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TIBURTINA

Un barbone
alla nostra porta

 

Mi sono svegliato di buon’ora stamane, come ogni giorno. Ma con una sorpresa che mi ha cambiato la giornata: fuori la mia porta ho trovato un barbone, che dormiva beatamente e che non ha voluto saperne di andarsene. Al di là del comprensibile cattivo odore che si era diffuso in tutta la scala, e del più che comprensibile bisogno di questa persona, scopertasi poi donna, di ripararsi dai rigori del freddo della scorsa notte, si è subito posto il problema.

Che fare in questo caso? Ai continui richiami degli inquilini che scendevano le scale ed erano costretti a scavalcarla non ha mai neanche mosso la testa. La preoccupazione per le sue condizioni ha preso quindi il sopravvento: chiamata al 118 e sul posto, dopo pochissimi minuti, sono arrivati due addetti del pronto soccorso. «È ormai una persona ben nota – ci dicono – l’abbiamo soccorsa diverse volte, quando accetta di farsi aiutare». Ma stamane non era in vena.

Così una chiamata al 112, e dopo poco arrivano anche i Carabinieri. Per niente intenzionata ad alzarsi, la donna, circa 50 anni, viene invitata ad andare via, ad uscire dal palazzo, prima con garbo, poi con maniere più spicce. Volano parole grosse della clochard nei confronti degli uomini dell’Arma, che mantengono comunque la calma. Addirittura minacce di morte nei loro confronti, ma la donna era evidentemente in stato confusionale, forse preda dei fumi dell’alcool.

Insomma, problema risolto in una oretta, pianerottolo ancora nauseabondo, ma fortunatamente la donna sta bene, visto che se ne è andata con le sue gambe mentre ancora imprecava. Ma occorre una riflessione: a Roma, in pieno centro, il 12 febbraio del 2019, esiste ancora una situazione di disagio assoluto in molte persone. Che non cercano aiuto, ma vivono alla giornata, rischiano la propria vita ogni momento e disconoscendo l’autorità pubblica.

Ci meravigliamo della intolleranza nei confronti dell’immigrazione clandestina, che proviene da un altro continente, e non prestiamo attenzione a tanti nostri concittadini che non hanno famiglia, amore, comprensione e aiuto, non hanno visibilità o supporto né dall’Unione Europea, né tantomeno dal nostro Paese.

Allora un monito è d’obbligo: ogni giorno guardiamoci intorno e meritiamoci la nostra fortuna. Basta una mano ad un concittadino, un sorriso in più non costa nulla, una parola di conforto al prossimo, a chi soffre o è meno fortunato di noi. E quando fuori dalla porta di casa troveremo un barbone che dorme, prima di avere paura, proveremo ad avere compassione. Come è umano che accada.

 

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