delle difficoltà incontrate, l’autore de Il Pascià le fa raccontare direttamente dal protagonista, attraverso brani delle memorie di Romolo Gessi, pubblicate postume dal figlio.

Nonostante fosse stato nominato pascià e governatore del Bahr al-Ghazal e della Provincia equatoriale Gessi, fu osteggiato dalla componente araba che vedeva il dominio turco-egiziano, come oppressivo.

Sul finire del 1880 decise di raggiungere Il Cairo per difendersi personalmente dalle accuse che gli erano state rivolte. Tuttavia le fatiche accumulate e le traversie incontrate nel viaggio di ritorno sul Nilo, fecero sì che giungesse in gravissime condizioni di salute a Suez, dove si spense il 24 aprile 1881.

Le spoglie, trasportate in Italia a cura della Società Africana di Napoli, sono tumulate nel cimitero di Ravenna, luogo di origine della famiglia paterna.

Il Sudan britannico

Domenico Quirico, non manca di segnalare che Gessi aveva ben chiaro che lo sforzo inglese per l’eliminazione della tratta schiavistica non era motivato da ragioni umanitarie, ma serviva a fare posto al colonialismo britannico, che attraverso la regione centroafricana realizzava una continuità di dominio che andava da Alessandria d’Egitto alla punta del Continente.

Divenuto ufficialmente possedimento britannico nel 1899 il Sudan sarà infatti amministrato congiuntamente da britannici ed egiziani fino al 1956.

Con l’indipendenza erano destinati ad esplodere mutatis mutandis gli stessi conflitti esistenti all’epoca di Gessi. Il potere politico era saldamente in mano al nord del paese a maggioranza araba, che lo esercitava ai danni delle popolazioni nere del sud a maggioranza Cristiana e animista.

Dopo l’indipendenza le guerre civili

Il Sudan e il Sud SudanLa lunga guerra combattuta tra le forze del regime di Khartoum e i movimenti indipendentisti del Sud attraversò fasi particolarmente cruente, con la dura repressione governativa che determinò l’esodo delle popolazioni civili, in particolare verso l’Etiopia.

Avendo seguito, come inviato del quotidiano La Stampa, le vicende africane degli ultimi vent’anni, Domenico Quirico nei suoi rimandi all’attualità presente nelle pagine de Il Pascià, rivela senza mezzi termini come la situazione, nel centro del continente nero, resta drammatica oggi come lo era nell’Ottocento.

Il 9 luglio 2011, il Sud Sudan ha ottenuto l’indipendenza, fissando la capitale nella città di Juba e divenendo la nazione più giovane al mondo.

Ma le violenze non sono cessate. Sia Khartoum sia Juba sono stati impegnate in ulteriori guerre civili, il Sudan per il conflitto nella regione del Darfur e il Sud Sudan per una rivolta interna. In entrambi i casi le conseguenze per la popolazione civile sono state drammatiche, con migliaia di morti e milioni di sfollati nei paesi vicini.

L’Italia di fronte ai suoi eroi

Il libro di Domenico Quirico ci porta anche a riflettere sul ruolo dell’Italia nel mondo. Abbiamo la conferma che gli esploratori italiani dell’Ottocento agivano per volontà propria, nell’assoluto disinteresse della monarchia Sabauda, prima e dopo la costituzione del Regno d’Italia.

Mancava loro il sostegno che Inghilterra, Francia e Germania assicuravano ai loro compatrioti. E non tanto per interessi meramente geografici, quanto perché risultavano funzionali ai loro piani egemonici. Gessi e gli altri dovevano invece «stringere la cinghia» e arrangiarsi dando fondo alla loro tempra e alle loro qualità umane.

Appare dunque paradossale l’affermazione con la quale Domenico Quirico apre la premessa de Il Pascià, secondo al quale Gessi e gli altri esploratori italiani dell’Ottocento sono stati dimenticati perché il fascismo se ne era appropriato facendone dei precursori del Regime.

A differenza della disinteressata Monarchia e della complessata Repubblica, durante il Ventennio furono valorizzate tutte le imprese degli italiani, in ogni campo e in ogni parte del mondo. Non si trattava di mettere loro ante litteram la «camicia nera», ma di celebrare il valore di un popolo.

Vincenzo Fratta

 

Domenico Quirico, Il Pascià, Utet

 

Domenico Quirico
Il Pascià
Utet, pp.188