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I LIBRI PER NON DIMENTICARE

Accanto ad Anna Frank
c’è il Principe Giallo

 

L’indignazione suscitata dallo sfregio alla memoria di Anna Frank, la ragazza 15enne morta nel campo di concentramento di Bergen-Belsen, diventata il simbolo della Shoah, che alcuni ultras della Lazio hanno rivestito con la maglia della Roma, ha riportato all’attenzione l’importanza delle testimonianze scritte e più in generale della conoscenza della storia, per non far cadere nel dimenticatoio gli orrori del Novecento.

Sui campi di gioco, in televisione e sulla stampa si è ricordato, citato e letto il famoso Diario che porta il suo nome, adottato come testo integrativo in molte scuole italiane. Accanto a questo libro ne andrebbe aggiunto un secondo, praticamente sconosciuto al pubblico italiano.

Si tratta de Il principe giallo del poeta e scrittore ucraino Vasyl’ Barca, un opera che testimonia dell’Holodomor, lo sterminio per fame dei contadini dei territori della Russia sovietica attuato nel 1932-33, al quale l’autore allora poco più che ventenne riuscì a sopravvivere.

Il Secolo XX non ha infatti conosciuto un solo Olocausto. Oltre al genocidio in nome dell’odio razziale c’è stato purtroppo anche il genocidio in nome dell’odio di classe. Per vincere le resistenze dei kulaki alla collettivizzazione bolscevica, Stalin decise di far morire letteralmente di fame milioni di contadini. Per realizzare questo mostruoso progetto ordinò all’esercito e alle formazioni del partito comunista, di requisire dalle campagne tutti i generi alimentari e gli animali domestici che riuscivano a trovare. I campi furono spogliati e le case di tutti i villaggi furono perquisite. Gli alimenti e il bestiame sequestrato furono ammassati in punti di raccolta presidiati dai soldati. Per un intero inverno e per diversi mesi ancora, l’intera popolazione rurale fu lasciata morire per la mancanza di cibo. Coloro che, stremati, pensarono di rifugiarsi nelle città per sfuggire alla morte, le trovarono presidiate dai militari e furono respinti indietro verso il loro destino.

Il bilancio dell’Holodomor, il nome con il quale è conosciuto questo orrore, costituisce una prima terribile analogia con la Shoah. Anche se molti storici indicano cifre più alte, la stima prudenziale delle vittime sulla quale tutti concordano è anch’essa di non meno di 6 milioni di morti, di cui quattro nella sola Ucraina e due milioni nel complesso degli altri territori sotto il giogo sovietico.

Il Principe Giallo per il quale Vasyl’ Barka fu candidato due volte al Premio Nobel, uscì 1962, ma abbiamo dovuto aspettare 54 anni prima che il libro fosse tradotto in Italia, per la meritoria iniziativa di un editore specializzato nelle tematiche legate al mondo rurale (Edizioni Pentàgora, Savona, pp.311).

Dalla lettura del libro balza agli occhi un’altra terribile analogia con la Shoah. Così come gli uomini, le donne e i bambini attendevano la morte nelle camerate dei lager nazisti, durante l’Holodomor i villaggi ucraini si trasformarono giorno dopo giorno in lager senza filo spinato, dove prima i più deboli, vecchi e bambini, poi gli adulti, lentamente si spegnevano.

Per non dimenticare gli orrori del «Secolo breve» accanto al Diario di Anna Frank dovrebbe dunque essere adottato nelle nostre scuole anche Il principe Giallo di Vasyl’ Barka. Magari da affiancare al libro di Vasiliy Grossman, Tutto scorre… (Adelphi 1987, pp.229).

Reporter al seguito dell’Armata Rossa nella seconda guerra mondiale, al termine della sua vita il grande scrittore russo, passò in rassegna, in forma di racconto, le diverse sfumature del sistema concentrazionario e degli altri orrori del mondo sovietico: la perenne tortura della vita dei gulag, la violenza fisica e psicologica sui parenti delle vittime, la delazione come fondamento della società e, naturalmente, lo sterminio dei contadini. In un brano del capitolo di Tutto scorre… dedicato all’Holodomor un funzionario sovietico impegnato nella gestione di Kolchoz, la fattoria collettivizzata dove venivano ammassati i generi alimentari sequestrati, così racconta: «Cominciò nel villaggio una moria generale. Prima i bambini, i vecchi, poi quelli dell’età mediana. Dapprincipio li sotterravano, poi smisero. Sicché i morti stavano buttati nelle strade, nei cortili, e gli ultimi sono rimasti stesi dentro le isbe. Sopravvenne un gran silenzio. Tutto il villaggio era morto. Non so chi morì per ultimo. Noi, che lavoravamo alla direzione del kolchoz, ci riportarono in città».

Vincenzo Fratta

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Nel lato sinistro della foto di copertina: la statua di una bambina che stringe in mano un spiga di grano, particolare del Monumento in memoria dell’Holodomor a Kiev.
Le foto in bianco e nero sono due immagini d’epoca. 

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