BRASILE

L’insediamento di Bolsonaro
e il discorso di Michelle

 

Il primo gennaio 2011 avevo seguito sulla Tv Globo la cerimonia di insediamento della presidente brasiliana Dilma Roussef e con maggior interesse ho «accompagnato» quest’anno la «posse presidencial» di Jair Bolsonaro. Essendo il Brasile una Repubblica Federale di tipo presidenziale, l’insediamento del suo presidente ha una particolare solennità, con un articolato protocollo, che val la pena di descrivere.

Dopo il trasferimento dalla residenza di «campagna» a disposizione dei presidenti della Repubblica, la cerimonia ha avuto simbolicamente inizio dalla Cattedrale di Brasilia. Jair Bolsonaro con la consorte Michelle sulla Rolls Royce di Stato scoperta, scortati dai Dragoni dell’Indipendenza a cavallo (paragonabili ai nostri Corazzieri) e dagli uomini della sicurezza, hanno attraversato la Spianata dei Ministeri per raggiungere il Palazzo del Congresso. Ad attenderli per entrare insieme a loro c’erano il vicepresidente Hamilton Mourão con la consorte Paula. Qui nel salone verde, dove si svolgono le riunioni congiunte di Camera e Senato, davanti a un folto numero di parlamentari e di invitati, i capi di Stato esteri e gli altri rappresentanti stranieri, si è composto un Tavolo di presidenza comprendente le più alte cariche dello Stato. Dopo l’Inno nazionale suonato dalla banda dei Fucilieri della Marina e cantato dai presenti, il presidente del Senato Eunício Oliveira, ha invitato il presidente e il vicepresidente eletti a pronunciare il «Compromisso Costitucional», il giuramento con il quale Bolsonaro e Mourão hanno espresso la volontà di «Mantenere, difendere e realizzare la Costituzione, osservare le leggi, promuovere il bene generale del popolo brasiliano, sostenere l’unione, l’integrità e l’indipendenza del Brasile».

Dopo lo scambio e la firma dei documenti e la lettura del verbale della seduta, Bolsonaro è diventato formalmente il 38º presidente della Repubblica del Brasile, il quinto eletto direttamente dal popolo dopo la riforma costituzionale seguita alla fine della dittatura. Ha quindi pronunciato il suo primo discorso.

La prima parte della cerimonia si è infine conclusa con discorso (più lungo) del presidente del Senato. Dopo una decina di minuti passati nell’ufficio del presidente della Camera è cominciata la seconda parte della cerimonia.

Uscito dal palazzo il presidente è stato accolto dal comandante del battaglione della Guardia presidenziale e salutato da 21 salve sparate da quattro cannoni disposti sull’erba della Spianata, mentre veniva acclamato da una folla stimata in 115mila persone.

Dopo aver passato in rassegna una rappresentanza delle tre armi dell’esercito, del quale il presidente è il comandante in capo, Bolsonaro e signora sono risaliti sulla Rolls scoperta per raggiungere tra l’entusiasmo dei sostenitori, il Palazzo presidenziale.

All’ingresso del Planalto a ricevere le due prime cariche della Repubblica, c’era il presidente uscente Michel Temer con la signora Marcela. Il gruppo si è recato in un punto soprelevato di fronte alla folla, denominato «Parlatorio», dove il presidente uscente ha collocato la fascia presidenziale sulla spalla del subentrante.

A questo punto il protocollo prevede che venga nuovamente suonato l’Inno nazionale e il presidente pronunci il secondo discorso, rivolto non più alle alte cariche dello Stato ma all’intera Nazione.

L’esecuzione dell’Inno ha anticipato la sorpresa che ha positivamente sorpreso folla, giornalisti e addetti ai lavori. Il testo dell’Inno è stato infatti «interpretato» da un addetto nella Lingua Brasiliana dei Segni (Libras). Subito dopo è stata la prima dama invece del presidente a rivolgersi alla Nazione nello stesso linguaggio dei sordomuti, mentre una traduttrice lo ripeteva in portoghese.

Michelle Bolsonaro ha spiegato di aver voluto rivolgersi alla comunità dei non udenti, verso la quale svolge attività di volontariato, in rappresentanza di tutte le persone disabili e di quelle che si sentono dimenticate, verso le quali ha annunciato un’attenzione speciale da parte del nuovo governo.

La «prima dama» ha ricordato che il responso delle urne è stato chiaro e ha indicato come il popolo brasiliano vuole sicurezza, pace e prosperità. Ha ringraziato i medici per le cure prestate al marito ferito nell’attentato subito durante la campagna elettorale, Carlos Bolsonaro, il minore dei tre figli del primo matrimonio del marito, che le era stato particolarmente vicino durante la degenza in ospedale e che aveva accompagnato la coppia durante il percorso sulla Rolls Royce scoperta, e tutti i brasiliani che hanno pregato per la salvezza del marito dandogli il coraggio per andare avanti in quel momento difficile.

Comprensibilmente emozionata la signora Michelle, dopo un momento di incertezza, ha baciato due volte il consorte prima di cedergli la parola.

Jair Bolsonaro con un discorso più infiammato rispetto a quello tenuto nel salone del Congresso ha ribadito la sua avversione al «socialismo», all’influenza marxista sulla società con le sue appendici del «politicamente corretto» e dell’«ideologia di genere», riconfermando il suo impegno per la sicurezza, per il miglioramento della sanità e dell’istruzione (due settori nei quali il Brasile resta ancora molto lontano dagli standard di un paese del «primo mondo»).

Se la chiusa del suo discorso è stata in grado di infiammare i sostenitori — quando sventolando la bandiera nazionale, ha gridato che il suo colore sarà sempre il verde oro e giammai il rosso, e ha concluso con la formula «Il Brasile prima di tutti, Dio prima di tutto» — restano le preoccupazioni per le posizioni in politica estera, in economia e politica ambientale.

Non ci piace in Bolsonaro quella che appare come una subordinazione al modello iperliberista anglo-americano e più in generale agli interessi degli Stati Uniti che, come la storia ha insegnato, non possono coincidere ne con quelli del Brasile ne, in generale, con quelli dell’America Latina. Non ci piace che non si comprendano i danni enormi che lo sfruttamento indiscriminato delle risorse ambientali può causare, a fronte tra l’altro di benefici economici molto limitati nel tempo.

Per la novità che l’elezione di Bolsonaro comporta dobbiamo però concedergli il beneficio del dubbio e attenderlo alla prova dei fatti, quando dalla propaganda si passa al concreto delle azioni di governo di quello che, per citare Stefan Zweig, resta ancora il «Paese del futuro».

Vincenzo Fratta

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