UOMO E AMBIENTE

L’allarme dell’Onu
per il riscaldamento globale

 

Non c’è più tempo! La natura continua a mandare «messaggi» inequivocabili della fine del mondo, ma i «potenti», semplicemente, li ignorano. I ghiacciai si sciolgono, le foreste bruciano, la desertificazione aumenta, il clima è impazzito. Ma niente, si pensa ad altro. Politici e governanti, concentrati su consensi e campagne elettorali perenni o altro, sembrano essere insensibili alle grida di dolore di una umanità in estinzione!

Il Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (Ipcc) delle Nazioni Unite ha presentato un nuovo rapporto sullo sfruttamento delle terre coltivabili e il riscaldamento globale.

Oltre 100 esperti provenienti da 52 paesi, hanno approcciato il problema da una prospettiva nuova: «il clima visto dal mio piatto».

In effetti il cambiamento climatico sta influenzando e influenzerà sempre di più la produzione di cibo nel mondo, facendo aumentare i flussi migratori delle persone.

Dal rapporto emerge la difficoltà a risolvere il problema. Piantare foreste e riduzione degli sprechi alimentari, possono essere utili, quanto urgenti.

Jim Skea, co-presidente del gruppo di lavoro III dell’Ipcc, che si occupa delle contromisure nei confronti del cambiamento climatico, afferma che «i terreni giocano un ruolo importante nel sistema del clima» e che «l’agricoltura, lo sfruttamento delle foreste e altri tipi di utilizzo dei sistemi producono il 23 per cento delle emissioni di gas serra umane. Al tempo stesso i processi naturali dei terreni assorbono una quantità di anidride carbonica pari a quasi un terzo delle emissioni prodotte dall’industria e dai combustibili fossili».

Il rapporto spiega che oggi già mezzo miliardo di persone vive in zone che si stanno desertificando, con una velocità tale che ne supera tra le 10 e le 100 volte il rimpiazzo.

Un altro grosso impatto ambientale è quello dell’allevamento, in particolare di bovini. Dal 1961 le emissioni di metano dovute a bovini e ovini sono aumentate significativamente e continuano ad aumentare perché c’è sempre più richiesta di carne.

Inoltre, ogni anno, l’abbattimento delle foreste per lasciare spazio a pascoli e terre per la coltivazione del cibo per questi animali causa l’emissione di una quantità di anidride carbonica pari a quella prodotta da 600 milioni di automobili.

È chiaro che il rapporto non invita a diventare tutti vegetariani o vegani, ma dice, chiaramente, che con le stesse disponibilità di terreni si potrebbero nutrire più persone qualora diminuisse il consumo di carne individuale.

Ernesta Cambiotti

 

Nella foto di copertina: L’allevamento dei bovini è una delle cause della progressiva deforestazione dell’Amazzonia. Un’attività scarsamente redditizia ma altamente dannosa per l’ambiente.

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