fbpx

Più insidioso dell’Isis, il virus
sconvolge le nostre abitudini

Covid-19. L’inquinamento atmosferico rende più forte il virus

 

L’Isis ha vinto. Per puro caso e senza alcun merito, ma ha vinto una battaglia importante. Una vittoria, per così dire, morale, anzi senza morale. Infatti, come auspicavano quei taglia-gole, a causa dell’epidemia di Covid-19 non ci aggreghiamo più, non andiamo a concerti, non entriamo negli stadi, non andiamo a ballare, non prendiamo più aerei, addirittura non usciamo di casa. Molte donne, ma anche uomini, si coprono il volto non con i niqab ma con la mascherina.

Covid-19. L'Isis ci avrebbe imposto il niqab, il virus ci ha obbligati alla mascherinaComunque la maggior vittoria per l’Isis è il fermo dell’economia globale, conseguente al blocco imposto dalle misure preventive o di limitazione della diffusione del virus. Questa situazione sta mettendo in crisi la gigantesca macchina produttiva globale che abbiamo scoperto essere interconnessa e dipendente dal network mondiale di imprese delle varie filiere.

Ovviamente, ribadendo il concetto, il «merito» di questa situazione è, purtroppo, di un nemico ancora più subdolo dell’Isis, un microscopico virus. E per questo ancora più difficile da combattere.

Infatti l’epidemia di Covid-19 sconquassa il mondo produttivo e mina inesorabilmente la crescita economica mondiale. L’Ocse lancia l’allarme definendo questa pandemia «il più grande pericolo» dai tempi della crisi finanziaria ed espone l’economia mondiale «ad una minaccia senza precedenti».

In questa situazione, i possibili scenari potrebbero essere due. Uno ottimistico, nel quale presto si riesca, a livello globale, a delimitare l’epidemia, oramai pandemia, e così a limitare i danni. E poi lo scenario peggiore, nel quale il contagio risultasse difficile da contenere rendendo la situazione fuori controllo per lungo tempo.

Il nostro governo sta tentando, oramai da due settimane, questa strada. Ora è stato copiato dal resto dell’Europa, anche se con sbavature e ritardi che hanno causato un’impennata di contagi e morti.

Ancora nulla, o quasi, sul fronte britannico. Potrebbero essere tra gli otto e nove milioni i malati, contemporaneamente a richiedere cure, in Gran Bretagna, se Boris Johnson non si affretta a prendere decisioni sempre più impellenti.

Covid-19. Un selfie con mascherina di un turista a New York

Solo due giorni fa si è svegliato Trump. Ma per gli Usa è già troppo tardi. I test non ci sono e quindi non vengono fatti. Non si conosce, così, la situazione. I numeri comunicati dal governo degli Stati Uniti alla popolazione rappresentano prudentissime stime. La realtà sarebbe ben altra.

Oltre l’80 per cento dei casi negli Usa non sarebbero diagnosticati. Difatti il loro welfare è molto particolare. Tranne rari casi, la diagnosi e le cure sono tutte a carico del malato che poi viene rimborsato dalle assicurazioni private. La copertura assicurativa, in molti casi, però, non è obbligatoria ed essendo molto cara, non viene sottoscritta.

Una stima prudente calcola in oltre undici milioni i cittadini americani senza copertura. Così normalmente non si curano o lo fanno come possono.

Questo rappresenta un vulnus alla lotta di una pandemia. Se poi si considera che, quando disponibile, sottoporsi negli Stati Uniti ad un test per il Coronavirus costa in media tremiladuecento dollari (e ce ne vogliono almeno due per paziente), allora il gioco è fatto. Sono pochi gli americani, senza coperture assicurative che possono permetterselo.

La Casa Bianca ha, così, deciso di testare la popolazione. Il metodo? Tipico di Trump: a spot, si direbbe, a caso. Come stanno effettuando i prelievi, con quali criteri? Nei parcheggi dei grandi centri commerciali, causando pericolosi assembramenti di persone in fila per il test. Già, test che scarseggiano, anzi sono quasi introvabili negli Stati Uniti.

