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Il ruolo di Mosca e Pechino
dopo la fuga di Biden

Afghanistan. Le mosse di Russa e Cina dopo la fuga di Biden

 

Dopo il ritiro dei militari Usa ed il ritorno al potere dei Talebani il futuro dell’Afghanistan appare sempre più un affare interno tra Mosca e Pechino.

Afghanistan. Le mosse di Russa e Cina dopo la fuga di BidenUna telefonata intercorsa tra il leader cinese Xi Jinping ed il presidente russo Vladimir Putin ha infatti confermato l’intenzione dei due di esporsi in prima persona per ridisegnare gli equilibri del paese e della regione.

Una mossa che potrebbe creare nuovi problemi al primo mandatario statunitense Joe Biden.

L’inquilino della Casa Bianca e sempre più oggetto di critiche, non solo da parte dei suoi avversari ma anche all’interno dei Democratico serpeggiano i malumori, mentre lui rimane inerme a seguire le operazioni di evacuazione dall’aeroporto di Kabul, anche se queste appaiono sempre più come una ritirata.

Con l’uscita dei militari Usa e Nato Xi Jinping e Putin avranno dunque mani più libere per progettare il futuro e lanciare in queste ore una vera e propria offensiva diplomatica.

Nel loro colloquio non solo aprono al G20, per tornare a collaborare fattivamente con la comunità internazionale a partire proprio dalla situazione afghana, ma si mettono d’accordo per uno strettissimo coordinamento tra Pechino e Mosca, in grado innanzitutto di favorire una transizione graduale a Kabul e un’azione di prevenzione del terrorismo e dei traffici di droga.

La Cina per il momento tiene un profilo basso assicurando di voler rispettare «la sovranità, indipendenza e integrità territoriale dell’Afghanistan», e soprattutto «di non volere interferire negli affari interni del Paese», puntando piuttosto a «un ruolo costruttivo» che porti a una soluzione politica della crisi.

In sostanza coglie al balzo l’opportunità offerta dalle parole del premier italiano Mario Draghi che, in qualità di presidente di turno del G20, ha auspicato un maggiore coinvolgimento di Mosca e Pechino.

Anche Putin ha accolto con piacere le aperture di Draghi che di fatto autorizzano Mosca a rilanciarsi in una regione fondamentale per gli interessi e la sicurezza russa, soprattutto considerando la sempre crescente pressione della Nato sui confini occidentali del Paese.

Per il momento «lo zar» sembra preferire un profilo basso e agire sottotraccia, forte anche delle parole della cancelliera tedesca Angela Merkel, convinta che in questa fase «sia fondamentale portare avanti il dialogo anche con Mosca e Pechino».

Fabrizio Di Ernesto

 

 

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