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TURCHIA

Erdogan attacca i curdi
ma si gioca il futuro

 

Appare sempre più prossima l’aggressione della Turchia di Erdogan ai danni dei curdi siriani, da sempre considerati dall’uomo forte di Ankara il suo principale nemico. Una mossa che, nel bene e nel male, sembra destinata a decidere per sempre il suo futuro.

Erdogan sogna di essere il nuovo Ataturk e realizzare la Turchia 2.0 e da anni per farlo sta portando avanti una politica molto spregiudicata che all’interno ha visto restringere sempre di più gli spazi politici dell’opposizione ed una vera e propria repressione ai danni della minoranza curda presente nel sud-est del paese, ed a livello di politica estera un ambiguo cerchiobottismo tra Washington e Mosca, la Turchia membro Nato sta per ottenere il sistema missilistico russo S-400.

Ora però con l’annunciata aggressione alla Siria si gioca tutto il futuro: se attacca rischia di tirarsi addosso l’ira funesta di Putin, alleato del presidente Bashar al Assad, se attacca e non riesce a minare il sostegno ad Assad rischia le ritorsioni di Washington. In tutti e due i casi rischia di ritrovarsi con una vittoria mutilata ed il rischio di perdere tutto il potere accumulato in questi anni.

Gli Usa hanno da un lato dato il via libera alle operazioni purché avvengano quando i soldati statunitensi non saranno più nelle vicinanze, dall’altro con Trump hanno ribadito che se la Turchia si spingerà troppo oltre è pronto ad annientare Ankara economicamente.

Ufficialmente Erdogan vuole «cacciare i terroristi dell’Ypg» alleati del Pkk ed inondare di profughi, anche se sarebbe meglio dire «coloni» tutta l’area del «Kurdistan» per mutarne la composizione etnica anche se i combattenti curdo-siriani, già in prima linea in questi anni contro l’Isis, hanno già detto di «essere pronti a difendere ad ogni costo i propri territori» anche alleandosi con Assad.

L’offensiva militare di Ankara punta inizialmente ad allontanare i curdi dalla frontiera, ma resta da capire fin dove potrà spingersi l’avanzata sul terreno. Erdogan vorrebbe portarvi 2 milioni di rifugiati siriani, ma per farlo le truppe turche dovrebbero arrivare fino a Raqqa e Deir ez-Zor, ben oltre i 30 km previsti inizialmente dalla «safe zone» concordata con gli Usa.

Sull’operazione l’Unione Europea ha espresso «preoccupazione». Nell’audizione al Parlamento europeo, l’Alto rappresentante designato Joseph Borrell l’ha definita «una minaccia all’integrità della Siria. Anche la Russia ha invitato alla prudenza per non danneggiare il prossimo avvio dei lavori della Costituente. E l’Onu ha lanciato l’allarme sulle conseguenze umanitarie: «Ci stiamo preparando al peggio».

La leadership di Erbil, capoluogo della Regione autonoma del Kurdistan iracheno, nel frattempo ha chiesto al ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, di proteggere i curdi siriani dopo il via libera degli Stati a un’operazione militare della Turchia nel nord della Siria. Come riferisce un comunicato stampa del Pdk. «Il presidente Barzani ha espresso le proprie preoccupazioni sul futuro dei curdi in Siria al ministro degli Esteri russo e ha chiesto che la Russia svolga il suo ruolo nel caso di eventi per evitare ulteriori sofferenze al popolo curdo in Siria», si legge nel documento.

Contro l’operazione anche l’Iran, altro storico alleato di Assad che nel corso di una telefonata tra il ministro degli Esteri Mohammad Javad Zarif e l’omologo turco Mevlut Cavusoglu ha ribadito che «la lotta al terrorismo e la creazione di sicurezza sono una necessità per la Siria ma sempre rispettandone l’integrità territoriale e la sovranità nazionale».

Nell’area vivono due milioni di civili e, secondo le Ong, si rischiano almeno 300 mila sfollati già dopo l’avvio dell’offensiva.

Fabrizio Di Ernesto

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