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Erdogan torna a minacciare
Europa ed Usa

Il presidente turco Erdogan minaccia Europa e Usa per il caso Osman Kavala

 

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan è tornato ad attaccare l’Europa e gli Stati Uniti arrivando a minacciare l’espulsione di ben 10 diplomatici a causa di un appello in cui questi hanno chiesto la scarcerazione del filantropo turco Osman Kavala, accusato di avere avuto un ruolo nel tentato golpe avvenuto in Turchia nel luglio del 2016 e considerato un oppositore dal Sultano.

Il filantropo Osman Kavala oppositore del presidente turco ErdoganIl primo mandatario turco non ha usato mezzi termini emettendo un comunicato nel quale riferisce: «Ho detto al nostro ministro degli Esteri che non possiamo concederci il lusso di ospitarli nel nostro Paese» riferendosi ai rappresentanti diplomatici di Canada, Francia, Finlandia, Danimarca, Germania, Olanda, Nuova Zelanda, Norvegia, Svezia e Usa rei, a suo dire, di aver invitato Ankara a scarcerare Kavala in linea con una sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo del 2019.

La presa di posizione di Erdogan, a pochi giorni dal G20 di Roma, rischia di far saltare l’auspicato incontro tra il «sultano» di Ankara ed il presidente Usa Joe Biden con il quale i rapporti non sono del tutto idilliaci ed ora potrebbero precipitare del tutto.

Ankara e Washington sono ai ferri corti ormai da molti anni a causa dell’atteggiamento di Erdogan che sta portando avanti una politica «dei due forni» rivolgendosi ora alla Nato ora alla Russia a seconda dei bisogni.

Tale decisione ha comportato l’esclusione della Turchia dal programma di cooperazione militare sui caccia F-35 per aver acquistato il sistema di difesa missilistico S-400 dalla Russia. Al quale si aggiunge il mancato accoglimento della richiesta di estradizione per Fethullah Gulen, l’imam turco che risiede in Pennsylvania ed è ritenuto da Ankara la mente del tentato golpe del 2016.

Anche con i paesi europei in genere Erdogan ha sempre avuto un atteggiamento molto controverso: nel 2017 accusò di «nazismo» le autorità tedesche e olandesi per non avere permesso a funzionari del governo di Ankara di tenere comizi politici alla diaspora turca in Germania e Olanda prima di un referendum.

Da anni il negoziato per l’adesione di Ankara alla Ue è in stallo a causa del modo fin troppo spregiudicato con cui la Turchia utilizza i migranti come arma di ricatto nei confronti di Bruxelles ottenendo sempre più fondi con la minaccia di aprire le frontiere.

Fabrizio Di Ernesto

 

 

 

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