QUESTIONE PALESTINESE

Il contentino di Trump
ai «gentili»

 

Anno elettorale negli Usa e Donald Trump a sorpresa si gioca il jolly della «questione palestinese» aprendo alla soluzione dei due Stati, anche se con Gerusalemme capitale indivisa ed indivisibile di Israele.

Da sempre vicino alla comunità ebraica, tra i suoi primi atti in politica estera il riconoscimento di Gerusalemme quale capitale dello stato sionista, operazione sempre evitata dai suoi predecessori e dal resto della comunità internazionale, Trump sembra ora voler passare alla storia come il presidente che ha risolto la questione palestinese.

Per dare l’annuncio del suo piano, l’inquilino della Casa Bianca ha voluto al suo fianco il premier israeliano Netanyahu, una scelta che molti analisti internazionali hanno visto come un tentativo dei due di distogliere l’attenzione dai loro problemi personali.

Per Trump, in vista delle presidenziali di novembre, si tratta di «un’occasione storica» e di «un grande passo verso la pace», ma anche «di ultima occasione per Medio Oriente» come ha sottolineato in una lettera inviata al presidente dell’Autorità nazionale palestinese Abu Mazen, che ha bollato il piano americano come «una cospirazione che non passerà perché Gerusalemme non si baratta», mentre la Giordania ha messo in guardia dalle «conseguenze pericolose di qualsiasi misura unilaterale possa essere adottata da Israele».

Ovvia bocciatura anche da parte di Hamas che ha convocato per venerdì una nuova «giornata di collera» annunciando resistenza armata per la difesa dei diritti palestinesi.

Nello specifico il piano di Trump, messo a punto con il genero Jared Kushner prevede la soluzione dei due Stati, con l’obbligo per i palestinesi di riconoscere Israele; Gerusalemme capitale indivisa di Israele anche se in contemporanea si apre a Gerusalemme Est capitale della Palestina con relativa apertura di una ambasciata Usa.

Previsti poi almeno 50 miliardi di dollari da destinare a progetti economici a beneficio dei palestinesi, anche se i soldi non verrebbero sola dagli Usa ma da vari paesi che hanno già manifestato interesse in tal senso.

Per i prossimi quattro anni, ovvero il periodo previsto per i negoziati, stop a progetti per i nuovi insediamenti israeliani in Cisgiordania e negli altri territori palestinesi con la promessa di raddoppiare la porzione di territorio sotto il controllo palestinese.

Il piano Trump prevede poi la sovranità di Israele sulla Valle del Giordano; in tal senso domenica Netanyahu chiederà al governo di votare per l’annessione.

Il tutto ovviamente condizionato ad un serio impegno di smilitarizzazione e disarmo da parte palestinese e contro il terrorismo.

Fabrizio Di Ernesto

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