fbpx
BRASILE

La corsa per la presidenza
è tra Bolsonaro e Lula

Brasile, San Paolo. A passeggio la domenica sull'Avenida Paulista pedonalizzata

 

Il 2 ottobre 2022 il Brasile andrà alle urne per eleggere il presidente della Repubblica, i governatori degli Stati, i deputati e i senatori del parlamento federale e i deputati dei parlamenti statuali.

Brasile. Il Cristo Redentore di Rio de JaneiroIl presidente in carica Jair Bolsonaro sostenuto dal Partido Liberal (Pl) cercherà la riconferma per il secondo mandato insidiato dal ritorno dell’ex presidente Inácio Lula da Silva del Partido dos Trabalhadores (Pt). A fare da terzo incomodo Ciro Gomes del Partido Democratico Trabalhista (Pdt).

Prima di fare un breve profilo dei due maggiori contendenti vale la pena di sottolineare come in un Paese grande e differenziato come il Brasile, con tradizioni politiche diverse dalle nostre, i concetti di Destra e Sinistra siano ancora più usurati di quanto non lo siano nel Vecchio Continente.

Il Brasile è una Repubblica Federale composta da 26 Stati. Nel centro sud prevalgono gli Stati ricchi e tecnologicamente all’avanguardia, quelli del nordest sono più poveri e meno industrializzati. Nel nord ci sono gli Stati della regione amazzonica con le sue specifiche problematiche.

Un Paese di 212 milioni di abitanti

Brasile. L'immensa favela del Morro do Alemão nella zona nord di Rio de Janeiro che si estende per 3 km² Il paese conta 212,6 milioni di abitanti, con una popolazione dalle diverse origini − europea, africana e indigena − sempre più mescolata. È una società caratterizzata da un pronunciato classismo ricco/povero, ormai quasi scomparso in Europa e non assimilabile al razzismo presente negli Stati Uniti.

Ai margini delle grandi e moderne città crescono le sconfinate favelas, con caratteristiche proprie di degrado, marginalità, rischio criminale miste ad opportunità di crescita sociale.

È un paese ricco di risorse naturali ma che non è ancora riuscito a liberarsi dai condizionamenti delle multinazionali straniere e in particolare nordamericane.

Infine il Brasile è ancora un paese fortemente religioso, ma dove il cattolicesimo arretra di fronte alla crescita esponenziale delle chiese evangeliche, in grado ormai di condizionare la vita politica del paese.

I partiti brasiliani strutturati con un orientamento politico definito sono un’eccezione. Tra questi vanno annoverati il Pt e il Pdt. La maggior parte dei partiti sono invece dei raggruppamenti che si formano e si sciolgono alla bisogna, per lo più scommettendo di volta in volta, sia a livello statuale sia federale, sul candidato favorito.

Dopo la rimozione a metà del secondo mandato di Dilma Roussef, indicata a succedergli da Lula allo scadere dei suoi due mandati presidenziali, e sostituita fino alla scadenza dal vicepresidente Temer, nell’ottobre 2018 si sono affrontati l’ex capitano dell’esercito Jair Bolsonaro e il candidato del Pt Fernado Haddad.

Al primo turno Bolsonaro ottenne il 46% dei voti e al ballottaggio si impose con il 55,13% dei consensi diventando il 38° presidente della Repubblica Federale del Brasile.

Un capitano come presidente

Jair Bolsonaro con la moglie Michelle nel giorno dell'insediamento come 38° presidente del Brasile Jair Messias Bolsonaro è nato a Glicério nello Stato di San Paolo il 21 marzo 1955 da genitori di origine veneta. Sposato tre volte ha cinque figli. Militare di carriera arriva fino al grado di capitano prima di dedicarsi alla politica ed essere eletto deputato nel 1991.

Durante la campagna elettorale il 6 ottobre del 2018 viene accoltellato da uno squilibrato durante un comizio a Juiz de Fora nello Stato di Minas Gerais, rimanendo gravemente ferito e costretto ad una lunga degenza in ospedale.

A differenza dei suoi principali avversari delle presidenziali, Bolsonaro non ha un partito strutturato ma si infila di volta in volta nel preferito del momento. L’attuale formazione di riferimento, la decima nella sua carriera, è il Partito Liberale. Il Pl è attualmente il gruppo più numeroso in parlamento. Ha sostenuto in passato tutti i predecessori di Bolsonaro, compresi Lula, Dilma e Temer.

