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Tra Biden e Trump
è guerra di carte bollate

Presidenziali Usa. Tra Biden e Trump è guerra di carte bollate

 

Dopo la sfida all’ultimo tra Biden e Trump per la presidenza degli Stati Uniti, risolta in favore del primo dalla Cnn in attesa dei risultati definitiva, ora tra i due è guerra a suon di carte bollate.

Presidenziali Usa. Tra Biden e Trump è guerra di carte bollateAd una settimana dal voto, infatti, Trump continua a non riconoscere l’esito delle urne e ha dato ordine ai suoi collaboratori di non dare allo staff di Biden le password per entrare nei pc della Casa Bianca ed iniziare a lavorare sui dossier presidenziali.

«Le elezioni non sono finite», ha detto con estrema chiarezza la portavoce della Casa Bianca, Kayleigh McEnany, ipotizzando alla fine un ribaltamento del risultato elettorale. Per il presidente eletto, già al lavoro con il suo «transition team», diventa di ora in ora sempre più difficile svolgere il proprio compito, tanto che i suoi avvocati stanno già valutando di intraprendere un’azione legale contro l’amministrazione Trump, accusandola di ostacolare illegalmente il normale corso degli eventi.

Oltre i dossier sono infatti bloccati i fondi che il sistema statunitense mette da subito a disposizione del vincitore delle presidenziali, anche se l’insediamento ufficiale avverrà solo il 20 gennaio. Tutto dipende dal numero uno della General Services Administration, Emily Murphy, nominata da Trump: la sua posizione è che siamo di fronte allo stesso scenario del 2000, quando la vittoria tra Al Gore e George W. Bush fu in dubbio per settimane, all’epoca però solo uno Stato – la Florida – era in bilico e fu assegnata dalla Corte Suprema.

L’offensiva legale in 6 Stati

Sempre in tema di carte bollate nel frattempo la squadra di legali di Donald Trump ha fatto causa alla Pennsylvania, lo Stato che ha dato la vittoria a Joe Biden, denunciando una presunta violazione della Costituzione: durante lo spoglio si sarebbe ricorso a un «doppio standard» per valutare i voti in persona e quelli per posta, usando meno rigore nell’accertare la validità di questi ultimi.

L’accusa di violazione costituzionale lascia presagire l’intenzione della campagna di Trump di arrivare in fondo alla questione, fino a portare il caso davanti alla Corte Suprema. Ma l’offensiva legale scatenata da Trump riguarda tutti gli Stati che gli sono stati strappati da Biden, o dove Biden è in testa: dunque non solo la Pennsylvania, ma anche il Wisconsin, il Michigan, il Nevada, l’Arizona e la Georgia.

In questa situazione di caos Trump continua a cliccare «Vinceremo alla grande», parlando di «risultati che cominceranno ad arrivare la prossima settimana», mentre il segretario di Stato Mike Pompeo ha promesso sì una «fluida transizione», ma verso una seconda amministrazione Trump. E anche il ministro della Giustizia William Barr ha dato il via libera per avviare tutte le indagini del caso di fronte ad «accuse rilevanti» di frode elettorale.

La situazione quindi rischia di precipitare anche perché il calendario politico statunitense non ammette deroghe: entro l’8 dicembre tutte le dispute legali devono essere risolte in modo che il 14 avvenga l’elezione formale del presidente da parte dei grandi elettori. Ma se la situazione di stallo dovesse perdurare sarà alla fine la Camera a decidere il vincitore.

Fabrizio Di Ernesto

 

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