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BRASILE

Lula da Silva torna presidente,
vent’anni dopo

Lula da Silva è presidente del Brasile. Festeggiano con lui la 3a moglie Rosangela Silva e il vice Geraldo Alckmin

 

Luiz Inácio Lula da Silva ha battuto Jair Bolsonaro diventando per la terza volta presidente della Repubblica Federale del Brasile. L’ex presidente ha ottenuto 60.345.999 voti (50,09%) contro i 58.206.354 voti (49,10) del presidente uscente.

Jair Bolsonaro ha riconosciuto la sconfittaPer Lula si tratta di un ritorno dopo i due mandati consecutivi conquistati nel 2003 e nel 2006. Proprio la memoria dei brasiliani per i successi ottenuti durante la sua precedente presidenza deve aver dato la spinta in più necessaria al settantasettenne leader del Partito dei Lavoratori per avere ragione dell’avversario.

«Nei suoi momenti più virtuosi – si legge nel commento della Folha de São Paulo – l’esponente del Pt seppe sfruttare con responsabilità i vantaggi della congiuntura economica favorevole dell’epoca. La vittoria odierna che si concretizzerà con il suo insediamento il 1 gennaio 2023 sancisce inoltre l’alternanza al potere e la solidità della democrazia brasiliana».

Per la prima volta il presidente uscente non viene rieletto per il secondo mandato. Jair Bolsonarro perde a causa della sua grettezza, il suo piglio autoritario, il suo atteggiamento superficiale verso la pandemia di Covid19, nonché per le sue indifendibili posizioni sull’Amazzonia e sulle comunità indigene.

Il neo presidente ha vinto con il più ristretto margine di voti di sempre e ha contro una parte significativa ed influente della società brasiliana. Pesano, scrive sempre la Folha, «sia gli scandali di corruzione emersi durante il suo governo, sia i disastri economici operati dalla presidente Dilma Rousseff» (da lui indicata a succedergli al termine del secondo mandato). Nonché la componente ideologica e intollerante di buona parte del Pt.

La scelta di Alckmin come vice

Non a caso l’esponente della sinistra ha scelto come vicepresidente al momento della presentazione delle candidature Geraldo Alckmin, suo avversario alle presidenziali del 2006. Espressione della «destra» neoliberale, ex Sindaco e poi Governatore dello Stato di San Paolo, Alckmin è un esponente storico del Psdb, partito che ha abbandonato nell’aprile scorso per il suo appoggio a Bolsonaro e per poter correre in tandem con Lula.

Nonostante il credito di Alckmin nei media e negli ambienti finanziari, Bolsonaro è risultato il più votato in 14 Stati contro i 13 di Lula. Compresi Rio de Janeiro, San Paolo e Minas Gerais, dove anche i candidati governatori del Pt sono stati battuti.

Nello Stato di San Paolo, economicamente più rivelante del Brasile, nonché «feudo» di Geraldo Alckmin si è imposto al secondo turno il 47enne Tarcísio de Freitas (Liberales), che ha battuto il 59enne Fernando Haddad del Pt, che nelle scorse presidenziali avevva tentato di sbarrare la strada a Bolsonaro.

Sconfitti i Governatori Pt

Nello Stato di Rio de Janeiro era Stato eletto al primo turno il 43enne Cláudio Castro del Pl di Bolsonaro. Sempre al primo turno del terzo importante Stato di Minas Gerais il candidato del Pt era stato battuto dal 57enne Romeu Zema (Novo).

Nel prossimo Congresso nazionale il neo presidente si troverà ad affrontare un’opposizione più ampia e radicale di quella che gli si era contrapposta venti anni fa. Ne potrà contare, almeno per il momento, su di una congiuntura internazionale favorevole, in considerazione delle problematiche legate alla guerra in Ucraina e all’alta inflazione e il rischio di recessione che incombono nel mondo.

Le nuove responsabilità di governo

Lula si insedierà il 1° gennaio 2023 per il suo terzo mandato da presidente del BrasileSul piano interno Lula dovrà praticare una rigorosa politica di bilancio e circondarsi di «tecnici» e persone qualificate. In sostanza dovrà guardare oltre il cerchio ristretto del suo partito e degli alleati di sinistra.

«Senza fissare delle regole fiscali che assicurino la solvenza del debito pubblico – conclude l’analisi elettorale della Folha de Sao Paulo −, non avrà le risorse sufficienti per soddisfare le domande pressanti di educazione, salute e assistenza sociale. Senza consentire che l’economia funzioni con libertà e regole di mercato, non si avrà la crescita necessaria per ridurre la povertà».

Così come è successo in Italia con la vittoria di Giorgia Meloni, anche in Brasile con la presidenza Lula si apre una fase nuova. Terminata la campagna elettorale è ora il tempo delle responsabilità di governo.

Vincenzo Fratta

 

 

LE TAPPE DELLA CAMPAGNA ELETTORALE

Il peso degli evangelici e il ruolo delle comunità indigene del 6 ottobre 2022

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