Jair Bolsonaro ospedale per uno dei ricoveri successivi all'attentato dell'ottobre 2018Molto grezzo, visto come il fumo agli occhi dalla sinistra intellettuale, semplificando possiamo dire che Bolsonaro incarna a modo suo il motto iscritto nella bandiera brasiliana «Ordine e Progresso». La ragione principale del suo successo è stato il proposito del contrasto alla violenza urbana, causa di paura e insicurezza generalizzata nella popolazione brasiliana.

Anticomunista e nostalgico della dittatura militare (1964-1985), Bolsonaro è liberista in campo economico e vicino agli Stati Uniti in politica estera al punto di essersi guadagnato l’appellativo di «Trump» brasiliano.

Molto gravi sono la sua incomprensione della necessità di tutela della regione amazzonica e la incapacità di comprendere l’appartenenza degli indios alla realtà del suo paese.

Discutibile è la sua sottovalutazione dell’epidemia di Coronavirus che in Brasile fino a giugno ha colpito 33,5 milioni di persone causando 676mila decessi.

Naturalmente a Bolsonaro è stata subito affibbiata dalla sinistra l’etichetta di «fascista», ma le sue posizioni oltre a non avere alcuna affinità con il Ventennio italiano, non hanno alcuna parentela con formazioni europee definite «di destra», ne tantomeno con la destra sociale italiana.

Il ritorno di Lula

Luiz Inácio Lula da Silva, presidente del Brasile per due mandati da 2003 al 2010Luiz Inácio Lula da Silva è nato il 6 ottobre 1945 a Caetés nello Stato di Pernambuco. All’età di 11 anni segue la sua umile e numerosa famiglia che come tanti abitanti del nordest brasiliano si trasferisce nello Stato di San Paolo in cerca di migliori opportunità.

A 19 anni perde il mignolo della mano sinistra nella pressa della fabbrica di componenti automobilistici dove lavora. Intanto cerca di completare gli studi.

Nel 1978 diviene presidente del sindacato dei lavoratori dell’acciaio di São Bernardo do Campo e Diadema, città satelliti della capitale paulista dove si trova la stragrande maggioranza delle industrie automobilistiche e componentistiche e tra le aree più industrializzate del Paese.

Il 10 febbraio 1980, nel pieno della dittatura militare, Lula è nel gruppo di professori universitari, dirigenti sindacali e intellettuali che dà vita al Partito dei Lavoratori.

Nel 1986 è eletto per la prima volta deputato, e presto cominciano i tentativi di scalare la presidenza della nazione. Alla presidenziali Lula è battuto per ben tre volte nel 1989, 1994 e 1998.

Ma non demorde. La sua popolarità è in continua ascesa, anche se resta la diffidenza delle classi alte nei confronti del Pt. Il suo portoghese non perfetto, retaggio dell’incompleto percorso scolastico di base, continua ad essere bersaglio della stampa avversa.

Lula rilasciato dal carcere di Curitiba nel marzo 2021 è acclamato dai suoi sostenitoriNel 2002 la svolta. Lula diviene Presidente del Brasile vincendo il ballottaggio contro il candidato di centro José Serra del Psdb con 52,4 milioni di voti pari al 61%. E quattro anni dopo conquista il secondo mandato battendo, sempre al ballottaggio con il 60% dei consensi, il candidato del Psdb Geraldo Alckmin, ex governatore dello Stato di San Paolo.

Durante la sua presidenza, grazie a nuove politiche di welfare, milioni di brasiliani migliorano sensibilmente la propria condizione di vita. Il ceto medio brasiliano finalmente cresce arrivando a raggiungere nel 2013 il 54% della popolazione.

Con il passare degli anni imprime un taglio più riformista alle posizioni del Pt, dove tuttavia sussiste un’ala di sinistra radicale come quella che induce Lula a non concedere l’estradizione del criminale Cesare Battisti all’Italia. Errore per il quale successivamente − ad estradizione avvenuta sotto la presidenza Bolsonaro – l’ex presidente chiederà scusa agli italiani.

