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Il nuovo decreto non c’è
ma lo show di Conte va in onda

Covid-19. Tra Governo e alcune Regioni ci sono divergenze sugli orari dei supermercati

 

È quasi mezzanotte e il premier Conte, affida alla sua pagina Facebook l’ennesimo annuncio per il contenimento dei contagi da Covid-19. Uno stop ulteriore, sulla scia delle ordinanze dei Presidenti della Regione Lombardia e del Piemonte. Dovremmo essere abituati a questi show serali e ora notturni, su canali non convenzionali, che gettano nel panico, qualora c’è ne fosse il bisogno, la maggior parte degli italiani.

Capisco lo sforzo del Governo in questo momento di eccezionale drammaticità, ma ci vuole rispetto. Prima si scrive il testo del Decreto che si vuol emanare, dettagliando, per quanto possibile, termini e modalità e poi si annunciano le misure prese per contenere i contagi da Covid-19.

Pur concordando con le misure, evidentemente tardive, pongo dei quesiti di ordine pratico e di vitale importanza per aziende e professionisti.

Fermo restando l’apertura delle attività di cui all’allegato 1 del Dpcm 11 marzo 2020, con il nuovo provvedimento si specificano le altre attività essenziali.

Anche gli studi dei commercialisti dovrebbero restare chiusi, congelando tutti gli adempimenti burocratici e fiscali, tutte le scadenze fiscali e previdenziali.

Al sistema economico del paese non servono sospensioni «spot» e vergognose delle attività di controllo e delle scadenze del 16 marzo, a fronte delle quali l’Agenzia delle Entrate, si è arrogata il diritto di proroga di ben due anni dei termini di decadenza e prescrizione degli accertamenti.

L’Inps fa sapere che tutti potranno accedere al sito www.inps.it per presentare le domande per il contributo di 600 euro (dovrebbe servire per la spesa quotidiana o che cosa?), atteso che ancora non esiste il modello e non è aggiornato il sistema operativo. In quanti saranno in grado di richiedere il Pin per l’accesso e provvedere autonomamente?

Nel caso di richiesta tramite i Caf, pensate che tutti siano in grado di scannerizzare e inviare via mail il necessario?

Chi potrà restare aperto

Ora, proviamo a «comprendere» quello che ha detto Conte al Paese la sera del 21 marzo in diretta, dopo una giornata di lavoro con sindacati e associazioni di categoria per stilare un elenco dettagliato delle attività essenziali: «Non abbiamo alternative, in questo momento dobbiamo tutelare noi stessi e le persone che amiamo. Per questo il Governo ha deciso di compiere un altro passo: chiudere sull’intero territorio nazionale ogni attività produttiva che non sia strettamente necessaria, cruciale, indispensabile a garantirci beni e servizi essenziali».

Il nuovo Decreto ancora non c’è ma il premier ha già annunciato che «Continueranno a restare aperti:

  • tutti i supermercati e i negozi di generi di prima necessità, senza restrizioni di giorni e orari, dunque non c’è ragione di fare corse e code per gli acquisti
  • farmacie e parafarmacie
  • servizi bancari, postali, assicurativi, finanziari
  • tutti i servizi essenziali come i trasporti
  • le attività accessorie e funzionali a quelle essenziali
  • le attività produttive rilevanti per la produzione nazionale
  • al di fuori delle attività essenziali è consentito soltanto il lavoro in modalità smart working

Rallentiamo il motore produttivo del Paese ma non lo fermiamo, per poter contenere quanto più possibile questa epidemia.

L’emergenza sanitaria si sta tramutando in emergenza economica. A tutti dico lo Stato c’è, il Governo interverrà con misure straordinarie che ci permetteranno di ripartire quanto prima».

L’annunciato nuovo Decreto del Presidente del Consiglio, completo di tabella allegata è infine stato pubblicato nella serata di oggi con un’edizione straordinaria della Gazzetta Ufficiale. Entra in vigore dal 23 marzo con valenza fino al 3 aprile. Le misure ivi contenute si cumulano a quelle già presenti nel Dpcm dell’11 marzo e all’Ordinanza del Ministero della Salute del 20 marzo, la cui validità è prolungata anch’essa al 3 aprile.

Siamo entrati in un tunnel stretto e buio e abbiamo una classe dirigente che non aiuta, non aiuta proprio.

Ernesta Cambiotti

 

 

 

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