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No alla droga libera,
No al suicidio assistito

No della Corte Costituzionale ai Referendum su cannabis ed eutanasia

 

La Corte Costituzionale ha dichiarato inammissibili i referendum sulla legalizzazione della cannabis e la depenalizzazione dell’omicidio del consenziente.

Una dura sconfitta per Marco Cappato & soci. Un sussulto di ragionevolezza da parte dei giudici della Consulta.

La droga libera

Il quesito sulla legalizzazione della cannabis proponeva diverse modifiche della Legge 309 del 1990 ovvero il Testo unico sugli stupefacenti.

Per ottenere il via libera alla produzione della cannabis, i proponenti richiedevano la generica depenalizzare della coltivazione delle droghe.

È stato lo stesso presidente della Corte Costituzionale a spiegare che insistendo su quei commi dell’art 73 del Testo unico sugli stupefacenti che non contenevano la cannabis, ma si riferivano a sostanze che includono papavero e coca», si richiedeva in sostanza la liberazione della coltivazione delle droghe pesanti.

Una eventualità che, oltre ogni altra valutazione, violerebbe gli obblighi internazionali dell’Italia per il contrasto alla diffusione degli stupefacenti.

Ad abundantiam, diremmo noi, in quanto siamo tra coloro che considerano anche la cannabis una droga pesante, per i suoi effetti nocivi sulla salute e per la sua funzione di apripista verso l’assunzione di sostanze maggiormente tossiche.

A completamento dello spettro delle intenzioni dei promotori del Referendum è interessante citare che tra i commi dei quali il quesito chiedeva l’abolizione c’era anche la sospensione della patente di guida o il divieto di conseguirla per un periodo fino a tre anni per chi fa uso di stupefacenti.

L’omicidio del consenziente

La Corte Costituzionale ha bocciato anche il quesito referendario sull’Eutanasia. La proposta mirava a depenalizzare l’omicidio del consenziente, punito dal Codice Penale con la reclusione da 6 a 15 anni.

Anche qui ci si copriva dietro l’enfatizzazione di limitati casi di malattie degenerative, dolorose e inarrestabili, per consentire l’impunità penale di chiunque uccide qualcun altro con il consenso, sia che soffra sia che non soffra.

Entrambi i quesiti discendono da una concezione materialista e progressista che considera legittima qualsiasi cosa che passa per la testa ad un individuo, la cui estemporanea volontà resta l’unico metro di giudizio.

Un unico filo lega dunque «conquiste» e «aspirazioni» quali aborto, utero in affitto, fluidità di genere, liberalizzazione delle droghe, suicidio assistito…

Vincenzo Fratta

 

 

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