Al termine dei due mandati presidenziali nel 2010 Lula arriva anche a far eleggere la sua candidata Dilma Rousseff, che non riuscirà mai a farsi amare dai brasiliani. Rieletta per il secondo mandato nel 2014 la Rousseff subisce l’impeachment del Senato e viene destituita. A terminare il mandato sarà il vice presidente Michel Temer che non si azzarda a porre la sua candidatura presidenziale.

Il Pt metterà in campo il suo governatore di San Paolo Fernando Haddar che sarà battuto nettamente da Bolsonaro.

Uno dei punti deboli del Pt è stata l’estesa corruzione dei suoi membri: negli anni delle presidenze Lula gli scandali si sono susseguiti e non hanno risparmiato ne Dilma ne lo stesso ex sindacalista, che nel 2016 viene coinvolto nell’inchiesta denominata Lava Jato, definita una sorta di «mani pulite» brasiliana.

L’ex presidente finisce in carcere nell’aprile del 2018 e vi rimane fino al novembre dell’anno successivo. Il 7 marzo 2021 il Tribunale Supremo Federale del Brasile lo proscioglie da ogni accusa. Riacquisiti i diritti politici e tornato quindi eleggibile Lula può puntare nuovamente alla presidenza del Paese.

Lula in vantaggio, ma Bolsonaro recupera

Auxílio Brasil, il programma di aiuto pubblico con il quale Bolsonaro ha sostituito la Bolsa Família di LulaL’ex sindacalista parte decisamente favorito nei sondaggi. Ha mantenuto la sua popolarità ed ha accentuato il suo carattere riformista. Non a caso ha deciso di indicare come vicepresidente proprio il suo ex avversario del Psdb Geraldo Alckmin, espressione della ricca ed industriale San Paolo.

A dicembre 2021 i sondaggi davano Lula in vantaggio su Bolsonaro di 27 punti, il 48% contro il 21%, con la possibilità di vincere addirittura al primo turno, superando il 50 per cento dei voti validi.

Il vantaggio dello sfidante è però sceso progressivamente nei mesi successivi e alle rilevazioni delle prime settimane di luglio si è ridotto a soli 9 punti: il 41% per Lula e il 32% per Bolsonaro.

Sono tre le principali ragioni del recupero dei consensi per il presidente in carica. La situazione economica in Brasile migliora. A febbraio la disoccupazione è scesa al 9.8%, il livello più basso dal 2016.

Il settore agricolo sta conoscendo un boom, mentre il real si è valorizzato nel 2022 non solo sull’euro ma anche sul dollaro Usa.

Le due facce della Pandemia. Il cimitero dei morti di Covid19 a Manaus e una manifestazione antilockdownInoltre sta mietendo successo il programma sociale di Bolsonaro, Auxílio Brasil che ha sostituito la celebre Bolsa Família introdotta proprio da Lula nel 2003.

Un quinto dei brasiliani attualmente vive in famiglie che riescono a sostenersi grazie all’Auxílio Brasil. E tra i brasiliani più poveri, percettori del programma, il 46% voterebbe per il presidente in carica contro il 49%. che invece non lo farebbe.

C’è poi l’attenuarsi degli effetti della pandemia che contribuisce ad affievolire i giudizi negativi sulla gestione Bolsonaro dell’emergenza Covid19, molto marcati lo scorso anno.

D’altronde, in proporzione al numero di abitanti, i dati sui contagi e la mortalità per coronavirus in Brasile, sono in linea con quelli degli altri paesi dell’America Latina.

Un terzo elemento che favorisce Bolsonaro è quello «valoriale», soprattutto per quanto riguarda alcuni temi legati alla religione sul quale spinge lo schieramento a sostegno del presidente in carica.

Un ostacolo nell’ascesa dello sfidante è invece il tema della corruzione. Pesano su Lula gli scandali del passato che hanno coinvolto gli esponenti del Pt. Al di là delle accuse generalizzate di corruzione che entrano in tutte le campagne elettorali, nella percezione di gran parte dell’elettorato lo sfidante e il suo entourage sono considerati più corrotti del rivale.

Vincenzo Fratta

 

LE PRESIDENZIALI 2018

L’insediamento di Bolsonaro e il discorso di Michelle del 3 gennaio 2019

Sarà Bolsonaro il nuovo presidente del 1 novembre 2018

Al ballottaggio i due candidati «peggiori» dell’8 ottobre 2018

 

 

 

Lascia un commento