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FOLIGNO

Un giorno di febbraio,
un giorno di vergogna

 

Un maestro fa alzare in piedi un bimbo di colore, lo fa girare verso la finestra e dice agli altri «vedete quanto è brutto?» I bimbi raccontano l’accaduto ai genitori, nasce il caso. Il maestro, dichiara che era un «esperimento sociale»… stiamo veramente esagerando, il razzismo non c’entra. Sono la cultura, la sensibilità, l’intelligenza stessa che scarseggiano.

Ed è grave che questo accada nella scuola, dove invece si dovrebbe insegnare tutt’altro.

È vero non siamo tutti uguali e allora? I bambini non percepiscono differenze, colore, disabilità per loro non contano, tant’è vero che si sono schierati tutti dalla parte del compagno di classe, nato a Foligno e con l’inclinazione dialettale nella voce.

Sono gli adulti che li condizionano, inculcando idee e pregiudizi. Genitori, scuola, istituzioni si indignano, l’insegnante viene sospeso, resta la vergogna.

Così non andiamo da nessuna parte, così non si costruisce un mondo migliore. Un conto è dire che non vogliamo immigrati clandestini e malavitosi sul nostro territorio, un altro e ritenersi «puri» e al centro di tutto.

Bisogna distinguere il bene dal male, l’ingiustizia dalla giustizia, l’accoglienza dal rifiuto indiscriminato. Quello che sta succedendo è pericoloso, molto pericoloso. Le parole olocausto, foibe… vi dicono niente?

Si comincia così, con poco e si arriva alla vergogna dell’umanità, in un batter d’ali.

Ernesta Cambiotti

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