ISTITUTO COMPRENSIVO TRIONFALE

Molto rumore
per nulla

 

Quando ieri, con mia moglie, ci siamo recati a prendere la bambina a scuola e abbiamo visto sul piazzale un nutrito gruppo di cronisti e telecamere incalzare le mamme e i papà in attesa dell’uscita dei loro figlioli, abbiamo subito compreso che qualcosa era successo. Per chiarirlo è bastato uno sguardo alla chat di classe su whatsapp.

L’Istituto Comprensivo Trionfale era entrato nel turbine di un ciclone mediatico a causa della pubblicazione sulla testata «Leggo» di un passaggio del Piano di offerta formativa (Pof) nel quale era scritto che le diverse sedi che compongono l’Istituto accolgono alunni provenienti in via prevalente da famiglie di estrazione medio-alta, medio-alta o alta-borghesia.

Apriti cielo. Sono scattati i riflessi condizionati del politicamente corretto. Su agenzie online, carta stampata fino ai telegiornali nazionali si è gridato all’inaccettabile discriminazione. In sostanza si accusava la scuola di aver diviso gli alunni in base alla classe sociale. In un secondo momento i più avveduti, comprendendo come non ci sia stata nessuna divisione, hanno ripiegato sull’inopportunità di evidenziare sul sito dell’Istituto quella fotografia della realtà dei distinti quartieri dove le sedi sono dislocate. Ma ormai la disinformazione era partita e viaggia tuttora a vele spiegate.

Facciamo chiarezza su alcuni termini. Gli Istituti Comprensivi sono stati introdotti una decina di anni fa per esigenze di contenimento della spesa pubblica, unendo sotto un’unica direzione didattica e personale amministrativo più scuole, indipendenti fino a quel momento, situate in quartieri diversi, più o meno lontani fra loro. Le innumerevoli riforme che si sono susseguite quasi ad ogni cambio di ministro, hanno poi caricato la scuola di innumerevoli incombenze burocratiche, una delle quali è il Pof. Inutile per le elementari. L’offerta formativa per i bambini che cominciano il ciclo scolastico in una scuola pubblica dovrebbe essere unica, una istruzione di base la più completa possibile, la stessa su tutto il territorio nazionale. L’autonomia dell’offerta formativa acquista reale valore a partire dalle medie superiori.

Tornando al polverone sollevato sull’IC Trionfale è evidente che il quartiere popolare di Monte Mario abbia una popolazione prevalente di condizioni economico-sociali non coincidente con quella del quartiere residenziale di Cortina d’Ampezzo, e ancora difforme dal quartiere «intermedio» compreso tra via Igea, via Stresa, via Mario Fani e il tratto limitrofo di via Trionfale. E allora?

Chi ha dato l’«allarme», se era in buona fede, comprende poco l’italiano, oltre ad ignorare che nella stragrande maggioranza dei casi il criterio di scelta per i genitori che iscrivono i figli alla scuola pubblica, è quello della vicinanza alla propria abitazione. In alternativa, se risulta loro più comodo, al proprio luogo di lavoro.

Sulla vicenda non hanno mancato di intervenire neppure il Sindaco della Capitale e il Ministro dell’Istruzione. La titolare del Dicastero di via Arenula Lucia Azzolina si è sentita in dovere di ribadire l’ovvio, ricordando come «la scuola dovrebbe sempre operare per favorire l’inclusione» e affermare di non essere d’accordo non è bene chiaro su che cosa.

La sindaca Virginia Raggi, che non sembra aver compreso bene la faccenda, ha ammonito che è «intollerabile che gli studenti vengano suddivisi per censo» (!).

Il Consiglio di Istituto della scuola finita nella bufera, dopo aver timidamente ricordato che quelle informazioni sono richieste dalle circolari del Miur (si fa probabilmente riferimento al punto 1.1a del RAV sullo status socio economico e culturale delle famiglie degli studenti), si è affrettata a sostituire il passaggio dello «scandalo» con la frase «l’ampiezza del territorio rende ragione della disomogeneità della tipologia dell’utenza che appartiene a fasce socio-culturali assai diversificate».

Non so dire se fosse opportuno mettere o non mettere sul sito la precedente descrizione, certamente era inutile per chi conosce il quartiere dove abita. In ogni caso la descrizione «fotografica» della composizione delle diverse sedi scolastiche dell’IC Trionfale non meritava un tale polverone.

Si è fatto, come suole dire, tanto rumore per nulla. I reali problemi della scuola sono altri e soprattutto, come spiega Ernesto Galli della Loggia nel suo libro «L’aula vuota. Come l’Italia ha distrutto la sua scuola», cominciano molto più a monte.

