ASPETTANDO IL GOVERNO

Fra spazzatura in strada
e scarsa occupazione

 

Ritorno da Roma sconsolato: i rifiuti si stanno impossessando di nuovo della città eterna. Speravo che dopo quasi due anni di governo grillino, Roma sarebbe tornata agli antichi splendori! Mi sbagliavo. Infatti la Raggi non è stata capace di risolvere alcuno dei tanti problemi enunciati in campagna elettorale.

La monnezza romana è solo la punta dell’Iceberg, è presente. È visibile a tutti. È innegabilmente lì a ricordare il problema, pressante, urgente. Come pressante ed urgente è trovare una soluzione ai tanti guasti di Roma.

Per non parlare del nostro Paese al quale da troppo tempo ormai manca un governo. Proprio come a Roma si va avanti per l’ordinaria amministrazione. Ma manca una Politica che guidi, che abbia il coraggio delle scelte, che amministri anche rischiando di sbagliare. Fare politica non si inventa dall’oggi per il domani. Con i contratti e gli ultimatum non si raggiunge nessun accordo. Il Movimento pentastellato si è dimostrato incapace di intendere per il troppo volere. Voglia di poltrone, di potere, di dettare le regole da parte di chi non ha mai capito come si giochi.

Intanto stanno per scadere l clausole di salvaguardia e con loro sarà difficilissimo che non aumenti l’Iva. Così si potranno avere due scenari. Primo: i negozianti assorbiranno la differenza non innalzando il prezzo finale per non pregiudicare il volume d’affari assottigliando così il margine e quindi impoverendosi; Secondo: i negozianti ricaricheranno gli aumenti generando un rallentamento degli acquisti da parte della popolazione. Entrambi gli scenari avranno un risultato: una contrazione del Pil. Già siamo il fanalino di coda europeo col nostro risicato 1,5% di crescita contro il 2,4 europeo (dati Borsa Italiana del 3 maggio 2018).

Dopo due mesi dalle elezione italiane e quando ancora la formazione di un governo non sembra materializzarsi, l’esecutivo europeo comincia a manifestare segni di preoccupazione sulla situazione italiana: «l’incertezza sulle politiche pesa e rende i mercati volatili» e «i rischi per le prospettive di crescita sono diventati più inclinati verso il basso». Un’attenzione particolare viene riservata dall’Europa alla situazione italiana del lavoro: «i trend positivi iniziati nel 2015, continueranno», sicuramente grazie all’effetto trainante della Germania e della Francia, con l’occupazione che crescerà «in linea con l’attività economica ma anche beneficiando degli sgravi di tre anni per l’assunzione dei lavoratori giovani». Anche se crescono solo i contratti atipici e precari e scendono i contratti a tempo indeterminato.

Comunque «grazie all’aumento della partecipazione – affermano da Bruxelles – la disoccupazione scende» a 10,8% nel 2018 e 10,6% nel 2019. Ma l’Europa è ancora lontana: nella zona euro dovrebbe scendere dal 9,1% del 2017 all’8,4% nel 2018 e al 7,9% nel 2019. Nella Ue, invece, sono attesi cali dal 7,6% del 2017 al 7,1% nel 2018 e al 6,7% nel 2019. Cifre che sono ora «attorno ai livelli pre-crisi». E anche l’occupazione è a livelli record, con «il numero di occupati nell’euro-zona al picco più alto dall’introduzione dell’euro» ma «restano alcune sacche sui mercati del lavoro».

In alcuni Paesi, infatti, «la disoccupazione è ancora alta, in altri i posti lavoro stanno già diventando più difficili da riempire». L’Italia invece è l’ultima della classe. Non c’è proprio più tempo da perdere.

Lino Rialti

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