fbpx

Il dolore di una vedova nello scatto di Letizia Battaglia

Strage di Capaci. Il ritratto della vedova dell'agente Schifani della fotografa Letizia Battaglia

 

Poco prima dell’anniversario dei 30 anni della strage di Capaci in cui persero la vita Giovanni Falcone con la sua scorta abbiamo perso anche la grande fotografa della mafia, Letizia Battaglia. Letizia ci ha lasciato a memoria di quel triste giorno uno scatto che racchiude il dolore di tutte le donne siciliane che hanno visto portarsi via i loro uomini da un nemico che le ha obbligate per tanti anni al silenzio. Ma quel 23 maggio di 30 anni fa qualcosa cambiò per sempre…

Le frasi pronunciate in chiesa dalla vedova dell'agente Schifani Rosaria Costa commossero l'Italia intera

«Che le cose siano così non vuol dire che debbano andare sempre così − diceva Falcone − solo che quando c’è da rimboccarsi le maniche e cominciare a cambiare, vi è un prezzo da pagare, ed è allora che la stragrande maggioranza, preferisce lamentarsi piuttosto che agire».

Giovanni Falcone quel prezzo lo ha pagato fino in fondo con la sua vita, voleva cambiare le cose nella Sicilia di «Cosa nostra». Durante la sua vita, però, non ha dovuto lottare solo contro la mafia. Chi ha vissuto in Sicilia, dove si è sempre pronti a motivare il silenzio davanti ai più efferati delitti, sa bene che è la mentalità mafiosa ad essere più forte della mafia stessa permettendo a quest’ultima di agire indisturbata nella più totale omertà. Ma il silenzio uccide più della mafia.

Falcone voleva cambiare questa situazione e nonostante le ripetute minacce non sono riusciti mai a ridurlo al silenzio, nemmeno da morto perché,  anche se riuscirono a chiudere per sempre la sua bocca, dopo quel 23 maggio 1992 se ne aprirono altre milioni di bocche.

La prima fu quella di una piccola donna di 20 anni, Rosaria Costa. Il suo urlo di dolore risuonò con forza in una chiesa così piena da risultare paralizzata e commuovendo tutta l’Italia che attraverso la diretta tv assistette ai funerali di stato del giudice Falcone. Il suo era un dolore di una madre di un figlio di 4 mesi a cui avevano appena ucciso il padre, Vito Schifani, uno degli agenti di scorta del giudice Falcone saltato in aria insieme a lui nella strage di Capaci.

Il coraggio di cambiare 

Poteva rimanere una delle troppe vedove siciliane che piangono in silenzio ma non fu così. Salì sull’altare e pronunciò parole indimenticabili: «Io vi perdono,  però vi dovete mettere in ginocchio, se avete il coraggio di cambiare… ma loro non cambiano… loro non vogliono cambiare» mentre la chiesa esplodeva in un applauso.

Quel coraggio di cambiare le cose di cui parlava Falcone e che lei stessa invocava ai mafiosi, quel coraggio lei lo ha avuto. La paura avrebbe immobilizzato chiunque ma lei, minuta, vestita di nero, salì sull’altare e con la forza di un gigante dal pulpito della chiesa seppe dar voce, come nessun altra fino ad allora, alla città di Palermo dove le donne troppo spesso, come lei, erano destinate a vestire di nero.

E la ritroviamo, vestita di nero, sulla copertina di un libro pubblicato nel 1994 Le donne, la mafia. Le emozioni come risorsa: rifiuto di omertà, testimonianza e libertà femminile contro la mafia. Libro scritto dalla studiosa del mezzogiorno, Renate Siebert. La foto è di Letizia Battaglia, fotografa di cronaca negli anni spietati delle guerre di mafia recentemente scomparsa.

Il suo volto per metà velato dall’ombra e per metà illuminato sembra uscire dall’oscurità e sembra persino che la sua bocca accenni ad sorriso. È il rifiuto di omertà che fatto uscire il suo volto dall’ombra.

Dal giorno della strage di Capaci nulla sarebbe stato come prima anche se, nulla è cambiato in Sicilia come lei stessa ha dichiarato «La mafia continua a lavorare di nascosto» in silenzio. 

Da quel giorno la «stragrande maggioranza dei siciliani» sa che può smettere di accettare senza proferir parola anche se la mafia continua ad esistere e, forse, esisterà per sempre.

Da quel giorno è diventata per tutti la vedova coraggio simbolo per tutte le vittime di mafia che hanno il coraggio di vivere una vita non più all’ombra dell’omertà.

Era il 25 maggio del 1992. Ancora oggi risuonano nelle coscienze le sue parole  «se avete il coraggio di cambiare…per la pace, la giustizia, la speranza e l’amore per tutti». 

«Nessuno dica che a vent’anni non si può, o che oggi non si può, o che qui non si può. Non avrei voluto consumare la mia faccia e la mia voce rotta dal pianto, quel 25 maggio, sugli schermi televisivi e sulle pagine dei giornali, ma anche se il cuore era finito, avevo ancora una coscienza».

«Chi tace e piega la testa − diceva Falcone − muore ogni volta che lo fa, chi parla e cammina a testa alta, muore una volta sola». 

Angela Alizzi

 

 

 

Condividi su facebook
Facebook
Condividi su twitter
Twitter
Condividi su whatsapp
WhatsApp
Condividi su linkedin
LinkedIn
Condividi su email
Email