FRANCIA

Contro Macron
la rivolta continua

 

Il primo dicembre i francesi sono scesi in piazza per il terzo sabato consecutivo per protestare contro la politica economica del presidente Emanuel Macron. A Parigi i «gilet gialli» si sono nuovamente scontrati duramente con la polizia sugli Champs Élysées. Pesante il bilancio degli scontri: 378 arresti, oltre cento feriti, una cinquantina di auto incendiate, negozi danneggiati, barricate e cassonetti dell’immondizia dati alle fiamme.

Il procuratore di Parigi Remy Heitz ha detto che molte delle 378 persone arrestate sabato sono uomini tra i 30 e i 40 anni, cioè più vecchi delle persone che normalmente rappresentano le frange violente delle manifestazioni, molti dei quali vengono da zone lontane da Parigi, cioè quelle dove è nato il movimento dei «gilet gialli», che secondo gli osservatori rappresenta prima di tutto la spaccatura tra la Francia dei centri urbani e quella periferica. La protesta è infatti estesa all’intera Francia.

Oltre alla manifestazione nella Capitale, sabato circa 130mila persone hanno organizzato quasi 600 posti di blocco in tutto il Paese, continuando il formato di proteste con cui era iniziato il movimento dei gilet gialli nel weekend del 17 e del 18 novembre.

L’origine delle proteste è stato il rincaro delle accise sui carburanti deciso da Macron: 7,6 centesimi al litro per il gasolio, 3,9 centesimi al litro per la benzina, ma fin da subito gli osservatori hanno sottolineato come il movimento fosse mosso da richieste più ampie e strutturali di quelle legate alla benzina.

La testimonianza affidata a Facebook da un nostro connazionale residente oltralpe fa comprendere bene come alla base delle proteste ci siano i problemi della classe media e medio-bassa francese, maggiormente penalizzata dall’operato di Macron: «Vivo in Francia da circa 15 anni e vi dico che stampa e Tv non vi raccontano come stanno esattamente le cose. Si vuol far passare questo movimento di protesta come persone che non vogliono un cambiamento sulle politiche dei carburanti. Le proteste non sono solo per l’amento del prezzo del diesel ma bensì sull’attacco portato avanti dal governo sul potere d’acquisto. Il diesel è aumentato finora del 27%, un nuovo aumento ci sarà a gennaio e poi ogni sei mesi fino al 2021 (fine del mandato di Macron). Tra l’altro dei 15 miliardi di introiti in più, solo 3 andranno alla transizione ecologica.

Il passaggio di proprietà è aumentato del 13%, il controllo tecnico del 100% e le multe del 130%. A proposito delle multe voglio dirvi che il governo ha liberalizzato l’attività. Non ci sono solo i poliziotti e i gendarmi a fare le multe ma anche i privati ed ecco perché un aumento (in euro) del 130%. Tra l’altro queste aziende cercano personale, ti danno un auto provvista di radar e tu devi circolare, seguendo un itinerario, per 8 ore rispettando i limiti di velocità. A fine giornata la società scarica i dati e invia le multe. Stipendio 1.600€ al mese netti.

Ovviamente l’aumento dei carburanti genera un aumento dei trasporti e quindi dei prodotti. Verrà introdotta nel 2019 la eco-tax che riguarderà tutti i camion, non solo i Tir che circolano su autostrada ma tutti.

Le tasse sulle pensioni sono aumentate mentre è stato abolito il contributo di solidarietà pagato dai più ricchi. Era stato promesso il taglio dell’imposta sulla casa che poi è stato ritirato. È aumentato il prezzo delle assicurazioni, energia, medicinali, eccetera. È stato ridotto da 1000€ a soli 100€ il contributo per cambiare gli infissi nelle case più vecchie. Il contributo per i pannelli solari non esiste più e la chiusura delle centrali nucleari più vecchie posticipato al 2035.

Per farla breve, Macron sta facendo in Francia quello che Monti ha fatto in Italia cioè attaccare il potere d’acquisto per creare disoccupazione e far scendere i salari. Altro che ecologia».

I principali partiti di opposizione francesi, dalla destra del Rassemblement National di Marine Le Pen alla sinistra di La France Insoumise di Jean-Luc Mélenchon, hanno subito espresso la propria solidarietà e appoggio al movimento dei «gilet gialli». Durante le proteste di sabato tra i manifestanti spiccava un grande striscione con la «croce celtica», un simbolo molto amato in Europa dai movimenti di destra radicale.

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Vincenzo Fratta

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