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IL M5S DA SOLO ALLE REGIONALI

La piattaforma Rousseau
boccia Di Maio & C.

 

Confesso di aver sempre nutrito dubbi sulla validità della piattaforma Rousseau, non soltanto per il numero relativamente ristretto dei partecipanti alle votazioni online, ma soprattutto per l’impossibilità di controllarne gli esiti. Inoltre, fino a giovedì scorso, tutte le consultazioni avevano confermato l’indirizzo dei vertici Pentastellati, compresa quella di governare insieme a Pd, considerato fino al giorno prima il principale avversario del Movimento da riempire di ingiurie e contumelie ad ogni occasione.

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La consultazione mirata a decidere se il M5S dovesse astenersi dal partecipare con proprie liste e candidati presidenti nelle elezioni regionali di Emilia Romagna e Calabria del 26 gennaio, così come era stato indicato da Di Maio e dagli altri esponenti governativi del Movimento, ha dato invece esiti del tutto diversi.

Su di un totale di 27.273 votanti ben 19.248 persone hanno deciso che il M5S debba partecipare da solo, come ha sempre fatto, ai due appuntamenti elettorali.

Una smentita clamorosa per il capo politico pentastellato, che aggrava la confusione all’interno di una compagine che sembra destinata a un drastico ridimensionamento e che ha costretto il fondatore e garante Beppe Grillo a correre a Roma per rinnovare a Di Maio la sua fiducia incondizionata.

La rete sovrana dei militanti e sostenitori Pentastellati ha dunque espresso una linea molto chiara, a meno che non si voglia dare credito al retropensiero della manipolazione dei risultati della piattaforma. Ovvero che il suo controllore Davide Casaleggio abbia voluto, con la smentita dell’attuale vertice, far imboccare un percorso del tutto nuovo al Movimento per provocare una sorta di nuovo inizio.

Il Pd ha preso atto di quanto sta avvenendo in casa dell’«alleato» di Governo e ha subito aperto alla proposta di Giancarlo Giorgetti di attivare un tavolo di confronto Lega-Dem per il varo di una legge elettorale maggioritaria. Zingaretti, comprendendo il rischio che l’esecutivo salti, dopo la Finanziaria o dopo un’eventualità sconfitta alle regionali, sembra voler tornare alla sua prima ipotesi espressa dopo fine dell’esperienza del Conte I. Consolidare il Pd come uno dei due poli maggioritari dello schieramento politico italiano, prosciugare il bacino elettorale dei Cinque Stelle in caduta libera e liberarsi della sovradimensionata rappresentanza parlamentare renziana, sia quella rimasta al suo interno sia quella andata a costituire Italia Viva.

Intanto il 22 novembre Carlo Calenda che aveva lasciato il Pd dopo la nascita dell’esecutivo rosso-giallo ha lanciato il suo personale raggruppamento denominato Azione. Dell’ex ministro dello Sviluppo Economico nei governi Renzi e Gentiloni ammiriamo soltanto il piglio deciso e la coerenza delle proprie idee, mentre siamo lontani più che mai dai suoi contenuti ultraliberisti.

Vincenzo Fratta

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