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Per condannare il razzismo
non occorre genuflettersi

Leclerc e Verstappen, il No al razzismo si può esprimere senza genuflessioni

 

Il pilota della Ferrari Charles Leclerc non ha aderito al gesto di inginocchiarsi sulla griglia di partenza del Gran Premio d’Austria a sostegno del movimento Black Lives Matter ed è rimasto in piedi. Insieme a lui anche Max Verstapen. Come gli altri piloti entrambi indossavano la maglietta nera con la scritta «end racism».

La calciatrice statunitense Sam Leshnak in piedi con la mano sul cuoreLa genuflessione dei piloti sulla griglia di partenza del Gran Premio di apertura del Campionato di Formula 1 dopo il blocco forzato per l’epidemia di Covid-19 era stato preannunciato dal campione del mondo, Lewis Hamilton, molto attivo nelle proteste seguite all’uccisione di George Floyd avvenuta il 25 maggio a Minneapolis, nello Stato del Minnesota.

La medesima scelta di Leclerc e Verstapen era stata fatta nei giorni scorsi negli Stati Uniti da una giocatrice di calcio femminile. Durante l’esecuzione dell’inno nazionale che precedeva l’inizio della partita tra Nord Carolina Courage e Portland Thoens, la calciatrice Sam Leshnak Murphy era rimasta in piedi con la mano sul cuore.

La donna, che si definisce una «patriota», era stata attaccata pesantemente sui social. Non sappiamo invece quali reazioni susciterà ora il gesto dei due piloti.

Personalmente avrei fatto la medesima cosa. Un conto è condannare — e fermamente — la violenza della polizia americana, un altro è farsi strumentalizzare dagli iconoclasti fautori del politicamente corretto che oltretutto, nel Vecchio Continente, sono essenzialmente i ben «garantiti» progressisti radical chic.

Vincenzo Fratta