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Dopo il fallimento afgano
opportuna una difesa comune

Esercito Europeo. La lezione afghana riapre il dibattito

 

Il fallimento della missione Usa e Nato in Afghanistan, nonostante una presenza ventennale, ha mostrato come l’Europa continui ad andare a rimorchio di Washington per quanto attiene ai grandi temi di politica internazionale sembra ora rilanciare l’ipotesi, vagheggiata da molti di una difesa comune dei paesi Ue, attraverso la costituzione di un esercito europeo.

Esercito Europeo. La lezione afghana riapre il dibattitoNell’incontro informale tenutosi ieri in Slovenia i ministri della Difesa dei 26 hanno, infatti, dovuto prendere atto dell’impotenza di fronte alla decisione Usa di lasciare l’Afghanistan.

Nonché della frustrazione di non poter garantire la sicurezza e guadagnare così più tempo per le evacuazioni all’aeroporto di Kabul e di una marginalità ancora troppo marcata del blocco sullo scacchiere internazionale.

Verso un esercito europeo?

Problemi che Bruxelles crede di risolvere con un esercito comune. La base di partenza è rappresentata da almeno 5mila unità ben addestrate, ma che potrebbero salire fino a 20mila, a seconda della piega che prenderanno le discussioni anche se per il momento manca ancora la cosa più importante: l’unanimità sull’iniziativa, parte di un piano articolato per orientare la politica estera dell’Ue.

La proposta però dovrebbe essere presentata il prossimo 16 novembre, come anticipato dall’Alto rappresentante Ue Josep Borrell poi sarà la Francia, presidente di turno da gennaio, che avrà il difficile compito di realizzarla.

A sostenere con forza l’iniziativa al tavolo delle trattative è stata la tedesca Annegret Kramp-Karrenbauer, che ha invitato a fare ricorso all’articolo 44 dei Trattati. Una norma mai usata prima che – previo voto all’unanimità – permette agli Stati che lo desiderano di mettersi insieme e di andare avanti a maggioranza, senza la necessità di ricercare quel consenso che sempre più spesso manda in stallo le decisioni di politica estera in Europa.

Opportuno ricordare che i tentativi dell’Ue per creare una forza di reazione rapida sono paralizzati da almeno due decadi, nonostante la creazione nel 2007 di un sistema di gruppi tattici (battlegroups) di 1.500 soldati che non sono mai stati utilizzati a causa di controversie sui finanziamenti e la mancata unanimità ad impiegarli.

Fabrizio Di Ernesto

 

 

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