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L’onda lunga
del fallimento del Conte II

Partito Democratico, di fronte alle dimissioni di Zingaretti

 

La decisione di Nicola Zingaretti di lasciare la segreteria del Partito Democratico costituisce l’onda lunga del naufragio dell’esperienza del Conte II.

Partito Democratico, di fronte alle dimissioni di ZingarettiIncapace di arginare la strategia di Matteo Renzi, deciso a mandare a casa l’ingombrate Giuseppi. Complice del tentativo di compravendita di senatori inutilmente tentato dal premier per conservare la poltrona. Appiattito sulla parola d’ordine di Di Maio e Crimi «Conte o morte», il Partito democratico si è ritrovato in un Governo Istituzionale con l’odiato Salvini e il blandito Berlusconi.

Infine subisce la decisione di Giuseppe Conte di accettare di guidare i Cinque Stelle, primo partito della sinistra ad essere stato terremotato dal nuovo scenario politico imposto dal presidente Mattarella. Secondo i sondaggi con la guida di Giuseppi i pentastellati arresterebbero la loro caduta libera, ma il recupero dei consensi elettorali avverrebbe proprio a spese del partito di via del Nazareno.

Oltre alle carenze di strategia politica, non attribuibili certamente al solo Zingaretti, nelle ultime settimane il segretario dimissionario, ci ha aggiunto molto del suo: dal mancato inserimento di donne nella componente ministeriale del Pd, al successivo sfogo contro la giornalista di Repubblica Concita De Gregorio, definita tanto correttamente quanto inopportunamente «radical chic», fino al tweet di aiuto a Barbara D’Urso.

E allora per evitare di diventare il capro espiatorio delle iperattive correnti interne del Pd, Nicola Zingaretti ha deciso di giocare di anticipo mettendo sul piatto le sue dimissioni.

La guida futura del Partito Democratico si deciderà dunque nella riunione della Direzione nazionale fissata per il 13 e 14 marzo. Tre i possibili scenari: ritiro delle dimissioni su richiesta dei principali interlocutori interni, indizione del Congresso o elezione diretta di un nuovo segretario.

Comunque che Zingaretti alla fine resti segretario, o se ne voti uno nuovo, la crisi del Pd sembra essere soltanto all’inizio. «Comunque vada – scrive Massimo Franco sul Corriere della Sera – non basterà a cancellare l’immagine di una formazione incapace di rifondarsi: in termini di identità e di alleanze. La crisi parallela del grillismo finora l’ha velata, confondendo la prospettiva».

Vincenzo Fratta

 

 

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