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IL TAGLIO DEI PARLAMENTARI

Un principio giusto
declinato male

 

Quando la coperta è corta, la soluzione non è accorciarla ancora di più! Il taglio dei parlamentari sta avvenendo con estrema facilità ma non sarà indolore, grazie ad accordi di governo e ricatti che hanno spianato la strada ad una aberrazione.

Per avvicinare i cittadini alla politica, per ridare loro la fiducia nelle istituzioni, queste le motivazioni del taglio, si screditano ancor di più i politici dichiarandone la loro superfluità.

Non servono, allora buttiamone un po’. Poi vedremo, intanto accontentiamo la folla istigata alla ferocia da una campagna anti-politica che dura da oltre un ventennio.

Insomma invece di allontanare le mele marce dal cesto, stiamo buttandone tutto il contenuto, compresa tutta la parte buona. Insomma avevamo un gira-dito, una infezione dell’unghia, e ci propinano l’amputazione di un braccio e senza disinfettare nulla, senza sottoporci ad una cura antibiotica.

La rappresentatività dei cittadini ne soffrirà irreparabilmente, questo sì, che allontanerà i cittadini dalle istituzioni.

Grazie alla solerzia pentastellata, il disegno di legge costituzionale sul taglio dei parlamentari è sbarcato in pochissimo tempo nell’aula della Camera. Con la strada spianata, seguendo ogni corsia preferenziale, d’altronde era questione di vita o di morte. Di vita di un governo nato sotto una cattiva stella, anzi sotto cinque cattive stelle.

Così, per garantirsi la poltrona, tutti sono stati d’accordo nel tagliare pedissequamente quelle future. Infondo dopo aver mostrato alla folla lo straccio insanguinato per tanto tempo, non si poteva non far vedere la testa mozzata.

Solo che quella testa è la nostra. La testa mozzata d’un sol colpo, in un tiepido pomeriggio d’autunno, è quella di Italia.

Una riforma costituzionale è oltremodo complessa, non può essere presa come un’aspirina. Invece, per tener fede ad una delle promosse bandiera, i grillini hanno sferrato l’ennesimo colpo al corpo istituzionale del Paese. Tanti, troppi, i punti oscuri, gli interrogativi sul funzionamento, le criticità ed i dubbi ai quali nessuno ha potuto dar risposte. Tanti dubbi sono sorti in moltissimi parlamentari in maniera trasversale, ma le logiche di partito hanno prevalso.

Tranne rarissimi casi, tutti peones ed esponenti hanno abbassato la testa. Infondo molti sono stati ricattati, più o meno velatamente, di non essere ripresentati, di essere esposti al pubblico ludibrio come «i soliti magnoni nullafacenti attaccati alla poltrona». Ed allora tutti a votare per la riforma, e, man mano che il cartellone si colorava di verde, anche i più restii si convincevano e cedevano ai ricatti.

Insomma abbiamo assistito alla amputazione pubblica della democrazia, alla mutilazione di un organo vitale. Fatta in fretta ed in furia per sembrare quel che non si è.

Bisogna dire, però, che la riforma e la riduzione dei parlamentari non è cosa di per se negativa. Si sarebbe potuta fare nei modi e nei tempi giusti, valutando le possibili interferenze nella importantissima rappresentazione dei cittadini. Come successe già nel 2005 e nel 2016 il problema riforma del numero degli eletti venne affrontato, solo che in quelle occasioni non andò in porto non avendo poi passando il vaglio del referendum confermativo.

Mi tocca dare ragione ad Emma Bonino che si è dichiarata «contraria a questo taglio, perché la riduzione del numero di deputati e senatori dovrebbe, come minimo, tenere conto dei criteri di rappresentatività politica e territoriale e dei principi funzionali dell’attività delle camere. Inoltre, dovrebbe seguire e non precedere la riforma del bicameralismo paritario» che è uno dei problemi irrisolti del nostro sistema istituzionale. Con questa riforma, il rischio di una camera monocolore, visti i problemi di rappresentatività, soprattutto in alcuni collegi, è più che concreto.

Speriamo che si trovino presto accordi politici che mitighino i sicuri problemi di rappresentatività, che questa riforma ha introdotto. Accordi che creino norme applicative tali da tentare di salvare la nostra giovane democrazia, troppo giovane per essere uccisa da un governo balneare.

Lino Rialti

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