Vincenzo Fratta

4 commenti

  1. maurizio tiriticco in 16 Gennaio 2020 il 15:05

    AIUTATEMI A CAPIRE! Leggo dai quotidiani di oggi – Nel documento relativo all’offerta di istruzione elaborato dall’istituto comprensivo Nazario Sauro di Roma (penso che si tratti del PTOF, ovvero Piano Triennale dell’Offerta formativa che tutte le scuole di ogni ordine a grado sono tenute a produrre) vengono descritte le diverse composizioni sociali della vasta area cittadina “coperta” dall’istituto medesimo. Di fatto affluiscono a questo istituto bambini provenienti da famiglie molto diverse riguardo sia allo status socioeconomico che alla nazionalità. Va sottolineato che, per legge, le nostre istituzioni scolastiche, in particolare quelle del primo ciclo di istruzione, in forza dell’autonomia che è loro riconosciuta da anni, come recita il dpr 275/99 concernente il “Regolamento recante norme in materia di autonomia delle istituzioni scolastiche, ai sensi dell’art. 21 della Legge 15 marzo 1997, n. 59”, sono tenute a considerare quali sia la concreta “domanda di istruzione” avanzata dal territorio. Si legga in particolare il comma 2 dell’articolo 1: “L’autonomia delle istituzioni scolastiche è garanzia di libertà di insegnamento e di pluralismo culturale e si sostanzia nella PROGETTAZIONE e nella REALIZZAZIONE di interventi di EDUCAZIONE, FORMAZIONE e ISTRUZIONE mirati allo sviluppo della persona umana, adeguati ai diversi contesti, alla domanda delle famiglie e alle caratteristiche specifiche dei soggetti coinvolti, al fine di garantire loro il SUCCESSO FORMATIVO, coerentemente con le finalità e gli obiettivi generali del sistema di istruzione e con l’esigenza di migliorare l’efficacia del processo di insegnamento e di apprendimento”. Aggiungo che il dm 9 febbraio 1979, concernente “Programmi, orari di insegnamento e prove di esame per la scuola media statale”, quando descrive le sette fasi della programmazione educativa e didattica, valide comunque per qualsiasi grado ed ordine di istruzione, indica come primo momento proprio “l’individuazione delle esigenze del contesto socio-culturale e delle situazioni di partenza degli alunni”. Il “Nazario Sauro” è un istituto che ha più sedi ed opera su un territorio vasto e disomogeneo in ordine a composizione economica e sociale. Pertanto vi si iscrivono bambini provenienti da ceti culturali e socioeconomici molto diversi, anche sotto il profilo della nazionalità. L’individuazione di queste diversità è pertanto DOVEROSA! Proprio per avviare e condurre interventi di EDUCAZIONE, FORMAZIONE e ISTRUZIONE che tengano conto di queste inziali diversità! Pertanto i frettolosi lettori dei documenti della “Nazario Sauro”, dovrebbero leggere l’intera documentazione che riguarda la progettazione educativa e didattica: in primo luogo gli obiettivi didattici e formativi che gli alunni sono tenuti a raggiungere! Io personalmente non li conosco, ma invito la dirigente scolastica a produrli quanto prima. Solo su questi si può condurre un discorso serio, critico e produttivo. Comunque, penso che basti accedere al RAV (rapporto di autovalutazione) e al PDM (piano di miglioramento) prodotti dalla scuola: e solo dopo si potrà discutere.

  2. Grazia in 17 Gennaio 2020 il 08:19

    Eccellente, signor Fratta. Finalmente un discorso equilibrato e corretto. Grazie.
    Naturalmente non ho capito dove stava lo scoop dei giorni scorsi. Né come mai sia spuntata fuori proprio adesso la necessità di evidenziare un passaggio scritto, infelice, del Pof, che è sul sito da tre anni (essendo triennale). Ci sono sospetti, ovvio. E chi ha acceso la miccia, e si è dato tanto da fare, cosa ha ottenuto, alla fine?
    Anche perché chi è ‘dentro’, e non mi riferisco solo al corpo docente, sa che ogni classe è formata in modo eterogeneo ed equilibrato. La Preside e i suoi collaboratori più stretti, mi risulta siano sempre stati molto attenti ad offrire il meglio in ogni senso, non solo ai bimbi, ma anche alle famiglie. Ciò non toglie che si possano fare degli errori. E questo vale anche per i giornalisti.

  3. Sara in 17 Gennaio 2020 il 09:46

    Chi ritiene si sia alzato un “polverone” senza motivo credo non abbia basi adeguate a livello pedagogico, per distinguere la locazione delle scuole sarebbe bastato inserire le opportune vie, quello fatto va ben oltre.

  4. Marco in 19 Gennaio 2020 il 01:12

    Buonasera e Complimenti al sig. Fratta, non appena letto lo pseudo articolo dello pseudo giornale ho avuto lo stesso pensiero che lei ha espresso certamente molto meglio di me, e in effetti il termine “analfabeta funzionale” oggi assai abusato e adoperato a sproposito più che altro come offesa sui social ben definisce questi personaggi che leggono senza capire, guardano senza vedere, ma sono sempre con la bava alla bocca.

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