MEMORIA STORICA

Una targa in ricordo
di Giuseppina Ghersi

 

Una ragazzina di 13 anni, violentata e uccisa dai partigiani. Una storia terribile, quella di Giuseppina Ghersi, brutalmente uccisa pochi giorni dopo il 25 aprile. Vittima ancora, 72 anni dopo, di una veemente polemica fra chi vorrebbe omaggiarla con una targa e chi non accetta questo riconoscimento perché lei, tredicenne, era una fascista.

Enrico Pollero, figlio di un partigiano, consigliere comunale di centrodestra di Noli, un paese del savonese con meno di tremila abitanti, dopo aver letto la storia di Giuseppina pensa che occorra fare qualche cosa «per ricordare una bambina di 13 anni uccisa senza motivo. Per ricordare lei, non chi ha combattuto dalla parte sbagliata» spiega il consigliere secondo il quale però «dall’altra parte non c’erano solo criminali e disgraziati». Il sindaco, medaglia d’oro della Resistenza, è dalla sua parte, il 30 settembre verrà svelata la targa nella piazza intitolata ai fratelli Rosselli.

Assolutamente contraria l’Associazione nazionale partigiani (Anpi) che ripete come un mantra: «Giuseppina Ghersi era una fascista». Di diverso parere l’Associazione Nazionale Partigiani Cristiani (Anpc), Sezione Sestri Levante e Tigullio, che si è dissociata dall’Anpi sulla targa intitolata alla giovane vittima della violenza partigiana. L’Anpc, si legge in una nota «non può condividere l’ostilità a una iniziativa, come quella del Comune di Noli, che si limita a rendere la dovuta memoria a una vittima innocente degli eccessi della guerra di Liberazione».

La drammatica vicenda di Giuseppina Ghersi è ben riassunta nell’articolo che il Corriere della Sera ha dedicato alle polemiche odierne: «Quello che accade in quei giorni – scrive Erika Dellacasa – è stato sepolto nella memoria savonese per anni ma una ricostruzione è contenuta nell’esposto di sei pagine che il padre di Giuseppina consegnò alla Procura di Savona qualche anno dopo chiedendo un’indagine. Giuseppina, tredicenne, fu prelevata da tre partigiani, picchiata e seviziata, forse violentata, davanti alla madre e al padre che scrisse come gli uomini la presero a calci ‘giocando a pallone con lei’ fino a ridurla in stato comatoso. La raparono a zero, le dipinsero la testa di rosso, la sfigurarono a botte. Poi la giustiziarono con un colpo alla nuca, il corpo fu gettato davanti al cimitero di Zinola.

Studentessa, Giuseppina aveva vinto un concorso a tema e aveva ricevuto una lettera di encomio da Benito Mussolini: questo uno dei più gravi indizi contro di lei accusata di essere una spia delle Brigate Nere. La foto del suo arresto la ritrae, il volto imbrattato di scritte, le mani legate dietro la schiena, prigioniera fra uomini adulti armati e sorridenti».

Pino Lancia

2 commenti

  1. filippo in 8 Maggio 2019 il 10:59

    la foto della ragazza tra i partigiani non la Ghersi

    • Vincenzo Fratta in 14 Maggio 2019 il 11:58

      Sì è una foto autentica di un’altra ragazza vittima della furia dei partigiani comunisti. Non ci sono immagini del suo martirio, ma solo la foto ‘tessera’ nel corso dell’articolo.

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