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Cinque Sì
per una Giustizia giusta

Referendum 12 giugno. Cinque sì per una Giustizia Giusta

 

Il 12 giugno siamo chiamati al voto per i Referendum sulla Giustizia. Sono 5 distinti quesiti che nel loro complesso mirano a correggere alcune delle storture del sistema giudiziario italiano: Riforma del Csm, Equa valutazione dei magistrati, Separazione delle carriere dei magistrati, Abolizione del decreto Severino, Limiti agli abusi della custodia cautelare.

Referendum 12 giugno. Cinque sì per una Giustizia GiustaL’indizione dei Referendum si è resa necessaria a fronte della grave situazione della Giustizia in Italia che combina la lentezza dei processi ad un uso politico delle facoltà concesse dalla Legge, unisce lo strapotere delle correnti interne alla magistratura alla continua invasione di campo del potere giudiziario ai danni del potere legislativo.

La situazione è sotto gli occhi di tutti. Il presidente della Repubblica ha mandato segnali chiari di insofferenza verso i comportamenti delle correnti della magistratura e il ministro Guardasigilli Marta Cartabia ha predisposto una timida riforma che attenua alcune storture dell’ordinamento giudiziario e, al tempo stesso, prova a depotenziare l’iniziativa referendaria.

Sulla blanda portata della riforma ha detto parole chiare l’avvocato e parlamentare leghista Giulia Bongiorno: «Il punto è che la riforma Cartabia è solo l’inizio, un piccolo passo, una parte della grande riforma chiamata a rivoluzionare la giustizia: riguarda le regole organizzative, i tempi dei processi, le modalità di esecuzione della pena, il personale, la digitalizzazione… ma non interviene sui protagonisti dei processi. E invece è su questo aspetto che si deve lavorare».

Nonostante ciò la magistratura organizzata non è disposta ad accettare neppure le tiepide innovazioni proposte dal Governo e il 16 maggio ha chiamato la categoria allo sciopero.

Riforma dei Csm

La riforma del Consiglio Superiore della Magistratura (Csm) mira a mettere uno stop alle strapotere della correnti.

Il quesito si oppone di abrogare l’obbligo per un magistrato di trovare da 25 a 50 firme di colleghi per presentare la sua candidatura al Csm.

Con l’abrogazione della norma si vuole eliminare la necessità per il magistrato che intende concorrere per il Csm di ottenere il beneplacito delle correnti organizzate della magistratura e, il più delle volte, l’obbligo di essere iscritti ad esse.

Equa valutazione dei magistrati

Il quesito mira a interrompere la sovrapposizione tra «controllore» e «controllato» attraverso l’introduzione della possibilità dei membri «laici» che compongono un terzo del Csm (avvocati e professori universitari) di valutare l’operato dei magistrati.

Separazione delle carriere dei magistrati

Il quesito si propone di mettere uno stop alle «porte girevoli» per ruoli e funzioni della magistratura. Oggi i magistrati passano più volte dalle funzioni giudicanti a quelle requirenti e viceversa. Con l’approvazione del Referendum il magistrato dovrà scegliere all’inizio della carriera se intraprendere la funzione giudicante o requirente e dovrà mantenere quel ruolo durante tutta la vita professionale.

Abolizione del Decreto Severino

Il decreto varato nel 2012 prevede incandidabilità, ineleggibilità e decadenza automatica in caso di condanna per parlamentari, membri del governo, sindaci e amministratori degli enti locali. L’effetto mediatico più evidente della norma è stata la decadenza da parlamentare di Silvio Berlusconi nel 2015, ma in concreto il Decreto si è rivelato un meccanismo che penalizza fortemente sindaci e amministratori degli Enti locali.

Con la sua abolizione si cancella ogni automatismo, restituendo ai giudici la facoltà di decidere di volta in volta se occorre applicare o meno l’interdizione dai pubblici uffici.

Limiti agli abusi della custodia cautelare

L’applicazione di tale misura cautelare nel nostro Paese appare sempre più dettata da considerazioni opportunistiche che da reali necessità processuali. Ciò vale in particolare modo per la fattispecie che il quesito intende abolire. Ossia la privazione della libertà con la motivazione del c.d. pericolo della «reiterazione del medesimo reato». Resterebbe in vigore la carcerazione preventiva per chi commette reati più gravi.

Pino Lancia

 

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