CHE COS’È LO SPREAD

Un numerino che può
far fallire una Nazione

 

L’economia è una scienza esatta. Non la si può tirare per la famosa giacchetta. I cosiddetti «numerini» di Di Maio non sono insignificanti. Ma vediamo perché.

Da sempre quando lo spread sale ci dobbiamo preoccupare. Quando lo spread scende ci possiamo rilassare, almeno per un po’. Ma per molti non è più così. Molti, da qualche tempo, sono gli economisti da Bar dello Sport. Dismessa la divisa da allenatore della Nazionale, indossano volentieri il doppiopetto da ministro dell’economia. Ascoltano distrattamente, tra un caffè ed un aperitivo, l’ennesima dichiarazione del vicepremier Di Maio sui «numerini» si lanciano in iperboli azzardando giudizi su argomenti sconosciuti che però pretendono di governare come fa il nostro vice-primo Ministro.

Invece tornando sul terreno del giudizio sul merito, vediamo di capirci un poco di più. Ma che cos’è lo spread, questo sconosciuto? Come può alterare da vicino le nostre vite? Lo spread è la differenza tra due tassi d’interesse. Quindi ci sono tantissimi spread che possono entrare nella nostra vita. La differenza tra tassi su prestiti personali, su mutui ipotecari e altro ancora.

Ci sono tanti spread quanti sono i paragoni che si vogliono fare tra titoli equivalenti emessi da diversi Stati. Per esempio tra Italia e Francia, o Spagna e Portogallo. Ma quello che ci interessa di più è lo spread, ossia la differenza, tra il tasso di un titolo pubblico italiano ed uno di riferimento tedesco. Tanto per capirci parliamo del rapporto tra il Buono del Tesoro Poliennale (Btp) a 10 anni e l’equivalente tedesco, il cosiddetto Bund. Ad esempio se il tasso sul Btp a 10 anni è del 5,5% e quello sul Bund è del 2%, la differenza sarà del 3,5% e si dirà che ci sono 3,5 punti di differenza. Questo è lo spread. Ed ecco svelato il «numerino» di Di Maio.

Ma come fa questo «numerino» a sconvolgere potenzialmente la vita di una nazione?

Tutti sanno che, più si è affidabili e più i prodotti finanziari vengono elargiti con semplicità, mentre più si è a rischio insolvenza e più va pagato il rischio a colui che ci presta i soldi. Chiunque sia andato in banca a chiedere un prestito sa di cosa stiamo parlando.

Per gli Stati è esattamente la stessa cosa. Uno stato affidabile non avrà alcuna difficoltà ad allocare i propri titoli che verranno comperati volentieri, mentre più uno stato è a rischio e maggiore dovrà essere il vantaggio offerto in termini di interesse così da vincere le resistenze degli acquirenti che si accolleranno il rischio ma avranno un vantaggio al momento del pagamento degli interessi. Ovviamente viene scelto il titolo a dieci anni poiché rappresenta un arco temporale abbastanza lungo e quindi è un vero indice di affidabilità. Infatti un titolo a pochi mesi avrà un tasso d’interesse sicuramente più basso visto che il rischio di insolvenza è minore.

La Germania è considerata a ragione la locomotiva economica europea. È indubbiamente affidabile e rappresenta, per i mercati mondiali, un riferimento. Questo è il motivo del paragone con questo stato. Quindi, meno «siamo seri» con le nostre scelte economiche (ma bastano anche dei proclami infausti per spaventare i mercati) e più lo spread sale. E di conseguenza sale il nostro debito pubblico. Infatti siamo costretti, per mandare a buon fine le aste di titoli, a renderli più appetibili alzando i tassi di interesse. Così però sale il deficit e di conseguenza si può spendere meno e devono alzare tasse ed imposte.

Questo è, però, un cane che si morde la coda, infatti, potendo spendere meno su investimenti e servizi e tassando di più si ingessa un’economia che già ristagna.

Se poi, a forza di proclami e peggio scelte politiche ed economiche strampalate, dovessimo spaventare di brutto gli investitori stranieri, al punto da mandare deserte le gare per l’aggiudicazione dei titoli, che hanno scadenze molto ravvicinate, accadrebbe l’irreparabile: ai rinnovi nessuno comprerebbe più i nostri titoli e la crisi sarebbe seria se non gravissima.

Lo Stato Italiano, semplicemente, fallirebbe, portandosi con se risparmi e affidabilità di famiglie ed imprese. La crisi potrebbe essere come un gioco del domino e coinvolgere altri stati e potrebbe far ripiombare l’occidente in un nuovo periodo buio e forse chissà dove si fermerà. Come diceva, in un Carosello di una famosa birra, Renzo Arbore: «meditate gente, meditate! E sarebbe da aggiungere, per chiarezza: altro che «numerini» caro Di Maio!

Lino Rialti

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