BONACCINI E SANTELLI GOVERNATORI

I Cinquestelle
spariscono dalle urne

cinquestelle

 

In Emilia-Romagna, come ci si aspettava, Bonaccini batte Borgonzoni, anche grazie al movimento delle Sardine, uscite dalle scatole vitali ed attivissime, che nuotando contro corrente hanno portato nuova linfa al Pd boccheggiante.

Mentre Salvini si consola: «Dopo 70 anni c’è stata almeno una vera partita». Zingaretti ammette l’aiutone con un pubblico: «Grazie alle Sardine».

In Calabria si registra una larga vittoria del Centrodestra che strappa la Regione alle sinistre, con Forza Italia rinvigorita dalla spinta della candidata Governatrice Jole Santelli.

Unico comun denominatore: il crollo del Movimento di Grillo destinato alla scomparsa, alla estinzione, allo zero virgola, spiaccicato sulla muraglia rossa emiliano-romagnola e fuori dal Consiglio regionale calabro.

Così si potrebbe riassumere questa tornata elettorale delle amministrative regionali, una frittura mista, al sapor di politiche, che scotta e molto: qualcuno infatti si è bruciato ed altri si sono addirittura carbonizzati annientandosi.

Se si fa un paragone con i risultati delle Politiche del 4 marzo 2018 e di quelli delle Europee del 26 maggio 2019, si vede come il tracollo dei Cinquestelle fosse annunciato.

All’inizio della fine vi avevamo già assistito: niente cedimenti strutturali improvvisi, invece un graduale ed inesorabile crollo dei consensi, proprio come in Abruzzo del febbraio 2019 o in Umbria lo scorso ottobre.

Ovviamente un movimento che parla alla pancia del popolino, di lotta e di protesta, che dal «puri e duri soli e mai con nessuno» degli inizi, si è piegato al lusso dei broccati e dei velluti delle poltrone, non solo parlamentari, e, da ultimo, si è maritato con il «Nemico». Quel Movimento, definito traditore dal suo stesso corpo votante, è stato schifato proprio da quei peones che lo avevano votato.

Illudere un ultimo, un derelitto, un disperato non è difficile, anzi. E così era andata. Ma ora questi figurini non lo hanno più riconosciuto e, come un cane da guardia legato alla catena e maltrattato anche dal padrone, si sono ribellati proprio allo stesso padrone mordendolo al collo, lasciandolo agonizzante: non lo hanno votato, decretandone la scomparsa.

Un Movimento svuotato di contenuti e di personaggi. Scappato Grillo, dopo poco anche il «bibitaro» Di Maio è fuggito, proprio come il capitano Schettino dalla Concordia.

Sono lontanissimi i giorni delle ultime politiche in Emilia Romagna, quando l’affluenza fu del 78,29%, ed i Pentastellati raggiunsero un iperbolico 27,5 %. Allora, sulla cresta dell’onda, il Movimento scalzò il Pd che vacillò persino nella sua roccaforte rossa indietro quasi di un punto.

Insomma l’Emilia Romagna sarà governata per altri cinque anni da Stefano Bonaccini, mentre i Cinque Stelle non sono proprio pervenuti, sono stati relegati a fenomeno atmosferico minore.

Ma al peggio, come si dice, non v’è mai fine. Basta guardare come sono andate le cose in Calabria. Il Movimento è affondato proprio. I paragoni sono tristi e fanno male, ma soprattutto minano l’orgoglio di chi, dopo molto, si guarda allo specchio e si vede invecchiato di colpo, solo e senza eredi.

Ma facciamoli questi paragoni: le politiche del 2018 segnano l’esplosione dei Cinquestelle alla Regione, allora governata dal Pd Mario Oliverio. Grandi proclami e tanti sorrisi e strette di mano: raggiunsero 43,37% relegando allora il Pd al14,34% e la Lega al 5,61%.

La caduta delle stelle in Calabria è stata più improvvisa. Qui i Cinquestelle avevano tenuto nella successiva tornata europea, confermandosi ancora primo partito con il 26,69 %, anche se la Lega aveva messo le ali ai piedi ed aveva guadagnato molto terreno arrivando al 22,61%.

Ovviamente nessuno vuol dichiararsi completamente spacciato ed allora si cercano paragoni meno netti: il candidato grillino Francesco Aiello ha fatto presente alla stampa che rispetto alle regionali del 2014, anno in cui i grillini avevano raggiunto il 3,9%, questa volta il Movimento è cresciuto. Aiello però si dimentica che in Calabria lo sbarramento è dell’8% e quindi il 7,4 registrato dai Cinquestelle questa volta, è superfluo, inutile. Non possono entrare in Consiglio, restano al palo.

Arrivederci o meglio addio! La marcia funebre è terminata, è ora di cominciare la tumulazione della salma.

Lino Rialti

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