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BOLIVIA

Scontri nel Paese
dopo la vittoria di Morales

 

Disordini in Bolivia dopo le elezioni presidenziali che hanno sancito la vittoria di Evo Morales che ha conquistato il suo quarto mandato da Capo dello Stato con circa il 47% dei voti e quindi senza il bisogno di ricorrere al ballottaggio avendone oltre 10 sul suo principale rivale, Carlos Mesa.

Gli scontri più gravi sarebbero quelli verificatisi nella provincia di Potosi, nella parte sudovest del paese, dove sarebbe stato attaccati il Tribunale elettorale e le fiamme appiccate nelle sedi del partito di Morales, Movimento al socialismo (Mas), nelle città di Sucre e Potosi; i cittadini di Santa Cruz de la Sierra da parte loro hanno avviato oggi uno sciopero che andrà avanti ad oltranza.

A causa dell’incendi il Tribunale elettorale di Potosi ha sospeso le operazioni ferme così al 75% dello scrutinio.

Forti disordini si sono registrati anche nella città di Tarija, nel sud del paese, dove i manifestanti avrebbero saccheggiato gli uffici elettorali locali, bruciando parte della documentazione.

Le autorità boliviane hanno addossato la responsabilità dei disordini a Mesa che ha invitato la popolazione a far sentire la propria voce parlando di brogli elettorali a suo danno.

Con lo spoglio sospeso in alcune parti del paese e parte della documentazione andata distrutta da alcuni incendi potrebbe ora essere impossibile ottenere il risultato esatto della tornata elettorale anche perché l’ultimo aggiornamento in merito diffuso dall’’Organizzazione degli Stati americani (Osa) dopo il 95,36% dello spoglio indicava Morales al 46,4 e Mesa al 37,07, ovvero al di sotto della soglia dei 10 punti percentuali.

Le elezioni sono avvenute in un clima di forte polemica e diffidenza. La Costituzione, modificata in tal senso dallo stesso Morales, stabilisce infatti la possibilità di essere rieletti per due mandati consecutivi di 5 anni, possibilità sfruttata dal presidente nel 2010 e nel 2014 dopo la prima elezione del 2006.

Nel 2016 fu indetto un referendum per abolire il tetto ai mandati per le alte cariche dello Stato che però non passò ottenendo solo il 48,7% dei voti a favore; il Mas però presentò un ricorso accolto dalla Corte Costituzionale che di fatto ha abilito il limite definendolo «incompatibile con il diritto umano ad essere eletti».

Fabrizio Di Ernesto

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