Così l’Italia ha prodotto ed inviato in America cinquecentomila test kit. Cinque pallet sono partiti alla chetichella, anzi proprio in segreto, il 17 marzo, su un volo militare speciale Usa, atterrato alle 11 di mattina e ripartito appena prima delle 12, dalla base statunitense di Aviano diretto a Memphis, in Tennessee. Nome dell’operazione «Reach 911». Speriamo che aiutino a contenere la diffusione del virus nel paese a stelle e strisce.

L’inquinamento atmosferico agevola il Covid-19

Nota positiva e merito del Covid-19: l’inquinamento atmosferico soprattutto causato dal traffico veicolare, è sparito dall’aria italiana, soprattutto dalla Pianura Padana. Il merito, in realtà, è delle ordinanze che ci impongono forti limitazioni negli spostamenti.

Comunque i famigerati e temuti Nox sono scesi ampiamente sotto i limiti consentiti. E questo è un bene se si considera che sono state dimostrate forti correlazioni tra la diffusione del virus e la presenza massiccia di inquinanti in atmosfera.

Ricercatori della Società di Medicina Ambientale, dell’Università di Bologna e di quella di Bari, hanno trovato una correlazione tra la vitalità, la propagazione del Covid-19 e la concentrazione del Pm10, il cosiddetto particolato. Hanno analizzato i dati del periodo tra il 10 e il 29 febbraio incrociandoli con quelli degli ultimi venti giorni.

Insomma i dati delle centraline Arpa per l’inquinamento, con i dati della Protezione Civile per i casi di Covid-19. Li hanno aggiornati al 3 marzo, tempo intermedio di 14 giorni per l’incubazione del virus. Risultato? Si evidenzia una relazione tra i superamenti dei limiti di legge delle concentrazioni di Pm10 e Pm2,5 e il numero di casi infetti da Covid-19.

Il meccanismo sarebbe semplice. Il Pm10 avrebbe, secondo la ricerca, esercitato un’azione di boost, cioè di impulso alla diffusione virulenta dell’epidemia. In un comunicato che presenta i risultati di questa ricerca si legge che «Le alte concentrazioni di polveri registrate nel mese di febbraio in Pianura Padana hanno prodotto un’accelerazione alla diffusione del Covid-19. L’effetto è più evidente in quelle province dove ci sono stati i primi focolai».

Ecco perché la Pianura Padana è stata la prima nella diffusione del virus in Italia, proprio come Wuhan in Cina, famosa per la sua aria irrespirabile.

La natura, nonostante tutto, è fantastica, trova sempre un suo equilibrio. Sta in noi rispettarla. Questa pandemia ci deve far riflettere.

Quando tutto sarà solo un brutto ricordo, e tutti insieme, finalmente, fuori dalle nostre case, riprenderemo le nostre attività, dovremo cominciare con uno spirito più ecologista, meno distruttivo della nostra amata Terra, amata ed unica.

Neanche l’Isis se la sente di rivendicare questa situazione, come invece fanno di solito quando qualche pazzo compie un gesto inconsulto, non è una busta di antrace aperta in un piccolo ufficio postale periferico, è una pandemia e fa sicuramente paura anche a loro.

Lino Rialti

 

GLI ALTRI ARTICOLI SULL’EPIDEMIA COVID-19

Un decreto che non cura del 18 marzo 2020

#iorestoacasa ma c’è chi non può del 18 marzo 2020

L’amore litigarello, di questi tempi, non è bello del 18 marzo 2020

Distanti ma vicini, grazie alla Rete del 17 marzo 2020

Mentre #iorestoacasa gli altri che fanno? del 16 marzo 2020

Il virus come cortina di tornasole del paese del 15 marzo 2020

Presidente Bukele le esprimo la mia indignazione del 15 marzo 2020

Le cinque parole dell’emergenza sanitaria del 12 marzo 2020

Un decreto al giorno toglie il medico di torno del 12 marzo 2020

Decreto Conte, Pmi le altre vittime del 10 marzo 2020

#Iorestoacasa. Le misure del Decreto Conte del 10 marzo 2020

Elogio dell’autoisolamento del 8 marzo 2020

Il salto di specie del Coronavirus del 6 marzo 2020

La politica ai tempi del Coronavirus del 27 febbraio 2020

Come difendersi dal Coronavirus del 26 febbraio 2020