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L’Isis torna a colpire
in Siria e Iraq

L'Isis si riaffaccia in Siria e Iraq con nuovi attacchi

 

La recente affermazione dei Talebani in Afghanistan sembra aver ridato slancio al terrorismo islamico con l’Isis che sta cercando di risollevarsi in Siria e Iraq.

L'Isis si riaffaccia in Siria e Iraq con nuovi attacchiL’Osservatorio siriano per i diritti umani ha infatti riferito che lo «Stato islamico» è tornato ad essere protagonista del conflitto siriano ed ha diffuso una carta geografica della spartizione territoriale della Siria da parte dei diversi attori politici e militari.

In Iraq sono tornati a circolare i filmati di persone decapitate dai combattenti dell’Isis dopo un attacco compiuto nella zona di Kirkuk, a nord di Baghdad, contro una pattuglia della polizia.

Tutto ciò mentre i terroristi islamici hanno rivendicato anche gli attacchi contro alcune installazioni elettriche nella zona di Ninive e altre azioni a sud di Mosul, già capitale del Califfato dal 2014 al 2017.

Dopo alcuni anni in cui l’Isis aveva ampliato il proprio raggio di azione, anche grazie all’Occidente che lo vedeva quasi come un alleato nella guerra civile siriana contro Bashar al Assad nel 2016, l’entrata in scena delle truppe iraniane e soprattutto russe in difesa del presidente siriano aveva portato alla sconfitta del sedicente Califfato nel 2019. Ora però la situazione sembra di nuovo in evoluzione.

Gli attacchi dell’Isis

Attualmente l’Isis controlla formalmente solo l’1% del territorio siriano, nei giorni scorsi lungo la valle dell’Eufrate si sono intensificati gli attacchi contro militari governativi e russi e contro miliziani curdo-siriani appoggiati dagli Stati Uniti.

Un soldato russo è stato ucciso da un ordigno esploso al passaggio della pattuglia militare a sud di Raqqa.

Nonostante i ripetuti raid aerei di Mosca nella zona, l’Isis continua infatti a operare e a colpire. Così come ha fatto nei giorni scorsi alla periferia di Palmira, la cittadina nota non solo per le rovine d’epoca romana ma anche per esser stata teatro della propaganda mediatica dell’Isis, che ha dominato la zona negli anni scorsi.

Il timore degli analisti che i Talebani, che comunque anche nel periodo tra il 1996 ed 2001 non hanno mai evidenziato la volontà di espandere il loro territorio, possano allearsi all’Isis e ridare spazio, forza e visibilità al terrorismo islamico nella regione medio-orientale con una nuova destabilizzazione.

Per evitare ciò potrebbe quindi diventare fondamentale il riconoscimento del governo di Kabul da parte di quei paesi come Russia e Iran che invece da anni combattono l’Isis anche se, e questo è il rovescio della medaglia, significherebbe un aumento dell’influenza di Teheran e di Mosca in quell’area.

Fabrizio Di Ernesto

 

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