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Hotspot migranti al porto?
No grazie!

E’ allarme a Civitavecchia, dove il ministero dell’Interno vorrebbe utilizzare la banchina 28 per costituire un hotspot provvisorio in uno dei principali porti turistici italiani. Qui i migranti sarebbero oggetto di un primo screening a bordo della nave, di successive identificazioni e trattamenti sanitari a terra, per poi essere trasferiti nelle strutture di accoglienza.

Una scelta che ha già sollevato la contrarietà del sindaco grillino Cozzolino, ma anche di quella dei leader politici del centrodestra. Tra i lavoratori del porto c’è chi ipotizza di ricorrere ai blocchi stradali sull’Aurelia, come ai tempi della grande protesta cittadina, 10 anni fa, contro i fumi della centrale Enel di Torrevaldaliga Nord.

Dalla banchina 28, oggi, partono e arrivano i traghetti della Grimaldi per Tunisi ma anche le navi cargo che portano nei porti statunitensi di Halifax e Baltimora le migliaia di jeep Fca uscite da Melfi e Cassino: «Almeno 300 lavoratori del porto – spiega l’assessore alle attività produttive, Vincenzo D’Antò – sono legati al business auto. E in totale l’indotto riguarda 4 mila persone». Cosa succederà, allora, se arrivano i migranti? «Se gli armatori dovessero decidere di mollare?» insiste il sindaco. «I problemi sono tanti: l’estate scorsa, dopo la raffica di attentati nel mondo, il livello di guardia del porto fu alzato al massimo. Accadrà la stessa cosa, con l’arrivo delle navi Ong? Eppoi l’emergenza idrica: al porto, oggi, io posso garantire 8 litri e mezzo al secondo, non una goccia di più. Chi gliela trova, l’acqua, ai migranti?».

Tra conferme e smentite sull’arrivo dei migranti, la città intanto si prepara alla mobilitazione. «Siamo pronti – dicono – ad alzare barricate davanti al Porto o a incatenarci di fronte ad ogni luogo che l’amministrazione possa prendere in esame per ospitare i migranti».

Vincenzo Fratta