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Giuseppi esce di scena,
arriva Mario Draghi

Svanito il Conte ter. La parola a Mario Draghi

 

Il Governo Conte ter non si farà e questa è una piccola buona notizia per gli Italiani. Il mandato esplorativo affidato da Sergio Mattarella al presidente della Camera è naufragato tra i veti dei Cinque Stelle e l’efficace strategia di Italia Viva. Il presidente della Repubblica ne ha preso atto e ha incaricato Mario Draghi di formare un nuovo Governo.

Svanito il Conte ter. Il presidente Mattarella chiama Mario DraghiIl professore universitario uscito dal cappello del Movimento Cinque Stelle era diventato il primo giugno 2018 presidente del Consiglio di un Governo sostenuto da M5S e Lega. Dopo che nel settembre 2019 Matteo Salvini aveva chiuso l’esperienza per l’impossibile coabitazione con i pentastellati, Giuseppe Conte era rimasto premier, ma a capo di una maggioranza fortemente caratterizzata a sinistra con il M5S, Pd, Leu.

Subito dopo formato il Governo e incassati due ministri, il «promotore» dell’intesa rosso-gialla Matteo Renzi era fuoriuscito dal Pd con un suo raggruppamento denominato Italia Viva.

Nonostante si fosse giovato dell’inedita opportunità di rimanere premier, pur cambiando radicalmente maggioranza, nei suoi interventi Giuseppe Conte si era lanciato in una serie di acide esternazioni contro Salvini. Più della fine dell’esperienza giallo-verde, quello che maggiormente sembrava «bruciare» al riconfermato premier, era una sorta di «lesa maestà» nei suoi confronti da parte del leader della Lega.

L’uomo si sarebbe rivelato nella sua supponenza e mania di grandezza con lo scoppio della pandemia, utilizzata dal premier per introdurre l’inedita prassi dei Dpcm accompagnati da raffiche di conferenze stampa in diretta tv.

Che cosa sarebbe successo se un comportamento del genere fosse stato assunto non dico da Salvini ma da un Silvio Berlusconi? Avremo visto i partiti di sinistra stracciarsi le vesti, i loro media battere la grancassa e qualche Palamara avviare le indagini per attentato alla Costituzione.

Alla fine a non sopportare il «sono tutto io» di Conte è stato Matteo Renzi. L’8 dicembre c’è stato il primo affondo del leader di Iv in Senato quando ha criticato le scelte del Governo e la bozza del Recovery plan, al quale il presidente del Consiglio ha replicato spocchioso nella conferenza stampa di fine d’anno.

Il 13 gennaio, non ritenendo soddisfatte le richieste di Iv, le ministre renziane Bellanova e Bonetti si sono dimesse.

Fallito l’estremo tentativo trasformista

A questo punto il premier sarebbe dovuto salire al Colle e rassegnare le dimissioni nelle mani del Capo dello Stato. Ma pieno di sé e accecato dall’arroganza il premier ha invece deciso di aprire una vergognosa campagna acquisti tra i deputati e soprattutto tra i senatori, per raggranellare voti necessari ad ottenere la fiducia ad un Conte ter senza l’apporto dei renziani.

Nonostante l’arruolamento di Clemente Mastella e Bruno Tabacci, la campagna acquisti non ha dato i frutti sperati dal premier. In senato il 19 gennaio il Governo non è andato oltre la maggioranza relativa di 156 voti su 320, con tre senatori a vita di supporto e di alcuni «acquisti» dell’ultimo minuto.

Dopo aver cercato ancora, inutilmente, altri supporters, Conte il 26 gennaio ha dovuto obtorto collo rassegnare le dimissioni. La situazione non è mutata con l’affidamento dell’incarico esplorativo a Roberto Fico e così un irritato Sergio Mattarella ha chiamato Mario Draghi.

Oggi dopo un’ora di colloquio con il Capo della Stato l’ex presidente del Bce ha accettato l’incarico con riserva e si è messo subito al lavoro. Inizia dunque una fase nuova. A non rivederci Giuseppi!

Vincenzo Fratta

 

 

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