USA, GRAN BRETAGNA E FRANCIA

Prima destabilizzano
poi bombardano

 

Stanotte sulla Siria sono caduti i missili di Trump. In poco più di un’ora un centinaio di missili, alcuni dei quali intercettati, sono stati lanciati da Usa, Gran Bretagna e Francia, su tre obiettivi, a Damasco e a Homs. Nel mirino l’arsenale chimico del regime. Ancora non si conosce l’eventuale bilancio di vittime civili.

Trump ha dichiarato di aver effettuato una «azione congiunta contro barbarie e brutalità». Theresa May ha voluto precisare che «non puntiamo a rovesciare il regime di Assad». Ma Mosca e Teheran minacciano ritorsioni «queste azioni non potranno non avere conseguenze» infatti dichiara Putin.

L’annuncio di Trump, ad azione iniziata, presentato all’America che si apprestava ad andare a dormire ed al mondo è arrivato intorno alle 22 ora di Washington, le 3 di notte in Italia. Chissà quanti voti sposterà quest’azione? Sia Trump, che Macron che la May stanno perdendo consensi interni. Sembra infatti l’unica spiegazione plausibile ad un’azione che non ha senso sia militare che politico di respiro internazionale. Anzi rischia di destabilizzare ancora di più lo scacchiere internazionale.

Il bombardamento degli obiettivi, siti di presunta produzione e stoccaggio di armi chimiche, è avvenuto a distanza di una settimana dal supposto attacco chimico contro la città siriana di Duma, attribuito dagli americani all’esercito regolare di Assad, che avrebbe lanciato barili di cloro sui civili. Ma non ci sono prove, non esiste la cosiddetta pistola fumante, se non immagini generiche, diffuse principalmente dagli americani, che potrebbero essere state riprese in altri momenti, in altri luoghi e soprattutto non vi sono prove serie ed incontrovertibili circa la responsabilità di Assad. Non si capirebbe poi, perché l’uso di queste armi vietate, in una situazione che volgeva al meglio per il governo siriano, ora che era arrivato ad avere il controllo di quelle zone ancora in mano ai ribelli.

L’azione non è arrivata a sorpresa. È annunciata da oltre una settimana da Trump e preannunciata ai russi per evitare di colpirli. I siriani infatti hanno spostato i loro asset pregiati vicino alle zone controllate e monitorate dai russi, di fatto mettendo in salvo quanto valeva la pena di salvare.

Come ha affermato la portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova «quelli dietro il raid rivendicano la leadership morale in questo mondo e sbandierano la loro esclusività e unicità», senza considerare che altre volte si è attaccato un regime destabilizzando definitivamente un’area. Gli Usa non sono assolutamente nuovi ad interferenze militari che poi hanno lasciato devastanti conseguenze: gli interventi in Iraq, Afganistan, Jugoslavia. Non dimentichiamo poi quello che è successo dopo la l’uccisione di Mu’ammar Gheddafi, salutata come la fine di un regime e che invece si è rivelata come l’inizio di molti problemi per l’occidente, primo fra tutti il non avere un interlocutore valido e riconosciuto in panorami politico-istituzionali non comprensibili a noi europei.

Lino Rialti

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