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Far West a Washington
nel giorno di Biden

Il Congresso occupato nel giorno della nomina di Joe Biden

 

Il passaggio dall’era Trump a quella di Joe Biden avviene nel peggiore dei modi con esagitati ultrarepubblicani che assaltano il Congresso per bloccare la nomina dell’esponente dei Democratici.

Il Congresso occupato nel giorno della nomina di Joe BidenIl bilancio degli scontri sarebbe salito a 4 morti e 52 feriti, secondo il capo del dipartimento di Polizia metropolitana di Washington, Robert Contee che ha denfinito «vergognose».

Terminati i disordini e ristabilita la calma il Congresso federale degli Stati Uniti ha confermato il voto dei grandi elettori in favore del presidente eletto Joe Biden, ultimo passaggio formale prima dell’insediamento del leader democratico alla Casa Bianca.

La certificazione segue la bocciatura da parte del Senato e della Camera di una serie di mozioni avanzate da parlamentari repubblicani, che si opponevano alla ratifica delle elezioni del 3 novembre scorso negli Stati di Arizona, Pennsylvania e Wisconsin.

Il vicepresidente Usa, Mike Pence, ha annunciato poco dopo le ore 3.40 di questa mattina che il presidente eletto Joe Biden ha vinto la presidenza, ponendo fine a una lunga seduta che era stata drammaticamente interrotta dall’irruzione di manifestanti pro-Trump a Capitol Hill.

Le violenze sono iniziate quando i manifestanti hanno forzato il blocco delle forze dell’ordine facendo irruzione nei locali e provocando l’evacuazione di entrambe le Camere.

Da quanto si apprende una donna sarebbe stata uccisa da agenti di polizia durante l’irruzione e altre tre persone – una donna e due uomini – sono deceduti per non meglio precisate «emergenze mediche separate» nel corso della violenta manifestazione. Degli oltre 50 feriti almeno 14 sarebbero appartenenti alle forze di polizia.

L’irruzione è avvenuta mentre i Senatori stavano discutendo una mozione promossa dalle autorità dell’Arizona che chiedeva di non certificare la vittoria elettorale in quello Stato.

Secondo la stampa statunitense alcuni funzionari della Casa Bianca avrebbero discusso telefonicamente e tramite messaggi la possibilità di evocare il 25mo emendamento della Costituzione Usa per rimuovere forzosamente il presidente Trump dal suo incarico.

Secondo il quotidiano The Hill, l’ipotesi sarebbe stata sollevata da un gruppo limitato di funzionari, e almeno per il momento non avrebbe interessato anche funzionari a livello di gabinetto. Nello specifico tale norma deve essere approvata dalla maggioranza del governo e dal vicepresidente, e notificata al Congresso.

La Costituzione prevede che la Camera dei rappresentanti si esprima con un voto a maggioranza qualificata di due terzi, nel caso il presidente si opponga alla propria rimozione dall’incarico.

Il ricorso al 25mo emendamento della Costituzione contro il presidente Trump è stata invocata più volte dai Democratici, sia durante le indagini sul «Russiagate», sia lo scorso ottobre, quando il presidente ha contratto il coronavirus.

Tornata la calma rimane un paese fortemente spaccato in due con il presidente Joe Biden chiamato ora a ricucire le divisioni ed ottenere la fiducia dei tanti che non lo hanno votato mentre i Repubblicani dovranno fare i conti con la difficile eredità di Trump.

Fabrizio Di Ernesto

 

 

CAPITOL HILL/1

I manifestanti pro Trump occupano le sale del Congresso del 7 gennaio 2020