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Un boomerang
per Conte, Di Maio & C.

Processo Gregoretti, il 1° round è di Matteo Salvini

 

Far processare l’ex alleato Matteo Salvini per la sua attività di ministro degli Interni durante il comune Governo Conte I, doveva essere sembrato al presidente del Consiglio e al vertice del Movimento Cinque Stelle, una scorciatoia per mettere fuori gioco il principale avversario politico. La prima udienza preliminare del processo Gregoretti che si è svolta sabato a Catania gli ha riservato una brutta sorpresa.

Processo Gregoretti. Dopo l'udeinza un Matteo Salvini sorridente nella conferenza stampaNon soltanto Salvini non sembra destinato ad essere rinviato a giudizio, ma in più Conte, Di Maio, Toninelli, Tria e Trenta dovranno venire in aula a spiegare il loro comportamento in relazione ai fatti contestati all’ex Ministro degli Interni. Il ministro Lamorgese, attuale titolare del Dicastero di via del Viminale, dovrà invece illustrare al giudice le modalità con la quale avvengono tuttora gli sbarchi.

L’autorizzazione a procedere

Nel dicembre 2019 il Tribunale dei ministri di Catania aveva chiesto al Senato l’autorizzazione a procedere contro Salvini per aver privato della libertà, nei giorni compresi tra il 27 e il 31 luglio 2019, i 131 migranti raccolti dalla nave Gregoretti, impedendo il suo attracco al porto.

Contrariamente alla decisione di negare l’autorizzazione a procedere, presa per un caso analogo durante la vigenza del Conte I, ora i pentastellati si accodano alle sinistre e il 12 gennaio 2020 votano in Senato per mandare Salvini a processo.

Salvini rivendica il suo operato

Matteo Salvini rivendica orgogliosamente di aver agito nell’esercizio delle funzioni e nell’interesse del Paese. Nella prima udienza del processo, oltre al difensore dell’imputato è anche il pm a chiedere al giudice il non luogo a procedere per inesistenza del reato.

L’avvocato difensore Giulia Bongiorno aggiunge un particolare tecnico, sostenendo che le procedure adottate da Salvini siano le stesse che vengono seguite tuttora.

Il giudice Nunzio Sarpietro, non solo accoglie la richiesta di convocare l’attuale ministro dell’Interno, ma va anche oltre: tra il 20 novembre e il 4 dicembre sono convocati il premier Giuseppe Conte, il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, gli ex ministri Danilo Toninelli (Trasporti), Elisabetta Trenta (Difesa) e Giovanni Tria (Economia e Finanze).

La decisione del giudice

Processo Gregoretti. L'avvocato Giulia Bongiorno durante il dibattimento«Compito di questo organo giudicante vista la complessità e l’impegno per la valutazione del fascicolo – scrive il giudice – è di assumere prove per la decisione di merito». In sostanza non si vuole far finta di ignorare che la decisione di come affrontare il problema degli sbarchi non poteva che essere collegiale.

«Nonostante ciò che nei mesi scorsi hanno lasciato credere il premier e la sua maggioranza – scrive Maurizio Belpietro su La Verità –, è evidente che in quel periodo ci fu condivisione delle scelte. Salvini da solo non avrebbe potuto dare ordini alla Guardia di Finanza, che dipende dal ministero dell’Economia. Né avrebbe potuto disporre della Guardia costiera, che come è noto è agli ordini del ministero dei Trasporti. Per non dire poi della Marina militare, dove non si muove una nave senza l’autorizzazione del ministero della Difesa.

È ovvio che con la Gregoretti, ma anche con le imbarcazioni delle Ong, la decisione fu del governo e non del singolo, cioè non del numero uno del Viminale. Se Conte e i suoi avessero voluto, avrebbero potuto fermare il ministro dell’Interno».

La posizione di Salvini è che l’operato del Governo sia stata legittimo e opportuno, ma – aggiungiamo noi – se si sostiene il contrario, c’è un concorso di colpa che si estende al premier e ai ministri interessati.

«Ministri ed ex ministri – ha scritto sempre Belpietro – rischiano dunque di finire loro sotto processo perché, come testimoni, dovranno raccontare la verità sul caso Gregoretti e sulla condivisione di una decisione di governo, rischiando perfino, nel caso insistano a dire balle, l’accusa di falsa testimonianza».

Si comincerà il 20 novembre con la testimonianza del premier Conte che si è affrettato a far sapere di essere «a disposizione della magistratura». Il 4 dicembre toccherà agli altri.

Giulia Buongiorno ferita

Durante l’udienza di sabato del processo Gregoretti si è verificato un incidente che può essere assunto a simbolo dei problemi della magistratura italiana. Una pesante lastra di marmo si è staccata dalla parete e ha colpito Giulia Bongiorno tra il polpaccio e la caviglia.

L’avvocato di Salvini è stata soccorsa dai sanitari del 118, entrati poco dopo da un ingresso laterale del palazzo di giustizia, che le hanno medicato la ferita e fasciato la gamba. La Buongiorno è uscita dal palazzo di giustizia su una sedia a rotelle, dove è rimasta durante la successiva conferenza stampa.

Tra i mali della Giustizia italiana, accanto alla politicizzazione a sinistra della magistratura e alle continue «invasioni di campo» del Potere giudiziario a danno delle prerogative dell’Esecutivo, c’è anche la carenza di mezzi, di strutture adeguate e di personale, che si traducono nell’inaccettabile lentezza dei procedimenti civili e penali. Anche sulle condizioni del Tribunale di Catania, le cui carenze pare sia state più volte segnalate a Roma, la parola passa ora al ministro Bonafede.

La brava e battagliera Bongiorno preannuncia che chiederà conto di quanto le è accaduto nell’aula del processo Gregoretti sia come deputato sia come legale.