SIRIA

La politica dei due forni
di Erdogan

 

Non serve uno scontro diretto con la Russia, ma occorre che la Siria fermi la propria offensiva nella regione nord-occidentale di Idlib. Lo ha dichiarato il presidente della Turchia, Recep Tayyip Erdogan, di ritorno da una visita giornaliera in Ucraina durante il quale ha commentato anche lo scontro a fuoco avvenuto lunedì tra i militari turchi e quelli siriani, episodio che ha infastidito anche Mosca, alleato di Bashar al Assad.

Erdogan, fondamentale per la strategia Nato nella regione ma sempre più vicino politicamente e militarmente alla Russia continua quindi la sua politica dei due forni a scapito della Siria cui da anni prova a strappare le province a nord-ovest per creare una zona cuscinetto di sicurezza a scapito dei curdi, sia turchi che siriani.

L’uomo forte di Ankara ha ricordato l’importanza della cooperazione bilaterale con Mosca, facendo riferimento in particolare alla realizzazione della centrale nucleare di Akkuyu, al progetto di gasdotto TurkStream, all’acquisto del sistema di difesa missilistico russo S-400 e alla collaborazione in materia di turismo. «Non possiamo dimenticarci di tutto questo. Ecco perché siederemo attorno a un tavolo e discuteremo di tutto. Non con uno spirito di rancore, che non farebbe altro che danneggiare il confronto».

Mentre Erdogan continua ad alimentare il suo sogno di ricreare l’impero ottomano la Siria rimane un campo di battaglia; con le forze governative impegnate a sconfiggere gli ultimi terroristi islamici nella zona di Iblid dove lunedì è avvenuto lo scontro con le forze turche che ha provocato decine di morti su entrambi i fronti.

L’episodio aveva provocato la reazione, diplomatica della Russia, tanto che ieri era subito stato organizzato un incontro tra il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, che è tornato a discutere il processo di pacificazione della Siria e la situazione attuale nella provincia di Idlib con il suo omologo turco, Mevlut Cavusoglu.

Una nota diffusa dalle autorità di Mosca riferiscono che: «Le parti hanno concordato sulla necessità di seguire attentamente quanto stabilito negli accordi raggiunti nel quadro dell’ultimo incontro a Sochi tra i presidenti di Russia e Turchia, Putin e Erdogan: alla luce di ciò è stato anche ribadito quanto sia importante separare l’opposizione politica moderata dai gruppi terroristici presenti nel paese».

Dopo che le forze di Assad, sostenute da Russia e Iran hanno sconfitto i terroristi islamici le ultime sacche di resistenza si trovano nella provincia di Iblid, dove da alcune settimane si sono intensificati gli sconti acuitisi dopo che le autorità di Ankara hanno inviato un convoglio militare di almeno 240 mezzi contro l’avanzata dei soldati del governo siriano; da quanto si è appreso l’artiglieria siriana ha colpito una colonna di mezzi nei pressi di Saraqib, lungo l’autostrada M4 Aleppo-Latakia, cruciale per il controllo della regione, uccidendo almeno 8 persone: 5 soldati e 3 membri del personale civile turchi. Secondo la Russia Ankara non ha comunicato in tempo i suoi movimenti, mentre l’esercito di Erdogan assicura di essersi coordinato come sempre.

Immediata è giunta la risposta della Turchia, che a Idlib mantiene 12 postazioni militari con funzione di monitoraggio della tregua, da tempo rimasta solo sulla carta.

Fabrizio Di Ernesto

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