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Un giornalista capace
di lasciare il segno

 

Sulla morte il 12 gennaio a 84 anni di un giornalista e scrittore del calibro di Giampaolo Pansa, hanno naturalmente scritto tutte le testate su carta e quelle digitali, dalle più grandi alle più piccole, ai quali si sono aggiunti post e tweet sui social media. Riprendiamo qui alcuni degli omaggi più significativi riservati all’autore del «Sangue Vinti».

In un comunicato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, definisce Pansa «un intellettuale dai caratteri assolutamente originali». «Il suo talento, la sua autonomia di giudizio – scrive – ne hanno fatto un protagonista indiscusso del giornalismo contemporaneo, con la sua libertà di espressione e di critica, la sua raffinata interpretazione dei fatti e delle loro ragioni più profonde. La sua scomparsa lascia un vuoto difficilmente colmabile nel dibattito del nostro Paese».

La presidente di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni in un tweet definisce lo scrittore uno dei maestri del giornalismo italiano, «un grande professionista che ha raccontato l’Italia con il suo stile inconfondibile e ha avuto anche il coraggio di andare controcorrente, rileggendo alcune delle pagine più controverse della nostra storia».

Sempre via Twitter è affidato l’omaggio dell’ex direttore de «la Repubblica» Mario Calabresi che scrive: «Se ne è andato Giampaolo Pansa sbagliato ricordarlo per le polemiche, è stato un grande maestro di come si raccontano le cose: amore per i dettagli, osservazione minuziosa e una passione sconfinata per il mestiere. Che la memoria sia generosa e la terra lieve».

Ma subito è arrivata la replica degli odiatori di sinistra. Il più rapido è il giornalista e storico «antifascista» Gennaro Carotenuto: «Giornalista cospicuo lo fu, per carità. Ma di Giampaolo Pansa resteranno i soldi che ha fatto spargendo letame e balle sulla Resistenza, individuando un filone aurifero, all’inizio dell’era Berlusconi, attaccando il cavallo dove voleva il padrone. Risparmiateci i coccodrilli».

Più diretti sul loro blog i militanti del collettivo di estrema sinistra Militant che dopo aver preso le distanze «dai consueti coccodrilli e dai ricordi commossi dei colleghi», sbeffeggiando Walter Veltroni reo di aver definito Pansa sul Corriere della Sera «un giornalista onesto benché aspro», concludono con parole sprezzanti per il «revisionista» defunto.

Ben diverso anche da Carotenuto il tweet del giornalista, saggista e conduttore televisivo, espressione di una sinistra più equilibrata, Luca Telese: «Così come aveva amato molto i suoi lettori di sinistra, ma non aveva esitato un attimo a deluderli, quando aveva scritto di Resistenza. In questo era simile a nessuno: unico, irripetibile, del tutto libero e anarchico. Solo adesso che se n’è andato davvero, la stessa Italia furba che per una vita lui ha raccontato, messo allo spiedo, ma che è stata anche sedotta dalla sua scrittura, ha iniziato a capire quanto è stato grande e cristallino il talento di Gianpaolo Pansa».

Affettuosi i ricordi dell’autore del «Sangue Vinti» nei post sulle rispettive pagine Facebook del politologo dell’Università di Perugia Alessandro Campi e del giornalista e scrittore Gabriele Marconi.

Concludiamo questa breve rassegna dedicata a Giampaolo Pansa con il post del saggista ed ex senatore Andrea Augello: «Pansa appartiene a quella generazione di giornalisti italiani, ormai scomparsa, capace di imprimere un segno, uno stile inconfondibile, al racconto destinato al pubblico, fosse esso un articolo, un’inchiesta o un saggio storico. Prima e meglio di lui Guareschi, Montanelli, e Longanesi, come lui Gregoretti e Brera.

Tutti scrittori capaci di parlare con il grande pubblico con un linguaggio inconfondibile che diventa uno stile popolare, fabbricando neologismi di successo capaci di entrare nel linguaggio di tutti i giorni e nelle gag della satira. Fu Pansa, ad esempio, a inventare il Dalemone, un immaginario gioco da tavolo, tipo Risiko, per definire la complessa e inconcludente trama di Massimo D’Alema per costruire in bicamerale una riforma costituzionale condivisa con Berlusconi. Il termine ebbe tale fortuna da entrare in una Gag fissa di Sabina Guzzanti che imitava proprio D’Alema.

Così, all’ombra delle testare di Repubblica e dell’Espresso, Pansa ha raccontato, dal Vajont alla fine dello scorso secolo, la storia del nostro Paese. Poi è caduto in disgrazia a sinistra, colpevole di aver scelto di raccontare la verità sui massacri partigiani. Ma il pubblico lo ha premiato, trasformando ‘Il sangue dei vinti’ in un bestseller, al quale ha fatto seguito un vero e proprio ciclo di opere sullo stesso tema di incredibile successo.

Pansa ha così ripercorso, con maggior fortuna editoriale, lo stretto e arduo sentiero di verità sulla guerra civile, battuto da Giorgio Pisanò, per decenni ostinato e isolato ricercatore di scomode verità e diligente archivista di ancor più scomodi documenti. (…) A prescindere dalle sue opinioni politiche, Pansa era forse l’ultimo giornalista di razza di una generazione che ci mancherà».

Vincenzo Fratta