SERGIO MARCHIONNE

La parabola
di un grande manager

 

Un grande manager se ne va. Mentre Sergio Marchionne si arrende alla malattia, i mercati vanno sull’ottovolante. Una notizia del genere è sicuramente destabilizzante. Infatti in fretta e furia, per limitare i danni in Borsa, è stato designato il successore Mike Manley, un’inglese, che da Jeep passa al timone di Fca. Con le dimissioni di Alfredo Altavilla il gruppo Fiat Chrysler Atomobiles perde l’ultimo manager italiano, perfezionando così la manovra di globalizzazione messa in campo proprio dallo stesso Marchionne.

Il Mercato è rassicurato, il management è tutto della scuderia giusta: quella dell’numero uno di Fca. Amato sicuramente dagli azionisti, per i quali aveva operato un miracolo portando un’azienda decotta, in vita solo grazie a massicci «aiuti di Stato», ultimamente a macinare utili importanti, Marchionne è stato odiato da molti: sindacati in testa. È riuscito in una vera e propria impresa: dividere la sinistra italiana. Ma un’azienda che non fa utili non sopravvive e lui lo sapeva bene.

All’inizio, la sua visione quasi onirica dello sbarco negli Usa, non era stata creduta valida da molti. In effetti chi sarebbe riuscito ad unire una Chrysler in bancarotta con la Fiat alla canna del gas generando una impresa sana, forte e pronta a riprendersi quote di mercato sempre crescenti?

Ed invece Marchionne ce la fece. Un lavoro certosino, durato dal 2007 fino alla completa fusione del 2015. Accordi con tutti: dai sindacati metalmeccanici statunitensi a quello stretto con lo stesso Obama, hanno permesso la realizzazione del «sogno». In Italia invece il sindacato, con a capo la Fiom, lo ha sempre osteggiato non riuscendo a capire la sua era l’unico progetto possibile.

Ma vediamo velocemente e per tappe questa storia che è la storia del lancio di un gruppo nuovo (Fca) e del rilancio di un gruppo vecchio (Gruppo Fiat). Dal 2004, anno della nomina di Sergio Marchionne ad Ad del Gruppo Fiat, rivoluziona tutto, a partire dalla dirigenza torinese. Il rilancio, secondo Marchionne, sarebbe dovuto passare per il profitto, e da subito, per far capire al mercato la nuova politica, è così sono partite le sue rivoluzioni…

Il pensionamento di modelli come la Multipla, Ulisse, la 600, il potenziamento di piattaforme comuni con Opel volte al risparmio in fase realizzativa era stato un suo primo passo in Fiat. Grandi investimenti in ricerca e sviluppo con l’arrivo del motore Multiar. Poi la 500 permette a Fiat di entrare nel difficile mercato americano. Dopo il debutto di Giulietta (Alfa Romeo) e Jeep Grand Cherokee. Nel 2011 la Freemont (primo vero Suv) e Lancia Thema. Il 2011 è un anno speciale, la localizzazione che Marchionne aveva voluto si materializza, lo stabilimento di Pomigliano inizia a produrre la terza serie della Panda.

Nel 2012 il rilancio dei motori bi-fuel benzina-metano ed il debutto di 500L, un modello che subito piace al mercato italiano ed europeo. Poi Lancia: Ypsilon 5 porte, Voyager e Flavia.

Nel 2013 un marchio di lusso del gruppo, Maserati, lancia la nuova Quattroporte, la Ghibli, poi arriva la nuova Jeep Cherokee. Il 2014 è l’anno di arrivo con il completamento del controllo del marchio Jeep. Arriva Fiat 500X e Jeep Renegade. Il 2015 Alfa Romeo Giulia e su Fiat 124 Spider.

Nel 2016 arriva il pick-up Fullback in collaborazione con Mitsubishi. Poi Alfa Romeo Stelvio e Maserati Levante.

Una contestazione che è stata rivolta da anni a Marchionne è stata quella di non aver puntato sull’elettrico. In effetti, altri marchi automobilistici (Toyota in testa) hanno da molto tempo vari modelli ibridi o addirittura elettrici. Cosa alquanto incomprensibile se si pensa che al Centro Ricerche Fiat di Torino (Cfr), erano arrivati alla realizzazione di un veicolo ibrido già negli anni ottanta.

Il concept venne poi realizzato in oltre 400 esemplari, tutti venduti a pubbliche amministrazioni (ma mai utilizzati!), su base Fiat Multipla, sacrificando il sedile centrale per alloggiare gli allora ingombranti processori e servocomandi. Anche sul tema elettrico Marchionne aveva fatto recentemente parlare di se. Infatti, dopo che per anni aveva sparato alzo zero, sull’ibrido e sull’elettrico, l’ex numero uno di Fca si era recentemente convertito all’ibrido.

La sua conversione era stata resa pubblica con la presentazione dei relativi annunci del nuovo piano del Gruppo che annunciavano la svolta dell’elettrificazione di Alfa, Maserati e Jeep e Alfa Romeo, partendo dai modelli Suv. Questa è l’ultima sfida Marchionne che non è riuscito a guidare, sarà compito del successore, Manley, portarla a compimento. Manca già il suo maglioncino di cachemire e la sua avversione per le cravatte, a simboleggiare un uomo pratico sempre pronto alle sfide. Riuscirà Manley a proseguire nell’espansione di Fca?

Lino Rialti

 

Nella foto sopra: Marchionne con l’inglese Mike Manley, nuovo numero uno di Fca

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